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    Reggio Calabria – Lunghi applausi per “Le Signorine”, un gioiello di prosa del teatro italiano

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Tra amore e odio, illusioni e sogni si infrange nella vita di due donne diverse tra loro ma unite da uno stretto legame di parentela, una dura realtà di solitudini, cinismo e disillusioni.
    “Le Signorine”, commedia di Gianni Clemente, per la regia di Pierpaolo Sepe, quarto appuntamento della prestigiosa kermesse “Le maschere e i volti” della Polis Cultura di Lillo Chilà, con due grandi attrici Isa Danieli e Giuliana De Sio capaci di trasformare il dramma in commedia, strappa risate, applausi e anche una dovuta riflessione sugli aspetti talora oppressivi, ricattatori e di rivalsa che possono colorare i rapporti familiari.

    Un successo teatrale che lascia soddisfatto il pubblico del “Cilea” anche ieri sera gremito e che viene coinvolto dalle due interpreti protagoniste di battibecchi, punzecchiature e battute dal gustoso colore del dialetto napoletano.
    La sorella maggiore Rosaria, attaccata ai soldi (la possente Isa Danieli) e la sognatrice Addolorata (la capricciosa sorella minore Giuliana De Sio sempre sottomessa e in attesa di una rivalsa che comunque non la renderà felice), sono due donne zitelle e zoppe e trascorrono la propria esistenza in uno scambio continuo di accuse reciproche.
    In quella convivenza claustrofobica, senza amicizie e svaghi, scandita da monotoni gesti quotidiani, pasti frugali e il lavoro nella piccola merceria di famiglia nel cuore di Napoli, prende forma un gioiello di prosa del teatro degli ultimi anni scandito da note dolorose ed angoscianti con sfumature tristi e tragiche.
    Un dramma quotidiano che fa ridere ma che lascia, alla fine, un po’ di amaro in bocca. E già, perché in questo racconto, si rafforza la certezza come solo nella famiglia ci si lascia andare a delle libertà di cui a volte ci si pente, si dà per scontato i propri cari, si litiga inutilmente, per poi comprendere che dei propri affetti si ha un bisogno naturale e necessario.
    Addolorata e Rosaria raccontano la solitudine, i grandi rimpianti, il loro particolare modo di amare non scevro di dispetti e recriminazioni ma anche, mettono in risalto il “peso” del denaro, il risparmio di soldi, primo motivo di scontro continuo tra le due sorelle e di risate dalla platea.
    La divisione tra le donne e la loro differenza di pensiero su come vivere è evidenziata anche dalla scenografia colorata nella stanza di Addolorata e nera nel lato del corridoio in cui spadroneggia Rosaria, che non manca mai di imporre sulla sorella il suo potere matriarcale.
    Tra caloriferi troppo accesi, inviti a nozze da evitare, la pasta economica alle “vongole fujute” (una pasta senza vongole perché sono fuggite) e cartomanti televisivi (la voce del mago è di Sergio Rubini), le due protagoniste mettono in scena una costruzione drammaturgica di alto livello. Ma soprattutto, tirano fuori con “leggerezza” la pericolosità dei muri invisibili, quelli che si creano nel tempo, per incomprensioni, quei muri invisibili che si ergono in famiglia e che, spesso, allontanano i fratelli e le sorelle.
    Gli spettatori sono travolti dalla veracità dei litigi delle due sorelle ma anche si commuovono quando le donne, alla fine, ritrovano quell’affetto che le lega e che le legherà per sempre perché “nessuno ti potrà mai capire meglio di tua sorella”.
    In quella famiglia, “luogo” dove ci è permesso dare il peggio di noi, senza il rischio di perdere i legami più importanti, Addolorata e Rosaria spronano a ritrovare la libertà e l’amore che serve per andare avanti, per essere noi stessi e togliere le maschere che, a volte per pura necessità, indossiamo per far piacere agli altri.