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    Ricerca e Chirurgia al servizio delle donne: chi è Antonio Simone Laganà, tra i Top Italian Scientists

    Antonio Simone Laganà, calabrese e in particolare reggino, è entrato nella prestigiosa classifica dei “Top Italian Scientists”, che racchiude i migliori ricercatori italiani.
    D. Buongiorno Antonio. Siamo rimasti molto colpiti da questo importante riconoscimento. Come ci si sente ad essere inseriti tra “Top Italian Scientists” a soli 34 anni?
    R. Grazie infinite per avermi contattato. Sono molto felice di questo riconoscimento, anche per me inaspettato, frutto di parecchi anni di duro lavoro.
    D. Abbiamo visto che ti occupi di Ginecologia ed Ostetricia. Come mai questa scelta?
    R. Ho scelto di essere al servizio delle donne, un compito di cui sono onorato, perché le considero in assoluto la parte più importante della nostra società.
    In particolare ho scelto di dedicarmi alla chirurgia mini-invasiva ginecologica, perché ero rimasto colpito dalla storia dei grandi Maestri del passato che erano riusciti a rivoluzionare gli interventi ginecologici, lasciando solo piccolissime cicatrici per non deturpare il corpo delle donne: tra questi, Hermann Johannes Pfannenstiel, tra i primi insieme all’Italiano Edoardo Porro ad effettuare un taglio cesareo con incisione orizzontale al posto delle precedenti cicatrici verticali su tutto l’addome, e poi sicuramente il pioniere Kurt Karl Stephan Semm, il primo ad effettuare interventi ginecologici in laparoscopia.
    Folgorato dalle biografie di questi grandi del passato, ho deciso di intraprendere questo lungo percorso: prima ho conseguito un Master di Chirurgia Ginecologica e Robotica, e poi ho avuto l’onore di frequentare la Scuola di Ljubljana, attualmente una delle più importanti d’Europa, e completare una Fellowship in chirurgia ginecologica mini-invasiva.
    Rientrato in Italia, ho avuto la fortuna di poter diventare parte dell’equipe del Prof. Fabio Ghezzi presso l’Ospedale “Filippo Del Ponte” (Università dell’Insubria) di Varese, Centro di Eccellenza per questo tipo di tecniche chirurgiche.
    D. Perché hai scelto di dedicarti alla ricerca, oltre al tuo lavoro clinico?
    R. Credo fermamente che sia compito di ogni medico non solo applicare le migliori evidenze scientifiche disponibili per la cura dei pazienti, ma anche di individuare nuovi percorsi diagnostico-terapeutici al fine di migliorare le conoscenze disponibili, i risultati delle cure e la qualità di vita.
    In particolare ho deciso di studiare l’endometriosi, una patologia devastante che colpisce una donna su dieci e può causare dolore pelvico cronico, e altre patologie che possono causare infertilità quali la sindrome dell’ovaio policistico e i miomi/fibromi uterini.
    La mia più grande soddisfazione è infatti riuscire a far ottenere una gravidanza alle coppie che non ci riescono, identificando le cause dell’infertilità e proponendo la terapia più appropriata, anche facendo ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
    D. Come si è concretizzata la tua attività di ricerca, fino ad oggi?
    R. Alla data attuale ho pubblicato più di 200 lavori su riviste internazionali presenti su PubMed, il maggiore database per la ricerca scientifica.
    Sono membro del comitato editoriale di alcune tra le più importanti riviste del mio settore, tra le quali “Plos One”, “Scientific Reports” e “Journal of Minimally Invasive Gynecology”.
    Inoltre, ricopro il ruolo di Deputy all’interno dello “Special Interest Group for Endometriosis & Endometrial Disorders” (SIGEED) dell’ “European Society of Human Reproduction and Embryology” (ESHRE) e sono stato recentemente nominato Ambassador della “World Endometriosis Society (WES)”
    Infine, vengo spesso invitato come relatore a congressi internazionali per portare i risultati della nostra ricerca all’attenzione dei colleghi e della comunità scientifica in generale.
    Nel 2019 ho ottenuto l’Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di Professore Associato per la Ginecologia ed Ostetricia, sebbene attualmente ricopra il ruolo di Dirigente Medico.
    D. Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono intraprendere un percorso simile?
    R. Prima di tutto di non perdere mai la voglia di imparare, di stupirsi, di migliorare. Di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, che fanno parte del percorso di ognuno di noi e di non dare ascolti ai disfattisti e a chi non è pronto a mettersi in gioco e a cambiare. Di riuscire a guardare oltre l’orizzonte, e di non arrendersi a chi dice “abbiamo sempre fatto così”: l’evoluzione nasce dalla capacità di adattamento alle nuove sfide.
    Infine, non meno importante, di essere profondamente riconoscente nei confronti dei propri Maestri e di non dimenticare le proprie radici: io stesso, ogni volta che mi è possibile, torno a Reggio Calabria dal “nostro” mare, una fonte di energia inesauribile che mi riempie il cuore.