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    Autismo, la mamma di Matteo chiede aiuto alla Santelli: “L’Asp nega a mio figlio il diritto alla salute”

    di Grazia Candido – Matteo non può ancora parlare ma lo fa attraverso la sua mamma e, chiuso in casa da qualche giorno a causa del Covid-19, nella sua cameretta tra i suoi pensieri e i giochi sparsi a terra, in una lettera chiede aiuto alla Governatrice Jole Santelli.

    L’emergenza del Coronavirus è anche per il piccolo Matteo, bimbo autistico di sei anni con grave deficit dell’attenzione e ritardo nello sviluppo psicomotorio, un altro duro colpo visto che, proprio per evitare il contagio, non può andare a scuola e stare con i suoi compagni e le maestre ma, soprattutto, non può recarsi al centro dove, quotidianamente, fa terapie.
    Angela Villani sa bene che molte famiglie con figli autistici hanno trovato un po’ di speranza nella terapia ABA ma sa anche, che in un momento sanitario così delicato, è necessario seguire le direttive del Governo ma se il Covid-19 obbliga a fermarci per un po’, nessuno fermerà mai una mamma che lotta affinchè l’Azienda sanitaria provinciale garantisca le terapie al suo bambino.
    “Da quando è stato diagnosticato il disturbo, io e mio marito abbiamo avviato per Matteo un percorso di terapie purtroppo molto costose per noi, che costringono l’intera famiglia a considerevoli sforzi economici, nonché continui spostamenti fuori città – scrive la signora Villani – Le terapie poste al recupero di questo gap devono essere seguite con costanza quotidiana, per almeno 6 ore al giorno, mediante la metodologia ABA, così come previsto dalle “Linee guida per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti”, pubblicate nell’ottobre 2011 ed aggiornate nell’ottobre 2015. Nonostante le suddette linee guida siano state fatte proprie dalla legge sui nuovi LEA, secondo cui le terapie dovrebbero essere gratuite e dovrebbe essere garantito dalle ASP il servizio di screening, mentoring e di supporto alle famiglie, niente di tutto ciò è stato realizzato nella Regione Calabria. Quanto sopra comporta delle disastrose conseguenze sia per i minori affetti dal disturbo, sia per i genitori che li assistono. Ed infatti, le terapie sono molto costose e i genitori non posso garantire ai propri figli un’adeguata terapia, neanche ai livelli minimi”.
    Matteo, ricordiamo, riesce ad usufruire di appena 6 ore settimanali di terapia con metodo ABA presso un centro privato, ma i genitori “non sono nelle condizioni di sostenerne le spese neanche per queste ore, che sono molte di meno rispetto a quelle che dovrebbe fare”.
    “Con lettera del 26.03.18, inviata a mezzo p.e.c. all’ASP di Reggio Calabria ed alla Regione Calabria dal legale di fiducia, si chiedeva un immediato intervento, nonché il rimborso degli importi già corrisposti per la terapia riabilitativa. Né l’Asp, né la Regione hanno mai riscontrato la missiva – continua Angela – Pertanto, si procedeva a proporre ricorso ex art. 700 c.p.c. nei confronti dell’ASP di Reggio Calabria. Il 18 febbraio 2019 è stata emessa ordinanza a conclusione del procedimento cautelare (p.n. 4050/18 Rgacl). In particolare, il Tribunale Civile di Reggio Calabria Sezione Lavoro e Previdenza ha così statuito: “condanna l’Azienda Sanitaria di Reggio Calabria a provvedere, direttamente o indirettamente, in favore del minore ricorrente, Romeo Matteo, alla erogazione di 15 ore settimanali di terapia con metodo ABA o, in subordine, a sostenere l’onere economico di tale terapia con conseguente diritto di rivalsa dei ricorrenti, e tanto almeno fino al compimento del 12° anno di età”.
    La mamma di Matteo ribadisce nella sua missiva che “nonostante l’ordinanza sia stata ritualmente notificata, nonché comunicata a mezzo p.e.c., ad oggi, vi è ancora il gravissimo inadempimento dell’Azienda Sanitaria, che sta arrecando un enorme danno alla nostra vita e del mio bambino, oltre che sta disattendendo un provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria. Nonostante la vittoria in Tribunale, vediamo ancora negato a mio figlio il diritto alla salute che viene tutelato dalla Costituzione all’art. 32. Ogni giorno che passa è un giorno in cui mio figlio non può ricevere le cure di cui necessita – continua la Villani – Io stessa non sto bene di salute, in quanto sono invalida al 50% a seguito di problemi cardiaci ed una isterectomia totale. Oltre altri disturbi, aggravati dalla situazione di stress a cui sono sottoposta, non posso garantire a mio figlio le cure necessarie”.
    E poi l’ultimo accorato appello alla Governatrice della Regione Calabria affinchè aiuti il suo Matteo a “provvedere immediatamente all’esecuzione dell’ordinanza depositata ormai da oltre un anno e nella disponibilità dell’Ente. Sono disperata e mi rimane solo di fare lo sciopero della fame e della sete, se non avrò ancora risposte dalle Istituzioni”.
    Intanto Matteo resta seduto lì, a guardare i colori di una vita fuori dalla sua finestra sperando un giorno, di poter rubare tutte le sfumature del mondo ed eliminare per sempre il grigio delle paure, delle ansie e dei silenzi.