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    Accanto alle donne che fanno fatica, concluso il progetto di servizio civile Madri per sempre del centro Agape e del Comune

    Entrare in stretto contatto con donne dalle vite tanto travagliate, ascoltare le loro storie, permeate il più delle volte da emozioni di paura e dolore, dare loro supporto e consigli, ci ha fatto sentire  ogni giorno di più capaci di poter dare una mano, cercando nel nostro piccolo di fare il più possibile per fare sentire loro vicinanza e sostegno. Sono queste alcune delle riflessioni delle quattro volontarie  che hanno concluso l’anno di servizio civile  Madri per sempre promosso in collaborazione tra Comune di Reggio Calabria e il  Centro Comunitario Agape che conferma ancora una volta quanto sia preziosa ed educativa per i giovani questa esperienza ma anche per le tante donne che con il covid19 rischiano di vedere aggravata la loro condizione di fragilità e di solitudine.

    .E’ stato un anno intenso che li ha messe incontatto con le donne in difficoltà di casa Reghellin ma anche nelle attività di promozione dell’affido e di sostegno alle donne che si sono rivolte al centro di ascolto dell’Agape e della coop Soleinsieme con le loro fragilità e le loro richieste di accompagnamento. Alcune delle loro testimonianze al termine del servizio.  Per Gemma  l’esperienza di Servizio Civile svolta presso il centro comunitario Agape, e in particolare presso la casa di accoglienza Padre Guido Reghellin di Reggio Calabria, che ospita donne e minori in situazioni di difficoltà, è stata una cospicua fonte sia di emozioni che di apprendimento. È stato un anno ricco di vicende che mi hanno permesso di conoscere a pieno il mondo delle difficoltà vissute, purtroppo troppo spesso, e più vicino a me di quanto immaginassi, da donne e madri del nostro territorio. Si trattava di vissuti di violenza sia fisica che psicologica, il più delle volte da parte dei loro compagni e mariti, ma anche di situazioni di difficoltà economiche, sociali e psichiche, che hanno portato le donne che ho conosciuto ad arrendersi, ritrovandosi disperatamente sole e incerte rispetto al futuro sia loro che , in alcuni casi, anche dei loro bambini, che hanno mostrato evidenti ripercussioni sul piano psicologico e comportamentale.

