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    Autismo e Covid-19, Matteo: “Se state a casa proteggete anche me”

    di Grazia Candido – Il Covid-19 ha rallentato le nostre vite, ci ha costretto a cancellare la quotidianità imponendoci una necessaria “reclusione” ma se tanti hanno approfittato di questo periodo per riscoprire abitudini perse, rapporti familiari ritrovati, per molti sembra di stare in bilico su una corda e sotto, c’è il vuoto e si ha tanta paura di cadere e di non rialzarsi più.

    Ne sa qualcosa il piccolo Matteo, affetto dalla sindrome dello spettro autistico che, come tanti suoi coetanei, vive una traumatica interruzione di una routine indispensabile per la sua stabilità ma non smette di colorare, di correre su e giù per casa, di sperare che anche per lui andrà tutto bene.
    La sua mamma, Angela Villani gli fa da eco e in queste settimane dove le abitudini sono state stravolte e l’emergenza è diventata disperazione, guardando gli occhi grandi e scuri del suo bambino, occhi speranzosi e inconsapevoli, continua da sola a placare quelle difficili crisi comportamentali che Matteo ha perché da settimane, non fa più terapia.
    “Volete sapere come vive una persona autistica l’emergenza Coronavirus? E’ molto difficile da spiegare, sicuramente né le parole, né qualsiasi mezzo di comunicazione può far capire ad un bimbo autistico che non può uscire di casa, che non può fare terapia, andare a scuola e fare qualsiasi attività quotidiana che lo rassicurava e gli permetteva di non andare in frustrazione e in comportamento problema – scrive Angela sul suo profilo Facebook – Tu guardi i suoi occhi e come genitore ti senti perso e ti viene da impazzire: quando si prende il giubbotto e va verso il portone, cerchi in mille modi di fargli capire che non si può uscire perché c’è il rischio del contagio. Ebbene, noi viviamo la paura del Coronavirus e quella di non poter contenere gli effetti dell’autismo. In tutto questo, possiamo contare telefonicamente sui nostri preziosi terapisti, ma siamo da soli, ancora di più della normale condizione. Le regole sono necessarie per la nostra vita, assolutamente fondamentale rispettarle ma, alla fine di questa tragedia del Coronavirus, noi autistici saremo devastati psicologicamente e fisicamente. Sicuramente, se il mondo tornerà pian piano alla normalità, nessuno si renderà conto dei danni causati non solo all’economia, alla perdita purtroppo di tante vite umane, ma al sistema neurologico di noi autistici. Un’amara consapevolezza di una mamma che, nonostante tutto, crede che andrà tutto bene”.
    Quella specie di ordine che protegge il mondo di Matteo è stato bruscamente interrotto e lui non ne comprende la ragione. I colori sono la sua arma per andare avanti e sul quaderno prova a descrivere le emozioni, i desideri, l’attesa di essere presto riabbracciato dai compagni, dalle maestre, dai suoi terapisti.
    Per ogni bimbo autistico, un abbraccio negato è un rifiuto inspiegabile che ferisce, disorienta e per Matteo non poter sentire il calore di chi gli vuole bene, provoca sofferenza.
    “Una sospensione temporanea può portare ad una regressione ed io ho paura per mio figlio, temo che non sopporterà a lungo questo stress – aggiunge la mamma – L’attività scolastica e l’approccio terapeutico sono l’unico momento di interazione sociale per i soggetti autistici e anche se noi, a casa, cerchiamo di tenerlo occupato il più possibile con attività ludico ricreative e legate all’acquisizione delle autonomie personali, Matteo mostra la sua insofferenza. Spero solo che il Governo capisca che questa emergenza sanitaria rischia di creare un gap ancora maggiore di quello esistente e che, finito tutto, ci aiuti. Ma, soprattutto, spero che coloro che possono e stanno bene, restino a casa non solo per loro stessi ma per proteggere gli altri. Il bene comune deve essere anteposto all’egoismo del singolo. Da madre di un bambino autistico vi chiedo di proteggerlo, perché se anche Matteo stesse male non riuscirebbe a dirmelo”.