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    Covid-19 blocca il processo a Quargnento ma non ferma Reggio: prosegue l’iter per intitolare una via ad Antonino

    di Grazia Candido – Ci illudiamo sperando che quelli che amiamo e che abbiamo perduto non sono più dove erano, ma sono ovunque noi siamo. E invece non ci sono più, fisicamente li abbiamo persi ma manteniamo con noi i ricordi, l’immagine dei loro occhi, del sorriso, l’eco di una voce che col tempo, diventa sempre più flebile ma una cosa è certa: la vera tomba dei morti è il cuore dei vivi e sino a quando questi cuori batteranno per loro, c’è ancora vita.

    Il Coronavirus ha fatto slittare la causa fissata per il 4 Maggio per la strage dei Vigili del fuoco Antonino Candido, Marco Triches e Matteo Gastaldo avvenuta la notte tra il 4 e 5 Novembre dell’anno scorso ad Alessandria. Una tragedia che poteva essere evitata e che fu intenzionalmente architettata dai coniugi Gianni Vincenti e Antonella Patrucco accusati dell’esplosione della cascina a Quargnento. Un dolore sempre vivo nei familiari delle giovani vittime e che, ogni 5 del mese, “riesplode” come la deflagrazione di quella notte.
    A sei mesi dal tragico evento, la famiglia di Nino Candido è di nuovo messa alla prova e questa volta, a fare lo sgambetto alla giustizia ci pensa il Covid-19 che impone lo slittamento del processo davanti alla Corte d’Assise di Alessandria. Proprio ieri infatti, era fissata la prima udienza per i coniugi, accusati, in concorso (lui, reo confesso, in carcere, lei a piede libero), di omicidio volontario plurimo, lesioni volontarie per le ferite di altri due vigili del fuoco e di un carabiniere, crollo doloso di abitazione, truffa all’assicurazione e calunnia del vicino ma le misure di contenimento per il Coronavirus hanno reso complessa l’organizzazione del dibattimento slittato forse a Settembre.
    Altri quattro lunghi mesi di attesa per le famiglie dei tre giovani uomini dello Stato che, all’unisono, chiedono semplicemente venga fatta giustizia per i loro cari.
    Ma se il Covid-19 ha fermato momentaneamente il processo non ha assolutamente bloccato la città di Reggio Calabria che porta sempre nel cuore il giovane Antonino tant’è che a lui l’Amministrazione comunale ha deciso di intestare una delle vie cittadine, probabilmente un tratto del Viale Europa dove è allocata la caserma dei Vigili del Fuoco, affinchè il suo gesto eroico non sia mai dimenticato.
    L’iter burocratico per l’intitolazione della strada sta andando avanti, attualmente la richiesta è ferma alla Commissione toponomastica del Comune. Dopo l’approvazione in Giunta, l’ultimo step sarà quello della Prefettura di Reggio Calabria che ha la competenza di autorizzare le modifiche riguardanti la toponomastica.
    Non sarà il nome di una via a lenire quel lungo viaggio nel dolore, ogni giorno sempre più buio, difficile e doloroso per mamma Marina, papà Angelo, per le dolcissime Ilaria ed Elena che lo devono, volenti o nolenti, effettuare.
    La morte di un figlio, di un fratello, di un marito non è una malattia che si può guarire però, lo Stato può fare qualcosa per queste famiglie “amputate” dei loro affetti più cari, può aiutarli a costruire una “nuova” vita, a fargli riscoprire una “normalità” in un mondo senza i loro amori, un mondo nel quale regna la giustizia e ci sono tanti uomini onesti che sanno infliggere la giusta pena a chi ha sbagliato.