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    Reggio Calabria – Gli attori Gargano e Falconi raccontano l’amore stregando “Il Metropolitano”

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – L’amore è la più saggia delle follie, una amarezza che può soffocare ma anche una carezza capace di guarire ogni male. Luigi (l’istrionico Enrico Maria Falconi, capace di tenere il palco come pochi altri e con una grande dote di improvvisazione) e Maria (l’affascinante e vulcanica Ramona Gargano) interpreti eccelsi e protagonisti della commedia “S’amavano” in scena al cine-teatro “Il Metropolitano” nella kermesse “Teatro Off” dell’Officina dell’Arte di Peppe Piromalli (e si replica anche questa sera), lo hanno dimostrato con un racconto serrato, diretto fatto di monologhi e confronti a due tra innamorati succubi di angosce e sogni.

    Luigi racconta la sua più grande storia d’amore (abbracciato a quel bidet, messo per errore al centro del corridoio di casa) avuta con Maria, una giovane bellissima, piena di paure e ansie che cerca di sanare parlando a mitraglietta con la sua amica Silvia e, frettolosamente, trova le soluzioni più disparate per evitare di soffrire.
    Una storia d’amore che ha inizio il 25 Marzo, un giorno indimenticabile per entrambi i personaggi, due veri “opposti” della vita che si attraggono, si cercano, si completano, si amano, si donano reciprocamente e si lasciano perché “l’amore si costruisce con la presenza” e se questa viene a mancare, può capitare di perdere la sicurezza del sentimento.
    “Certe storie potrebbero durare all’infinito se solo si desse il tempo di aspettare” – dice Luigi alla sua amata che per un fraintendimento sceglie di uscire con Claudio, un giovane sportivo molto ambito dalle ragazze.
    Il chiarimento riunisce i due innamorati che coronano il loro sogno d’amore sposandosi ma col tempo, i problemi non vengono meno e la presenza ingombrante di una suocera in casa, le cose dette e non dette, le assenze di lui, le troppe pretese di lei “minano” il rapporto d’amore.
    L’attore e autore dell’opera Falconi ha un grande merito: aver creato dall’intreccio di più storie d’amore reali, un intenso viaggio nei sentimenti veri che vive ciascuno di noi ogni giorno. Ne esce fuori quasi un trattato sociologico dove in maniera ironica, ognuno può in qualche maniera riconoscersi in quella Maria o in quel Luigi.
    Per un’ora e mezza, Ramona (una donna normale ma in quella sua normalità, si riconosce l’unicità) ed Enrico Maria parlano di vita, di rapporti umani strappando risate e anche qualche lacrima perché l’amore è come l’alcool, lo provi una volta e ti fa girare la testa, ne vuoi ancora e ancora. Ti fa sentire male, tanto male che dirai di non volerne più ma poi, al prossimo bicchiere ci ricascherai e non dirai di no. Perché al di là di come vada, l’amore non finisce mai.
    In una lettera struggente, Luigi apre il suo cuore all’amata, mostra la sua fragilità e nessuno mai potrà capire quanto amore ci mettesse anche solo a guardarla in faccia, in quei silenzi voluti per salvare la passione, in quella separazione nella quale si sente e si capisce la forza con cui si ama. Dove c’è amore non c’è bisogno del perdono, perché quando ami, ami e basta.
    “E’ bello sapere che esisti”, dice Luigi alla sua Maria, e anche se ormai non si cammina più insieme, anche se il Destino prende un’altra via, in quel posto dove è iniziato tutto, i due continueranno ad amarsi per sempre perché l’amore è l’unica cosa infinita nel cuore dell’uomo. E niente e nessuno, potrà impedire di amare ancora.