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    Strage a Quargnento, rito immediato per i Vincenti. La mamma di Nino: “L’ergastolo lo meritano pure loro”

    di Grazia Candido – “Il nostro ergastolo noi lo dobbiamo scontare, siamo costretti a vivere ogni giorno col dolore di questa assenza. Se c’è Giustizia, l’ergastolo lo meritano pure loro”.
    Sono parole che penetrano l’anima, frasi laceranti che fanno uscire lacrime anche ai cuori più duri e che mamma Marina, distrutta dalla prematura scomparsa del figlio Nino, vigile del fuoco ucciso ad Alessandria, urla con tutta la forza che le è rimasta affinchè venga fatta giustizia.

    Sono passati 3 mesi dalla strage a Quargnento dove persero la vita tre giovani Vigili del Fuoco, Antonino Candido, Marco Triches, Matteo Gastaldo e la Procura di Alessandria ha chiesto il rito immediato per i responsabili dell’incendio causato nella cascina, i coniugi Gianni Vincenti e Antonella Patrucco.
    Omicidio volontario plurimo, lesioni volontarie ad altri due pompieri e al carabiniere che quella maledetta sera, furono travolti dallo scoppio, crollo doloso di abitazione, truffa aggravata alla società assicuratrice Generali e calunnia nei confronti del vicino di casa, sono i reati contestati dal Procuratore capo Enrico Cieri e dal sostituto Elisa Frus.
    Reati gravissimi che, a distanza di 90 giorni, riaprono quella ferita sanguinante mai cicatrizzata dei parenti delle vittime che, quotidianamente, provano a sopravvivere a questa inaccettabile morte. La mamma di Antonino crede nella giustizia e ad essa si aggrappa per andare avanti, sceglie la speranza per superare il timore del dubbio.
    “Mi auguro, un giorno, di poter andare da mio figlio e, davanti a quel marmo gelido, dirgli che è stata fatta giustizia. Già il fatto che non possano avvalersi del rito abbreviato che gli garantirebbe lo sconto di un terzo di pena, è un primo passo importante – afferma Marina – La tragedia a Quargnento è stato un evento che ha scosso l’Italia intera, da Nord a Sud, quindi non possono far finta di niente. Questa volta, spero si mettano la mano sulla coscienza e diano una pena esemplare a chi ci ha tolto i nostri amori. Io ho fiducia nella Giustizia, ci ho sperato dal primo momento nonostante si paventasse la possibilità del rito abbreviato ed oggi, la notizia che gli imputati andranno a processo mi dà la forza per andare avanti. Ci voglio credere e sono fiduciosa. Nino, Matteo, Marco esigono giustizia”.
    La mamma di Nino, il papà Angelo, la sorella Ilaria e la moglie Elena sono entrati nei cuori di una comunità che si è fatta sentire in questi mesi e continua a farlo con iniziative per non dimenticare il giovane vigile del fuoco, un ragazzo solare, buono, altruista che amava fare del bene in silenzio.
    “In questo terribile momento della mia vita, tantissime persone ci sono state accanto, anche le istituzioni che ringrazio, non ci hanno abbandonato e con messaggi, telefonate ci hanno fatto sentire un po’ meno soli – continua Marina – Un signore di Alessandria con il quale mi confronto spesso telefonicamente, venne alla camera ardente per raccontarmi cosa fece Nino per il suo bambino che non sta molto bene. Un giorno, questo papà portò il piccolo in caserma e Nino lo accolse, accese le luci e le sirene del camion, lo coccolò. Nino era un uomo sensibile e insieme ai suoi colleghi, raccolse i soldi per regalare al piccolo una divisa dei Vigili del fuoco, un vestitino che al piccolo piacque moltissimo. Il giorno dei funerali, il papà mi riportò quella divisa perché suo figlio voleva ringraziare Nino per l’amore che gli aveva donato restituendogli quell’abito per lui molto importante. Io dissi che Nino sarebbe stato più felice se l’avesse tenuta lui come un regalo prezioso visto che gliela ha donata con tutto il cuore. Ecco, mio figlio era questo. Noi non sapevamo quello che faceva ad Alessandria perché lui amava fare del bene senza dirlo. In questi mesi, ho saputo tantissime altre cose, testimonianze di persone che hanno conosciuto Nino e che come noi, lo amano e continueranno a farlo”.
    Le cose importanti sono le più difficili da dire e realizzare ma Antonino riusciva a fare tutto con naturalezza, dando l’esatta misura a ciò che pensava, alla necessità che incalzava, a far stare bene il suo prossimo. Aveva capito che ciò che facciamo solo per noi stessi muore con noi mentre quello fatto per gli altri resta ed è immortale.
    Nino è un angelo dei nostri tempi, una persona speciale che, anche la città di Reggio Calabria, vuole ricordare per sempre con l’intitolazione di una strada.
    “E’ un ulteriore atto di amore per mio figlio – conclude mamma Marina – So che lui non vorrebbe vedermi così e gli chiedo perdono ogni giorno ma la mia è una ferita aperta che nessuno è in grado di lenire. La vita va avanti è vero ma non è facile vivere senza Nino. Il mio è un dolore atroce, lancinante, un vuoto incolmabile ma sono certa che, un giorno, lo riabbraccerò e non ci lasceremo mai più”.
    Immaginando questa mamma che “dipinge” con le sue lacrime, il volto e gli occhi grandi del figlio ora più che mai, un Paese intero si stringe forte a lei pretendendo una pena esemplare per chi ha ucciso Nino, Matteo e Marco perché ognuno deve essere giudicato per ciò che ha fatto. E non tenere conto delle azioni compiute, sarebbe come ammazzare i nostri tre fratelli per la seconda volta.