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    Muore il paziente, il medico viene aggredito: la denuncia dell’Omceo di Reggio Calabria

    E’ una fase in cui i medici vengono lodati per l’essere in prima linea contro un’emergenza virale che sta attanagliando l’Italia.

    Tuttavia sembrano non esaurirsi gli atti di violenza contro chi opera nel settore sanitario.

    L’ultimo episodio arriva dalla provincia di Reggio Calabria, a Polistena per l’esattezza.

    Lì dopo il decesso di una paziente è scattato un’atto di violenza nei confronti del medico che aveva trattato il caso.

    Ecco la denuncia dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria:

    Siamo a denunciare ancora una volta l’ennesimo caso di violenza nei confronti di sanitari della nostra provincia. Un atto ancora più indegno se si pensa che, in questo momento delicatissimo per il nostro Paese, medici e personale sanitario sono in trincea per scongiurare una vera e propria emergenza, cercando di arginare diffusione del Coronavirus e mettendo a rischio la propria incolumità per la mission assunta con il Giuramento d’Ippocrate.

    Purtroppo questo malcostume dilagante di “alzare le mani” o “fare la voce grossa” verso chi è chiamato a tutelare la salute e la vita di ogni singolo componente della nostra comunità sembra un male che si sta incancrenendosi sempre di più ed a tutte le latitudini. Tutti sanno cosa è accaduto al Pronto Soccorso del “Pellegrini” di Napoli, pochi giorni fa; tanti sono al corrente che, dopo l’ennesima minaccia ricevuta, una collega palermitana ha deciso di dimettersi dal ruolo di medico della continuità assistenziale, ma pochi sanno cosa è accaduto a Polistena, nel reparto di Cardiologia guidato da un bravo e stimato professionista qual è il dr Vincenzo Amodeo. Ve lo raccontiamo noi.

    Il 27 febbraio scorso veniva constatato il decesso di una paziente ottantottenne, ricoverata dal 15 febbraio, con diagnosi di scompenso cardiaco, peraltro già diagnosticato prima dell’accesso al ricovero e documentato con indagini strumentali eseguite a letto e al domicilio della paziente, a conferma che si trattava di patologia preesistenteNel corso della degenza le condizioni cliniche sono rimaste critiche, nonostante la terapia farmacologica intensiva e ancor prima del decesso, i familiari erano stati resi edotti della gravità del caso, dal Direttore della Struttura che, con dovizia di particolari, ha provato a farlo comprendere, con chiaro riferimento all’indice di mortalità che colloca tale patologia come prima causa al mondo di morte. Nonostante il garbo, la compostezza e la professionalità con cui è stato trattato il caso, sia sotto l’aspetto delle competenze che sotto l’aspetto etico ed umano, al momento del decesso, il personale in servizio è stato aggredito con minacce e frasi offensive di ogni genere.

    Dinnanzi all’ennesimo episodio di violenza contro la categoria non ci resta che invocare pene esemplari pensando di introdurre, magari come pena accessoria a quella penale, il pagamento di tutte le eventuali cure che il condannato riceverà dal Sistema Sanitario Nazionale. Al contempo, richiediamo ai mass media di dare risalto alla notizia della condanna di coloro che si rendono responsabili di questi episodi particolarmente deprecabili in quanto perpetrati ai danni di chi si spende, ogni giorno, in condizioni spesso assai difficili, per la salute dei cittadini calabresi. Rammentiamo, inoltre, che, a tal proposito, raccogliendo l’invito rivoltoci in sede di Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, abbiamo stilato ed inviato all’attenzione del Prefetto di Reggio Calabria, un articolato documento contenente analisi e proposte inerenti a questo triste ed ormai conclamato fenomeno criminale.

    Ribadiamo che, tutto ciò, si verifica, in una situazione deficitaria della sanità calabrese boccheggiante per la carenza di uomini e mezzi ed in piena emergenza per i primi di casi di Covid-19 e la relativa quanto impegnativa attività di prevenzione e contenimento. L’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della provincia di Reggio Calabria, in armonia con l’azione intrapresa dall’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli operatori sanitari che sta analizzando questo fenomeno, non si rassegnerà ad accettare supinamente questo stato delle cose consapevole che, se da un lato ciò colpisce direttamente chi opera in sanità, dall’altro si riverbera su tutto quel sinallagma medico-paziente che va preservato con tutti i mezzi possibili, in quanto base propedeutica imprescindibile per la piena realizzazione dell’alleanza terapeutica. Rinnoviamo, dunque, gli appelli che peraltro reiteriamo ormai da troppo tempo, affinchè, chi di competenza, possa attuare quanto necessario per fermare questa spirale di violenza garantendo la sicurezza di chi opera in sanità ed un livello di assistenza idoneo a rispondere alle istanze dei pazienti prima di dover amaramente commentare altri e più cruenti episodi contro coloro che, ogni giorno, nella nostra provincia, sono in trincea per tutelare la salute dei pazienti.