• Home / In evidenza / Avviata una proficua collaborazione tra l’Università degli Studi di Tor Vergata e la Radioterapia reggina

    Avviata una proficua collaborazione tra l’Università degli Studi di Tor Vergata e la Radioterapia reggina

    di Domenico Grillone – Accompagnato da Said Al Sayyad, primario del reparto di Radioterapia del Grande Ospedale Metropolitano, Rolando Maria D’Angelillo, professore associato di Radioterapia dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, ha dapprima visitato il reparto dove si effettuano, tra le altre cose, anche i trattamenti di chemio. Poi la Fisica sanitaria con un colloquio molto costruttivo con il direttore Giuseppe Sceni ed un salto nel bunker in cui si effettuano le sedute di radioterapia per vedere all’opera l’innovativa macchina tecnologica radioterapica. Ed infine l’incontro con i medici ed i Fisici della Fisica sanitaria per discutere vari piani di trattamento.

    Obiettivo? Stringere una collaborazione proficua tra la Radioterapia reggina e l’Università degli studi romana di Tor Vergata.
    “In realtà stiamo cercando di creare delle joint venture, delle collaborazioni tra la Radioterapia reggina e l’Università di Tor Vergata – esordisce il professore D’Angelillo al termine di una intensa giornata di lavoro – ovviamente la prima cosa è stata quella di capire lo stato dell’arte della struttura radioterapica reggina e quindi la visita ha avuto l’obiettivo innanzitutto di verificare la tecnologia e quali potrebbero essere le linee comuni di ricerca da implementare perché poi, alla fine, in un qualsiasi centro se l’attività clinica e accompagnata dalla ricerca, l’assistenza e la qualità dei trattamenti si innalza e fornisce dei benefici concreti alla popolazione”.
    Che impressione ha tratto dopo la visita alla radioterapia del GOM?
    “Il livello della Radioterapia dell’Azienda ospedaliera reggina è ottimo. Ho incontrato conoscenze e competenze di tutto il personale medico, fisico e tecnico ed in più la tecnologia, nella parte di pianificazione e trattamento, registra un livello davvero eccellente Una delle due macchine presenti all’interno dell’ospedale è veramente al top riguardo i trattamenti e questa è una cosa molto positiva. Riuscire ad averne due dello stesso tipo sarebbe ancora meglio. Sicuramente, per quella che è la situazione attuale della radioterapia reggina, non c’è bisogno di fare i trattamenti in altri Centri radioterapici italiani perché gli stessi vengono eseguiti a Reggio con standard molto elevati, alla stessa stregua di come vengono eseguiti in altri Centri italiani”.
    Quali, secondo lei, i punti critici?
    “Il messaggio, invece, a chi governa la situazione è quello di fare in modo che tutti i pazienti possano accedere alle cure. Quindi, bisognerebbe fare in modo che i pazienti che volessero accedere ai trattamenti possano farlo nei tempi giusti. Perché il rischio è che, pur vantando la struttura un ottimo livello di cure, possano accedere alle stesse un numero ristretto di persone. Ed invece si ha l’obbligo di fornire a tutti i pazienti la possibilità di curarsi. Spesso diversi pazienti vanno a curarsi fuori regione perché c’è da aspettare un po’. Al contrario, favorendo uno sviluppo interno del personale si potrebbe soddisfare le necessità di tutti. Ad esempio, in questo momento il Centro effettua un orario che va dalle ore 7.00 alle 16.00: se si riuscisse ad allungare l’orario fino alle ore 20.00 si riuscirebbe a trattare più persone e quindi sconfiggere la migrazione. Perché l’unica cosa che pensa ogni paziente oncologico è: guarda cosa mi è successo, mi devo sbrigare. Ed a volte capita che se tu paziente oncologico vai in un centro e ti fissano l’appuntamento per la prossima settimana già pensi che sia tardi. Certo, si tratta esclusivamente di una pressione psicologica del paziente, non legata sicuramente alla situazione clinica. Sta di fatto che in altri centri ti visitano la mattina ed il pomeriggio sei già a fare il primo processo di radioterapia”.

    In cosa consisterà la collaborazione tra l’Università degli Studi di Tor Vergata e la Radioterapia reggina?

    “I punti su cui si vorrebbe investire sono: il trattamento dei tumori dell’encefalo, tumori che in genere danno una scarsa aspettativa di vita e su questo c’è la possibilità di intervenire anche con studi sperimentali fornendo soluzioni che in realtà non sarebbero accessibili alla popolazione se non attraverso un progetto di ricerca. Ci sono poi diversi aspetti che afferiscono i tumori urologici, della prostata, tumori della mammella, soprattutto nelle ragazze giovani e quindi evitando eventuali danni attraverso delle tecniche particolari che si chiamano tecniche di espirazione forzata. E poi c’è un altro aspetto da non sottovalutare, cioè quello che riguarda l’alimentazione del paziente. Perché spesso effettuiamo trattamenti aggressivi per patologie aggressive e che in qualche modo alterano la qualità di vita dei pazienti che si ritrovano un fisico che non è più capace di continuare il trattamento proprio perché gli mancano le forze. Ed in questo senso noi vorremmo sviluppare dei protocolli di nutrizione clinica che potrebbero in qualche modo migliorare la capacità dei pazienti a sopportare le cure. A tal modo sono evidenti le maggiori chance di guarigione”.