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    Reggio Calabria e l’emergenza epidemiologica: 3 proposte operative

    Riceviamo e pubblichiamo

    Con la pubblicazione del DPCM dello scorso 26 aprile, è iniziata ufficialmente la fase 2 e si è configurato il percorso futuro che attende il Paese nella gestione dell’emergenza epidemiologica secondo modalità temporali ed operative più concrete.

    E’ giunto il momento, quindi, di compiere alcune scelte anche a livello locale, interrogandosi su quali effetti positivi abbiano prodotto le misure di restringimento delle libertà individuali nella città e sul nuovo modello di convivenza urbana che si vuole costruire.

    Le modalità di contenimento del contagio e le connesse limitazioni hanno fatto apparire Reggio Calabria ancora più bella e vivibile, liberata dall’oppressione del traffico veicolare e da quella sensazione di caos e di disordine che la caratterizza, in particolare, negli orari di punta.

    L’attuale contingenza rappresenta paradossalmente una nuova straordinaria opportunità di rinascita purché, proprio nell’emergenza, siano adottate una serie di scelte strategiche per avviare un percorso di trasformazione urbana che avvicini la città ed il suo stile di vita ai modelli ed agli standard delle più importanti città europee.

    La chiusura delle scuole, la previsione dello smart working nella pubblica amministrazione e la diffusione del lavoro agile anche nell’imprenditoria privata e nelle professioni permettono di riscrivere i tempi e le modalità di fruizione della città e delle sue aree di maggior pregio, effettuando immediate ed incisive scelte sulle politiche di mobilità urbana, approfittando dei ridotti flussi di traffico privato, della limitata domanda di trasporto pubblico e della possibilità di differenziare gli orari delle attività commerciali e degli uffici.

    E’ possibile, in definitiva, ripensare gli spazi ed i tempi della vita sociale, coniugando in modo differente lavoro, sport e tempo libero e puntando sulle sostenibilità e sulla bellezza.

    1 – REGGIO ED IL SUO CENTRO STORICO

    In tale ottica, si può mirare alla costruzione intorno al corso Garibaldi di una grande area pedonale che valorizzi la parte più bella della città e che, consenta la concessione degli spazi pubblici ai titolari dei pubblici esercizi e degli esercizi commerciali (che così potranno assicurare il rispetto dei protocolli per la loro ripartenza). Esistono numerose esperienze pregresse in cui il centro cittadino è stato chiuso al traffico privato e restituito alla cittadinanza a cui fare riferimento ed esistono alcuni disciplinari con le regole da seguire per consentire le occupazioni di suolo pubblico con strutture omogenee e che rispettino il decoro ed i vincoli paesaggistici vigenti; occorre solo riprendere tale documentazione negli archivi comunali, migliorarla e darne attuazione.

    Immaginare il cuore storico, culturale ed economico della città fruibile solo a piedi, pur nel rispetto del distanziamento sociale, potrebbe essere lo stimolo giusto per assicurare una ripartenza efficace: via Miraglia e piazza Zerbi, via Tripepi, piazza Orange ed un tratto della via Filippini, l’area di piazza Castello, via Zalueco e, nella fasce orarie serali, un tratto di via Torrione e corso Matteotti con le traverse di collegamento monte mare e mare monti rappresentano intorno al corso Garibaldi un grande spazio pubblico da offrire ai cittadini e da utilizzare per modificarne le tradizionali abitudini in materia di mobilità. Per far funzionare il sistema occorre, però, educare la città alla mobilità pedonale e rilanciare la mobilità ciclistica, investendo immediatamente su strutture di parcheggio per le bici e sulle corsie dedicate, valorizzando ed ampliando l’esperienza positiva del bike sharing e, completando, nel medio periodo (anche con procedure di emergenza), la realizzazione dei due ponti sul torrente Calopinace e sul torrente Gallico che assicurerebbero una continuità della viabilità ciclabile sul mare tra Catona ed il viale A. Moro.

    Accanto ad una politica di pedonalizzazione del centro cittadino e di rilancio delle attività commerciali, è necessario immaginare anche una diversa fruizione degli stabilimenti balneari esistenti attraverso un protocollo operativo che possa modificare la tradizionale offerta di servizi. Non più feste da ballo e serate di grande affollamento ma colazioni, aperitivi e cene in compagnia di piccoli spettacoli teatrali, cabaret, concerti di musica classica e piccoli concerti di musica leggera con accessi contingentati. In tale contesto, è necessario pensare anche all’offerta cinematografica e teatrale da realizzarsi, d’intesa con gli operatori del settore, attraverso la creazione in spazi aperti (area sacra Griso – Laboccetta di via Torrione/Aschenez, piazza Castello, Terme romane e Mura greche) di strutture leggere che possano consentire di predisporre un calendario estivo nel rispetto delle misure di distanziamento sociale.

