• Home / In evidenza / Reggio Calabria – “Nell’aula 12” del Tribunale tra speranza e nostalgia, la nuova creatura musicale della cantautrice Serraino

    Reggio Calabria – “Nell’aula 12” del Tribunale tra speranza e nostalgia, la nuova creatura musicale della cantautrice Serraino

    di Grazia Candido – Quando si perde il lavoro, quando improvvisamente ti comunicano che quello che stavi svolgendo con amore e dedizione non lo farai più perché qualcuno del Governo ha deciso di fare dei tagli per risparmiare su alcuni settori, ti senti impotente e deluso di un sistema che, invece di incentivare i lavoratori a dare sempre il meglio, a perfezionare un mestiere, li abbandona gettandoli nel baratro della disperazione e in quel fallimento, catapulta intere famiglie italiane.

    Ma c’è chi riesce a rialzarsi, a trovare in quella perdita la forza per ricominciare componendo un brano musicale nel quale fa capire a chi disconosce certi piccoli ma importanti dettagli, quanto c’è di bello, di umano nel lavoro di un tecnico dei collegamenti video e conferenza nei procedimenti di causa penale.
    La nota cantautrice reggina Tiziana Serraino, dallo scorso Settembre, è impiegata presso il Tribunale di Reggio Calabria in qualità di tecnico, ma ha scoperto che dal primo Maggio, a causa dei tagli, non le sarà più rinnovato il contratto.
    Da qui, l’idea di scrivere una canzone non solo per ringraziare tutti quei giudici, Pm, cancellieri e lavoratori che come lei, in questi mesi sono stati protagonisti di vissuti e storie che segnano i cuori, ma anche per far capire a chi di competenza che non si può fare a meno di professionalità e penalizzare un settore quale quello della Giustizia.
    Parliamo della canzone “Nell’aula 12”. Perché citi questa aula?
    “Tra tutte le aule è quella in cui ho trascorso più tempo dove ho sentito e visto tante storie umane. Nell’aula 12 sai a che ora entri ma non sai a che ora esci, dipende quando finisce il collegio e poi è quella dove ci sono i giudici che stimo molto per professionalità, impegno e umanità. Sappiamo bene la mole di lavoro che c’è in un tribunale ma tutto il personale, ogni giorno, opera per raggiungere due importanti obiettivi: efficacia ed efficienza. Obiettivi che, ovviamente, continueranno a perseguire ma senza di noi perché il 30 Aprile, dopo 7 mesi di lavoro, andremo tutti a casa. E’ un inno dove comunque dentro si nasconde speranza”.
    Una brutta notizia e di questi tempi, con l’emergenza sanitaria Covid-19 non aiuta molto.
    “Già, la perdita del lavoro non è mai cosa piacevole, mettici poi questa pandemia che ci ha emotivamente, socialmente ed economicamente messi in ginocchio e il quadro è completo. Da qui, l’idea di fare un saluto a questa esperienza dalla quale ho tratto l’aspetto umano perché portare un po’ di poesia in un’aula di tribunale non è per nulla facile. Ogni giorno, hai a che fare non solo con la vita dei detenuti ma di tutte quelle persone che ci lavorano lì dentro. Da artista, ho guardato l’aspetto umano di chi sta giudicando, di chi sta difendendo, di chi sta accusando: ho guardato i piccoli dettagli che, magari, a molti possono giustamente sfuggire. Nel testo riporto sensazioni nostalgiche di un bel ricordo e quando mi verrà una botta di malinconia penserò a quell’aula 12 dove ho trascorso un po’ della mia vita”.
    Da cantante a tecnico dei collegamenti video e conferenza nei procedimenti di causa penale. Come mai questa scelta?
    “Sai bene che non è semplice vivere di sola arte e quando 7 mesi fa, mi si è presentata questa occasione lavorativa ho subito accettato e ringrazio l’azienda nella persona di Michele Riondino e il responsabile del personale per la Calabria Nicola Ursino, tutti seri professionisti del settore. E’ stato forte l’impatto perché sono passata dai palchi alle aule di tribunale ma ho abbracciato questa nuova sfida con serietà e abnegazione. Non è semplice uscire da quelle aule e tornare a casa leggera, spensierata perché sei partecipe di eventi che segnano”.
    In questa canzone ci sono tanti “personaggi” reali con nomi fittizi che però, identificano quelle tue giornate passate in Tribunale e che metti in risalto perché dietro alla toga c’è sempre un uomo.
    “Non è facile giudicare anche perché la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare. Nell’aula 12, ci sono tanti giudici come Gold un uomo molto meticoloso e chi lo conosce bene sa che se c’è lui in collegio non puoi guardare l’orologio, “Forte tra le righe”, i “Pm fieri ed eleganti”, gli “avvocati esilaranti con i loro trucchi ed espedienti”, “i cancellieri troppo stanchi” che, da Maggio, per l’assenza dei tecnici dovranno fare loro anche il nostro lavoro, gli Upg con i cuori infranti, i buoni e i cattivi. E poi, ci sono le colpe presunte e le verità”.
    Citi anche De Andrè nel tuo brano.
    “Sì perché tra i miei ricordi ripenserò a “Cicirinella” (i detenuti), alle loro storie e a quei caffè presi tra un’udienza e l’altra. Sono sicura che quello che adesso provo io, lo sentano altri tecnici che fanno questo mestiere e che, da domani, saranno come me senza lavoro”.
    E adesso cosa farai?
    “Mi inventerò qualcosa, come sempre. Certo, penserò a quell’aula 12 con nostalgia ma mi sveglierò la mattina e accanto avrò come sempre i piccoli occhi azzurro cielo di mia figlia e rinascerò di nuovo. Mi piacerebbe un giorno, girare un videoclip all’interno dell’aula 12 ovviamente con i dovuti permessi del presidente del tribunale e senza la paura del Covid-19. Comunque, spero che tutto questo si possa risolvere e chi ha deciso che non debba esistere più la figura del tecnico in tribunale, ritorni sui suoi passi perché siamo professionisti di ausilio ai cancellieri e al comparto giustizia”.