• Home / CITTA / Reggio Calabria / Lettera da un’insegnante agli alunni: “Ragazzi, noi ci siamo, vi abbraccio tutti”

    Lettera da un’insegnante agli alunni: “Ragazzi, noi ci siamo, vi abbraccio tutti”

    Riceviamo e pubblichiamo
    La chiusura delle scuole è un evento epocale e tragico.
    I bambini, i ragazzi, sono fragili psicologicamente.
    Per quanto adesso possano sentirsi liberi e in vacanza, subiranno un contraccolpo per questa situazione drammatica.
    Saranno le vere “vittime” di questa anomala epidemia.
    Non è Natale, non è Pasqua, non è estate.
    Non si va al mare, in montagna, dai nonni.
    È tempo vacante senza vacanza.
    Si sta a casa, si chiederanno perché.
    E non hanno le “risorse” che noi adulti abbiamo accumulato negli anni e che possono parzialmente supportarci.
    Sono ancora istinto e sentimento, nonostante tutto.
    Noi docenti siamo le persone che, dopo i familiari, vedono di più, e anche se sono spesso insofferenti nei nostri riguardi siamo figure di riferimento, e per un motivo che per loro è inspiegabile in questo momento mancano.
    Ieri ho registrato una breve nota vocale che ho inviato ai miei alunni.
    Durante la registrazione ho dovuto prendere fiato un paio di volte, la voce mi si spezzava.
    Emozione, e rabbia, e dolore.
    Ebbene sì.
    E quando mi hanno risposto ho pianto come una bambina, a singhiozzi.
    Ognuno di loro, anche quello più indisponente è come un figlio per noi, per chi svolge il proprio lavoro con coscienza, e con empatia.
    Ed è giusto, con i mezzi che abbiamo, mantenere una connessione, seppur virtuale, con loro.
    Anche solo per ricordare che ci siamo e per mandare loro un abbraccio.
    Mi mancano.
    Mi manca la routine.
    Mi manca il “Prof, posso andare in bagno” nel bel mezzo della lezione.
    Mi mancano le urla, i sorrisi, l’indisciplina.
    Mi mancano i cerchi che faccio quando lancio un sasso nello stagno.
    Ho la “colpa” di essere una prof.
    Ho lo stipendio, sì.
    I “maledetti” soldi pur restando a casa.
    E sono solidale con chi in questo momento terribile ha anche questa ulteriore difficoltà da affrontare.
    Ma, vi prego, che nessuno venga fuori con la classica affermazione “I docenti sono una classe di privilegiati”…

    Pagherei tutto il mio stipendio, se fosse utile, per tornare alla normalità.

    Rosanna Palumbo