    Credo che il Servizio Civile, e in particolare l’esperienza che io ho vissuto, sia in grado di cambiare i punti di vista di molti giovani che come me, seppur laureata in Psicologia, non si erano mai ritrovati così “dentro” alle situazioni di cui si sente spesso parlare. Ritrovarsi a dover trovare un modo, con le proprie risorse e i propri limiti, per sostenere persone che hanno bisogno di aiuto, sia fonte di ricchezza personale e un’esperienza ineguagliabile, che solo studiando dai libri non si può sicuramente ricavare. Perciò mi sento assolutamente di consigliarla a coloro che volessero anche solo offrire il loro aiuto, e perché no, sperimentare se stessi in esperienze nuove. Ho provato emozioni contrastanti e a volte un sentimento di impotenza, ma giunta alla fine del percorso mi sento arricchita e più forte anche a livello personale, e il fatto di essere rimasta in contatto con molte di loro mi fa gioire e riflettere sul fatto che ho cercando di  fare del mio meglio, oltre che aiutare loro, loro hanno aiutato me a crescere.Anche per Carla un vissuto di emozioni e di riscoperta di valori. Mi ha arricchito prima di tutto dal punto di vista umano. Nel corso dei mesi come volontaria ho preso parte a molte delle iniziative e attività che il centro ha promosso, specialmente sui temi dei minori e dell’infanzia abbandonata.E qual è il modo più concreto di aiutare un bambino se non garantendogli una famiglia che lo possa amare e proteggere?! La strada  dell’affido sembra quella più percorribile per creare un ponte tra una famiglia in difficoltà, che non può crescere il proprio figlio al massimo delle proprie possibilità, e una famiglia disposta a offrire il sostegno e l’aiuto necessario. Prima del servizio civile non conoscevo lo strumento dell’Affido e quali risvolti potesse offrire. Non mi rendevo pienamente conto del coraggio che le famiglie affidatarie devono avere per affrontare una realtà complessa, poiché l’affido non è una passeggiata o una via facile da intraprendere. Un bambino che viene accolto porta con sé una storia drammatica, un vissuto di dolore e di rabbia che bisogna essere preparati ad accogliere.Il coraggio della famiglia affidataria si rivela anche quando dopo aver terminato il suo compito di accudimento favorisce il ritorno in famiglia originaria e continua a garantire la sua presenza di aiuto, con la speranza di generare un’unica, grande e numerosa famiglia. Nel mio viaggio del servizio civile ho conosciuto diverse storie d’affido, con e senza un lieto fine, ma anche molte famiglie che aspirano a diventare affidatarie con sogni e speranze per il futuro e a queste auguro tanta forza e coraggio.
    Buona parte del mio percorso è avvenuta anche presso la Casa Accoglienza di Padre Guido Reghellin, che offre ospitalità a donne che per varie vicissitudini della vita attraversano un momento di fragilità  e vulnerabilità. Mi sono ritrovata così molto spesso a contatto con storie di vera sofferenza, storie di donne che sono emarginate dalla società eche vivono i loro problemi in uno stato di solitudine e disperazione. Il servizio civile aveva l’obiettivo di dare un aiuto concreto a queste donne, farle sentire meno sole e far riscoprire loro le proprie potenzialità. A questestesse  donne dico un semplice: grazie! Se da una parte io ho dato loro il mio aiuto e sostegno, loro mi hanno regalato cose più importanti: sorrisi, sentimenti sinceri e insegnamenti di vita.
    Tutto questo viaggioè stato importante per la mia crescita personale, perché mi ha permesso di conoscere diverse realtà, a cui di solito non prestiamo abbastanza attenzione perché è più facile  volgere lo sguardo dall’altro lato.  Mi ha permesso di capire il vero significato della solidarietà e dell’integrazione con culture diverse. Mi ha permesso di imparare cosa voglia dire ascoltare in modo empatico l’altro,  senza giudicare, ma standogli semplicemente accanto, perché alla fine molte volte serve solo questo: comunicare agli altri che ci siamo.Credo che questi siano motivi più che sufficienti per consigliare a tutti i ragazzi di intraprendere il servizio civile, che potrebbe costituire un piccolo passo per costruire una società più ugualitaria e solidale. Auguro ai possibili e futuri volontari  di aprirsi a questa esperienza il più possibile e di lasciarsi attraversare dalle emozioni che suscita, siano esse positive che negative.
    Anche per Gemma  l’esperienza di Servizio Civile svolta presso il centro comunitario Agape, e in particolare presso la casa di accoglienza Padre Guido Reghellin di Reggio Calabria, che ospita donne e minori in situazioni di difficoltà, è stata una cospicua fonte sia di emozioni che di apprendimento. È stato un anno ricco di vicende che mi hanno permesso di conoscere a pieno il mondo delle difficoltà vissute, purtroppo troppo spesso, e più vicino a me di quanto immaginassi, da donne e madri del nostro territorio. Si trattava di vissuti di violenza sia fisica che psicologica, il più delle volte da parte dei loro compagni e mariti, ma anche di situazioni di difficoltà economiche, sociali e psichiche, che hanno portato le donne che ho conosciuto ad arrendersi, ritrovandosi disperatamente sole e incerte rispetto al futuro sia loro che , in alcuni casi, anche dei loro bambini, che hanno mostrato evidenti ripercussioni sul piano psicologico e comportamentale. Credo che il Servizio Civile, e in particolare l’esperienza che io ho vissuto, sia in grado di cambiare i punti di vista di molti giovani che come me, seppur laureata in Psicologia, non si erano mai ritrovati così “dentro” alle situazioni di cui si sente spesso parlare. Ritrovarsi a dover trovare un modo, con le proprie risorse e i propri limiti, per sostenere persone che hanno bisogno di aiuto, sia fonte di ricchezza personale e un’esperienza ineguagliabile, che solo studiando dai libri non si può sicuramente ricavare. Perciò mi sento assolutamente di consigliarla a coloro che volessero anche solo offrire il loro aiuto, e perché no, sperimentare se stessi in esperienze nuove. Ho provato emozioni contrastanti e a volte un sentimento di impotenza, ma giunta alla fine del percorso mi sento arricchita e più forte anche a livello personale, e il fatto di essere rimasta in contatto con molte di loro mi fa gioire e riflettere sul fatto che ho cercando di  fare del mio meglio, oltre che aiutare loro, loro hanno aiutato me a crescere.