• Home / Primo piano / Reggio vista dalla Francia e da Le Monde: ‘Ecco come la più grande città della Calabria sta affrontando il coronavirus’

    Reggio vista dalla Francia e da Le Monde: ‘Ecco come la più grande città della Calabria sta affrontando il coronavirus’

    L’importante quotidiano francese Le Monde (ripreso da Internazionale) ha dedicato un focus alla Calabria  e sul modo in cui la regione sta affrontando l’emergenza coronavirus.

    L’articolo, a firma di Jerome Gautheret, è stato un vero e proprio viaggio sul territorio.

    Ed anche al di là delle Alpi si conosce bene di una delle zone più povere d’Europa, stando al Pil.

    C’è, infatti, un passaggio dedicato alle condizioni della sanità calabrese.

    “La Calabria è la regione più povera d’Italia (il pil per abitante è di 17mila euro, meno della metà del reddito della Lombardia). Di conseguenza qui le infrastrutture sanitarie accusano un ritardo considerevole, a tal punto che in caso di patologie gravi migliaia di calabresi non hanno altra scelta che trasferirsi a nord per farsi curare”.

    Il prestigioso quotidiano transalpino ha sottolineato come i professionisti della sanità stiano facendo degli sforzi enormi nonostante il gap infrastrutturale.

    La lente d’ingrandimento si  è poi spostata su Reggio Calabria.

     “Pino Foti, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Reggio Calabria, la più grande città della regione, li enumera come un generale che rivela un piano di battaglia. “Il lavoro di preparazione è cominciato quando sono arrivati i primi casi e siamo riusciti a trasformare completamente l’ospedale. Oggi disponiamo di un’ala interamente dedicata al Covid-19 con 81 letti, ai quali se ne possono aggiungere altri 20, mentre tutti gli altri casi sono stati trasferiti altrove e raggruppati per evitare i rischi di contagio”.

    “Da casa mia vedo le strade deserte. La ragione è semplice: qui tutti sanno che l’epidemia non deve svilupparsi perché non abbiamo grandi infrastrutture. Se consideriamo la piana di Gioia Tauro, che conta 170mila abitanti, ci vorrebbero 510 letti d’ospedale per essere nelle norme nazionali, ma in realtà ce ne sono solo 120. E molti di questi posti letto hanno dei servizi igienici in comune. Sono ingegnere civile e per 15 anni ho lavorato su progetti ospedalieri. Qui, dall’inizio degli anni duemila, siamo in attesa della costruzione di quattro ospedali ed è per questo motivo che diverse strutture sono state chiuse. Ma i lavori non sono mai cominciati“.
    “Qui tutti si conoscono, e si vede subito se qualcuno è fuori e non dovrebbe”, osserva Gangemi. “Nel mio paese dell’Aspromonte, per esempio, due famiglie sono tornate dalla provincia di Milano durante il periodo di isolamento. Gli abitanti sono andati da loro e gli hanno chiesto di non uscire. Non c’è stato bisogno di ricorrere alla violenza: sono stati avvertiti e adesso non escono”.