di Giusva Branca – Non so più come dirvelo, non sappiamo più come dirvelo: state in casa, chiusi in casa. Per quanto? E chi lo sa! Tre settimane, quattro, un mese, due mesi, non si sa!
Il provvedimento del Sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, che inibisce ogni tipo di spostamento pedonale se non in transito e per cause strettamente necessarie chiudendo, di fatto, alla socializzazione i vari lungomare del comprensorio comunale, le piazze, i parchi, le aree pedonali, è un segnale.
E’ un segnale rispetto alla situazione su Reggio che si aggrava ora dopo ora, è un monito alla collettività che va oltre la portata tecnica dell’ordinanza.
Tra le righe c’è scritto, ancora “fate massima attenzione, anche quando dovete uscire”.
Si, perchè le misure che da Bolzano a Palermo si chiedono di applicare non vanno lette rispetto ai luoghi o agli orari, ma come tentativi cogenti di imporre una cosa che una parte della popolazione proprio non capisce: stare a distanza gli uni dagli altri.
Tutti. Tutti e da tutti!
E questo, evidentemente, vale anche quando siamo autorizzati a uscire, per recarci al lavoro o in posta o a fare la spesa o in farmacia.
Intanto, però, porzione dopo porzione, si riducono le possibilità in cui chi non ne vuol sapere di stare a distanza ha l’opportunità di farlo.
Si dirà: “ma la passeggiata da solo che male faceva?”
Nessuno, evidentemente, così come, però, pochissime sono state le passeggiate, le corsette cominciate da soli e terminate in solitudine, senza scambiare due chiacchiere col conoscente incrociato.
Qualche fronte di rischio dovrà necessariamente restare attivo (per quelle attività necessarie di cui sopra) e lì solo il buon senso là ci salverà; l’ordinanza del Sindaco, da oggi, non da agio alla scelleratezza di qualcuno (non sono pochi i ragazzi che continuano a star assieme nei cortili con i telefoni in mano o un pallone) di ampliare il fronte di rischio oltre quello indispensabile…