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    “Otto donne e un mistero”, una comicità noir che racconta forza e fragilità dell’universo femminile

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – E’ una storia di donne ricca di suspense che racconta le donne, la loro forza, le loro ambizioni, il loro coraggio ma è anche un thriller psicologico dove ogni donna fa cadere la propria maschera.

    “Otto donne e un mistero”, commedia andata in scena ieri sera al teatro “Cilea”, evento inserito nel prestigioso cartellone “Maschere e i volti” della Polis Cultura, con toni ironici e quel pizzico di comicità e sarcasmo che non guasta, utilizzando la morte per parlare della vita, mette a nudo tre generazioni di donne che si confrontano su tematiche moderne legate alla sessualità femminile, all’emancipazione lavorativa, al rapporto insostenibile con gli uomini. E a farlo, sono otto bravissime interpreti: Pierrette (Caterina Murino), Suzanne (Claudia Campagnola), la madre Gaby (Anna Galiena), Catherine (Mariachiara Di Mitri), Mamy (Paola Gassmann), Augustine (Debora Caprioglio), Chanel la governante (Antonella Piccolo) e Louise la cameriera (Giulia Fiume), alle prese con la commedia di Robert Thomas, diretta da Guglielmo Ferro, ambientata a Natale, nella casa di Marcel invasa dalla neve.
    Ogni donna nasconde un segreto che coinvolge gli spettatori colpiti non solo dalla bravura e dalla forte presenza scenica delle protagoniste ma anche, dalla scrittura precisa, dalle musiche e dal disegno di luci che scandisce ogni momento saliente.
    Sotto lo stesso tetto, tante insospettabili e scaltre signore sono coinvolte nell’omicidio del capofamiglia Marcel, che tutti credono nella sua stanza a riposare, in realtà è stato accoltellato alla schiena.
    Per tutto il tempo del dramma, si nota l’ottimo feeling tra le attrici, che portano avanti il giallo in modo impeccabile lasciando col fiato sospeso il pubblico che, per oltre due ore, in silenzio, assiste alla graduale risoluzione di un mistero.
    Tra una forte nevicata e fili del telefono tagliati, in una casa che si trasforma in una vera prigione, inizia un’indagine senza esclusione di colpi tra le mura domestiche per fare chiarezza sull’omicidio.
    Sempre elegante e sensuale, la “padrona insofferente” sulla scena Anna Galiena, moglie adultera di Marcel, perfetta Debora Caprioglio nel ruolo dell’acida zitella Augustine invecchiata inizialmente, sboccia poi nel finale riappropriandosi della sua naturale bellezza, autorevole Paola Gassman su quella sedia a rotelle che bara sul suo stato di salute, grintose ed intriganti le altre protagoniste che rafforzano il ritmo serrato e l’epilogo sorprendente.
    Una cosa è certa: le otto attrici hanno un percorso e una formazione diversa ma nessuna calpesta i piedi all’altra e, in questo “giallo”, ognuna riesce a donare allo spettatore qualcosa di sé rendendo unico il suo personaggio.
    In un gioco della verità dove ciascuna è un accusato o accusatore, nessuna donna sarà risparmiata e tutte le debolezze, le bugie e gli odi nascosti, alla fine, verranno fuori perché, nonostante la correttezza e l’apparente cortesia, tutte quante si detestano.
    Ognuna di loro ha un movente per assassinare il povero Marcel e ognuna di loro ha un alibi morale per non averlo fatto. Ma tutte sono motivate da un unico desiderio: il denaro.
    Il susseguirsi di battute cariche di amara ironia, smorza l’ostilità che si potrebbe provare nei confronti di personaggi così subdoli e privi di scrupoli finendo per renderli simpatici, quasi ridicoli, nei loro difetti.
    E in quella continua smania di denaro che può essere uno strumento di libertà ma se si insegue con affanno può diventare uno strumento di schiavitù, si coglie non solo la perfezione dell’essere umano avvolto e condizionato dalle sue fragilità ma anche, la capacità di esorcizzare la morte con una comicità noir.