• Home / Primo piano / Operazione “Libera Fortezza”, Bombardieri: “Lo Stato c’è ma gli imprenditori devono denunciare”

    Operazione “Libera Fortezza”, Bombardieri: “Lo Stato c’è ma gli imprenditori devono denunciare”

    di Grazia Candido – “Oggi, con questa operazione, speriamo di aver dato fiducia a quelle persone che sono state sentite durante il corso delle indagini dimostrando la presenza dello Stato in quei territori che devono trovare il coraggio di denunciare per consentirci di ricostruire quanto è avvenuto in loro danno. L’operazione non finisce qui e proseguirà con altri approfondimenti investigativi”.

    Lo ribadisce il Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri che, insieme al Procuratore aggiunto Gaetano Paci, al colonnello dei carabinieri Giuseppe Battaglia e al colonnello della Gdf Marco Marricchi, questa mattina presso il Comando provinciale di Reggio, sciorina tutti i dettagli dell’operazione “Libera Fortezza” che ha impiegato circa 300 militari tra carabinieri e finanzieri e ha portato a 9 misure cautelari e 12 perquisizioni nelle province di Bologna, Firenze, Reggio Calabria, Messina e Viterbo per traffico, detenzione e spaccio di stupefacenti ed intestazione fittizia di beni.
    Al centro dell’inchiesta una ramificata consorteria di soggetti a vario titolo organici o contigui ad alcuni dei più noti casati della ‘ndrangheta calabrese come i “Longo-Versace” di Polistena.
    “Una organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetista che fondava gran parte dei suoi guadagni e del suo potere nella erogazione a tassi usurai con grosse pressioni psicologiche e materiali nei confronti di imprenditori e cittadini che versavano in condizioni di bisogno – afferma il procuratore Bombardieri – Voglio ringraziare la compagnia dei Carabinieri di Taurianova e la Guardia di Finanza che ha svolto un lavoro economico-finanziario dei prestiti che venivano erogati e dei tassi elevatissimi che venivano pretesi per le somme fornite. E’ una situazione di bisogno aggravata anche dal lockdown e ci fa temere che tali scenari si possano riverificare perchè c’è una necessità di somme di denaro e una difficoltà di erogazione da parte di istituzioni legali. In questo contesto, quindi, subentra la criminalità organizzata nella concessione di prestiti con poche garanzie ma con grande possibilità di inquinamento non solo dell’economia ma anche delle competenze economiche finalizzate a rilevare le società debitrici”.
    Il procuratore ci tiene a ribadire che il buon esito dell’operazione è merito anche dei “13 imprenditori che hanno denunciato grazie alla professionalità dei carabinieri di Taurianova abili a raccogliere le confidenze e i timori di un imprenditore che si trovava in grossissime difficoltà economiche e che stava subendo pressioni minacciose della criminalità organizzata”.
    “Da quelle denunce sono partite le indagini attualizzate nell’ultimo anno e mentre alcuni imprenditori hanno denunciato, altri per timore non hanno ammesso i loro rapporti che, comunque, emergevano dalle attività tecniche svolte. Però, raccogliamo il dato positivo dei soggetti che hanno avuto la forza di denunciare le vessazioni di piccoli prestiti diventati poi, somme molto esose con ingerenze nelle attività economiche. In un caso, erano state stampate magliette in cui si abbinava alle iniziali del cognome del titolare, l’iniziale del cognome degli ‘ndranghetisti che lo avevano sostenuto economicamente e pretendevano di entrare nella società per il ritorno delle somme erogate – continua Bombardieri – Parliamo di somme che da 13 mila euro di prestito arrivavano a 50 mila ero nel giro di pochi mesi, impegni economici non sostenibili. L’usura oltre ad essere una forma di arricchimento, è una forma di ingerenza nella proprietà dell’azienda finalizzata a rilevare l’azienda stessa da utilizzare poi, per finalità di riciclaggio. Questa è una organizzazione criminale che, oltre all’attività di prestiti illegali, si poneva come risolutrice di vertenze tra privati: alcuni cittadini a fronte di una truffa o di pretese, si rivolgevano a questi soggetti che erogavano una giustizia privata mafiosa”.
    Il procuratore aggiunto Paci pone l’accento sul “territorio assoggettato ad una signoria di tipo feudale da parte di una delle cosche di ‘ndrangheta più longeve che, da sempre, operano sulla Piana”.
    “Questa indagine che ha avuto anche il merito di essere durata diverso tempo, ha consentito di acquisire una nutrita serie di persone offese che si sono affidate allo Stato anziché rimanere stritolate da un lato, dalla indifferenza o dalla inefficacia del sistema bancario e dall’altro, dalla rapacità dell’organizzazione criminale – aggiunge Paci – In 6 anni circa, abbiamo potuto verificare come questa comunità fosse stata stritolata dall’organizzazione criminale dedita all’usura e non solo, perché è una organizzazione di tipo mafioso che ha necessità di salvaguardare il proprio ruolo. L’apertura di un bar, lo spostamento di sede di un esercizio commerciale, la scelta di un fornitore era sempre motivo di vessazione, di imposizione, di intimidazione, di violenze psicologiche e fisiche con atti intimidatori e danneggiamenti. Dunque, un campionario gravemente allarmante cui è stata sottoposta una comunità per tanti anni – conclude il Procuratore aggiunto. E’ importante che questa operazione veda oggi la luce e deve servire a dare un messaggio di speranza a tantissime persone che sono state sottoposte a queste vessazioni e violenze. Tutti i soggetti devono trovare il coraggio di denunciare, di affidarsi allo Stato, di avere fiducia nelle forze di Polizia che operano per affermare il dominio della legalità”.