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    Confiscato il patrimonio di un indiziato di appartenenza alla ‘ndrangheta della fascia ionica

    Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, coordinati della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Capo Giovanni Bombardieri, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, presieduta dalla Dr.ssa Ornella Pastore, che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca sul patrimonio stimato di circa 7,5 milioni euro riconducibile a AQUINO Nicola Rocco cl.’49, originario di Marina di Gioiosa Ionica (RC), indiziato di appartenenza alla cosca di ‘ndranghetaAquino”.

    Il provvedimento si fonda sulle risultanze delle indagini di cui al p.p. n. 1389/08 R.G.N.R. D.D.A. – operazione “Crimine”, condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria e conclusa nel 2010 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di n. 119 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, del delitto di cui all’art. 416 bis c.p. (associazione per delinquere di tipo mafioso), tra cui anche il predetto AQUINO Nicola Rocco, ritenuto intraneo all’omonima cosca di ‘ndrangheta e partecipe della “locale” di Marina di Gioiosa Ionica.

    Tale provvedimento restrittivo non veniva eseguito dagli Organi di Polizia in quanto l’AQUINO si rendeva irreperibile. Veniva, quindi, emessa nei suoi confronti ordinanza di custodia cautelare nel mese di settembre 2010 e il proposto successivamente dichiarato – con apposito decreto – latitante; tale restava sino alla revoca della misura disposta nel corso del giudizio di appello.

    Nel 2012, con sentenza di primo grado, il G.U.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria dichiarava AQUINO Nicola Rocco colpevole dei reati ascrittigli, escluse le aggravanti ex art. 416 bis comma 6 c.p., condannandolo alla pena di anni 12 di reclusione. Successivamente, nel 2015, la Corte di Appello di Reggio Calabria, assolveva AQUINO Nicola Rocco “per non aver commesso il fatto”.

    In relazione alle suddette attività investigative, veniva delegata dalla menzionata D.D.A. al G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria ed allo S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza, apposita indagine a carattere patrimoniale  volta all’individuazione – ai fini dell’applicazione di una misura di prevenzione – del patrimonio riconducibile al summenzionato AQUINO Nicola Rocco, all’esito della quale il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, disponeva nel 2018, con plurimi provvedimenti, il sequestro del patrimonio a questi riconducibile.

    In tale ambito, i Finanzieri individuavano, con riferimento al percorso esistenziale del proposto, le condotte delittuose dallo stesso poste in essere, le frequentazioni, i legami parentali, i precedenti giudiziari e gli altri elementi ritenuti fondamentali per la formulazione, ai sensi della normativa antimafia, del prescritto giudizio sulla pericolosità sociale che la predetta A.G. ha ritenuto sussistente e qualificata dall’appartenenza ad associazione mafiosa, sebbene, allo stato, non connotata da attualità, essendosi protratta fino all’anno 2014.

    Le investigazioni a carattere patrimoniale, svolte con riferimento a tale perimetrazione temporale, condotte dai citati Reparti della Guardia di Finanza attraverso la ricostruzione e l’analisi delle transazioni economiche e finanziarie operate – negli ultimi quarant’anni – dal proposto e dal relativo nucleo familiare, hanno consentito l’individuazione dei cospicui patrimoni dei quali gli stessi risultavano disporre, direttamente o indirettamente, il cui valore era decisamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi.

    Alla luce di tali risultanze, su richiesta della stessa Direzione Distrettuale Antimafia, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto, con l’odierno provvedimento, la confisca di prevenzione del patrimonio riconducibile al proposto, costituito dall’intero patrimonio aziendale di diverse imprese, quote societarie, immobili e rapporti finanziari, stimato, all’epoca in 7,5 milioni di euro.

    L’attività di servizio in rassegna testimonia il grande impegno della Guardia di Finanza nel delicato settore del contrasto alle organizzazioni criminali di matrice ‘ndranghetistica e la costante azione finalizzata all’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati, nella prospettiva della restituzione degli stessi alla collettività.