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    Una terrona a Milano

    Riceviamo e pubblichiamo

    Immaginate di avere 24 anni, di essere nati e cresciuti in una città del Sud Italia, di aver imparato ad amarne gli usi, lo spirito, i colori, i paesaggi.
    Immaginate di aver trascorso la vostra infanzia con i vostri tanti, tantissimi cugini, sotto la guida attenta e dei vostri nonni e accompagnati dall’amore incondizionato dei vostri genitori.
    Immaginate di aver condotto e concluso i vostri studi in questa città, di aver conseguito una laurea importante con risultati eccezionali e in tempi brevi, di aver maturato vive speranze per un futuro brillante.
    Immaginate di aver avuto, per tutta la durata degli studi, l’amara e rassegnata consapevolezza di dover dar forma e concretezza a queste speranze altrove, in una città, in una regione, forse in un Paese diverso rispetto a quello in cui le avete maturate.
    Immaginate, poi, che il tanto temuto momento del distacco arrivi inesorabile e che lo viviate con la tristezza nel cuore, ma riscaldati da una fiamma che arde viva, dettata dalla coscienza della vostra forza d’animo e della vostra preparazione.
    Immaginate di aver iniziato da solo qualche mese la vostra nuova vita, di essere immersi in una realtà nuova, stimolante, profondamente motivante e di non veder l’ora di capire cosa il futuro avrà in serbo per voi.
    D’un tratto, gli eventi circostanti stravolgono il vostro mondo e vi ritrovate da soli, nella vostra nuova città, nuova casa, con i vostri nuovi coinquilini, che non sono ancora diventati i vostri nuovi amici.
    Immaginate, a questo punto, di vedervi vietata la possibilità di rientrare a casa vostra e di sviluppare, con dolore, la convinzione che tornare non sia eticamente e moralmente corretto e che, quindi, sia meglio stringere i denti e rimanere dove vi trovate.
    Immaginate di trascorrere così il vostro compleanno, la Pasqua, la Pasquetta, la primavera intera.
    Immaginate che la cosa vada avanti per mesi, accompagnata dall’attesa agonizzante che le restrizioni poste in essere cessino di essere valide per poter, finalmente, abbracciare i vostri cari.
    Immaginate che questo momento alla fine arrivi, che il rientro a casa torni ad essere possibile. Immaginate di avere le lacrime agli occhi per la gioia che provate.
    Ecco, ora, con questo nuovo spirito, date un’occhiata ai Social Network e ai contenuti pubblicati da voi o da altri… e vergognatevi.

    Ilaria Magotti, di Reggio Calabria, ingegnere a Milano