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    lettera

    “Pretendo rispetto, pretendo bellezza, pretendo la normalità”

    Riceviamo e pubblichiamo – Adesso ve lo dico io a cosa sto pensando. E non conterò fino a dieci prima di dirvelo.

    Non c’è un destinatario specifico, ma tutti gli amministratori possono ritenersi chiamati in causa. Mettetevi comodi.

    E certo che è un pensiero che nasce dalla spazzatura! Proprio quella che gli ospiti del B&B di famiglia vedono aprendo la porta della stanza, quella che qualche concittadino brucia (e sono arrivata al punto di comprendere l’esasperazione del gesto…), quella che con gentilezza invasiva rende l’aria così caratteristica.

    Io ce l’ho con voi che state lì perchè qualcuno vi ha scelto. Si, lo posso dire con sicurezza, io non vi ho votati. Chi ho scelto io ha sempre perso.

    E devo dire che mi avete fatto davvero spazientire. Anzi, incazzare proprio. Lo dico perchè non meritiamo di essere trattati così. Ogni essere umano merita di vivere in una città NORMALE. Lo dicevamo diversi anni fa con alcune amiche e amici, sperando che le cose potessero cambiare.

    Io sono davvero stufa di dovermi giustificare per le vostre inadempienze, di dover chiedere scusa agli ospiti che arrivano in città per le colline di spazzatura, di spiegare perchè ogni tanto non arriva l’acqua la sera, di commentare le scelte politiche per cui all’aeroporto di Reggio Calabria si trovano così pochi voli, di ragionare sulla vostra mancanza di visione che continua a legare le mani e le ali di questa terra. Ma la cosa più triste è che mi sento in dovere di chiedere scusa per tutti i calabresi che continuano a scegliere amministratori inadeguati.

    E sono stufa di sentirmi dire che devo essere responsabile e che devo collaborare per il bene comune e che ognuno di noi deve fare la propria parte per il bene della città e della regione. Veramente, ne ho abbastanza. Credo sia ora che facciate il vostro dovere.

    Nessuno vi ha imposto di amministrare la cosa pubblica, nessuno. L’avete scelto voi e avreste dovuto farlo in nome e ispirati dal senso di responsabilità e di impegno che continuamente ci chiedete.

    In nome di un impegno profondo verso questa terra, che è la vostra ma è soprattutto la mia.

    E io non ho intenzione di abbandonarla. Tranquilli, non “scendo in campo”, non più. Preferisco fare la rivoluzione da quaggiù.

    Pretendo rispetto, pretendo bellezza, pretendo la normalità. E se non ne siete capaci, fatevi indietro.

    Io intanto inizio ad a(r)mare la rivoluzione, a cominciare dalla spazzatura. Nasceranno fiori come dal letame?
    Seguitemi e datemi una mano per scoprirlo insieme.

    Saluti, LittleBirds