    2 – REGGIO E I SUOI QUARTIERI

    La valorizzazione dell’area centrale della città non deve, però, sviare l’attenzione dalle fasce più deboli della popolazione e dalla vita delle periferie. In tale direzione, occorre immaginare una serie di politiche volte a promuovere la vita di quartiere con una rete di servizi pubblici raggiungibili senza difficoltà. L’apertura o il potenziamento strutturale delle vecchie sedi delle circoscrizioni comunali in termini di erogazioni di servizi ed una immediata azione di pulizia e riqualificazione dei parchi e delle villette esistenti (magari concesse ad associazioni di volontariato che si prendano cura delle fruizione in sicurezza delle aree e dell’apertura e della chiusura in determinate fasce orarie) sono i primi due segnali da dare tempestivamente insieme ad una rete di servizi sociali che continui anche nella fase 2 a prendersi cura dei soggetti maggiormente in difficoltà e bisognosi di attenzione e servizi (taxi sociale, spesa a domicilio, servizi di accompagnamento pedonale). E’ possibile riproporre a livello decentrato ed in proporzione alle ridotte dimensioni del pubblico di riferimento alcune esperienze immaginate per l’area centrale della città come piccoli spettacoli ed intrattenimenti all’aperto, l’organizzazione di fiere e mercati con differenti frequenze ed orari anche pomeridiani e serali e la previsione di giornate dedicate alle attività commerciali di quartiere con aperture dei negozi prolungate e chiusura al traffico di alcune vie (esperienze già attuate in passato in via Santa Caterina ed in viale A. Moro ad esempio). E’ anche possibile realizzare in alcune aree di pregio (fortini di Pentimele, Ecolandia ad Arghillà, Punta Pellaro) i centri estivi per i bambini con numeri contingentati, promuovendo gli sport individuali (anche in mare) ed il contatto con la natura sempre nel rispetto delle misure di distanziamento sociale sulla base di modelli che iniziano a essere studiati nel Paese.

    3 – REGGIO E LA SUA MONTAGNA

    La gestione della fase 2 dell’emergenza epidemiologica deve quindi mirare a rilanciare la città valorizzando il rapporto con le sue aree di maggior pregio e con il mare. Occorre, però, tenere presente che gli spazi di fruizione in sicurezza delle spiagge potrebbero non sempre risultare sufficienti; va quindi rivolta l’attenzione ad una altra grande risorsa del territorio: la montagna.

    E’ possibile immaginare, sulla scorta di alcune esperienze positive già esistenti nel comprensorio, una azione importante di rilancio in termini di fruizione più continua di tutti i borghi aspromontani e pre-aspromontani per gli illimitati spazi disponibili e le attrattive naturali e sportive (passeggiate, escursioni, mountain bike, sci su erba sintetica, parchi avventura, bob estivo) che la montagna può offrire.

    I borghi del comune di Reggio Calabria (Podargoni ed Ortì ad esempio), della vallata del torrente Sant’Agata con Cardeto e della vallata del Gallico con i comuni di Calanna, Laganadi, Sant’Alessio e Santo Stefano in Aspromonte (con Gambarie ed il Parco nazionale) rappresentano possibili rifugi alternativi alla vita della città nei quali poter trascorrere sempre più tempo grazie anche alla didattica a distanza ed allo smart working.

    In tale direzione è possibile proporre un grande progetto promosso dai Comuni interessati, dai rappresentanti delle aziende del settore edilizio e dagli ordini professionali tecnici che favorisca un immediato intervento di riqualificazione e armonizzazione di tutti gli immobili esistenti in quelle aree (ristrutturazioni, riqualificazione energetica, rifacimento di tetti e facciate) a prezzi calmierati (un capitolato ed un prezziario standardizzato), con semplificazioni burocratiche e con facilitazioni per l’accesso alle importanti agevolazioni fiscali vigenti. Questo intervento unitamente alla erogazione dei servizi pubblici più importanti (trasporti, rete wi-fi, fibra, approvvigionamento alimentari) potrebbe generare importanti ricaute occupazionali e rendere le località più attrattive consentendo l’apertura per periodi sempre più lunghi delle seconde case.

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    Si tratta di proposte immediatamente attuabili con azioni tempestive che non richiedono investimenti significativi e che possono assicurare una ripartenza graduale coniugando le esigenze, le speranze e le aspettative dei cittadini con gli interessi degli imprenditori e delle aziende in un’ottica di sviluppo sostenibile che mette al centro la persona e l’ambiente. La discussione è aperta ma di tempo non ne rimane troppo.

     

    Alfredo Priolo