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    Reggio Calabria, Andriani (Mac): “Solo oggi Falcomatà si ricorda di essere il sindaco metropolitano”

    Di seguito la nota diffusa da Gabriella Andriani responsabile regionale MAC  –

    Dopo 5 anni Falcomatà si ricorda di essere Sindaco metropolitano?

    Apprendiamo che il Sindaco della Città Metropolitana condivide la proposta avanzata da Castrizio e Perna intorno alla costituzione della cosidetta “Regione dello stretto” e, dunque, del coinvolgimento dei cittadini tramite un referendum.

     

    Confermata la stima nei confronti dei due eccellenti concittadini, non possiamo esimerci dall’osservare che il Sindaco metropolitano, piuttosto che rilanciare questa idea “non sua”,  dovrebbe spiegarci perché e cosa non ha fatto, in questo quinquennio, per realizzare la città metropolitana di Reggio.

    Con effetto della legge 56/2014 e per attuazione pratica il 31 gennaio 2016, la Provincia di Reggio è transitata nella città metropolitana la quale, il 7 agosto 2016, ha eletto il primo Sindaco metropolitano, nella persona di Giuseppe Falcomatà.

    Durante il completo mandato, quali sono state le azioni politiche del suddetto Sindaco in materia di pianificazione, di potenzialità e poteri? Qual è il piano strategico istituzionale e di creazione degli organismi che avrebbe dovuto elaborare per ridisegnare la geografia amministrativa che comprende 97 comuni reggini?

    Sono trascorsi più di cinque anni e si può registrare solo un netto ritardo della messa in opera del nuovo livello di di governo metropolitano. La città sarebbe dovuta divenire un polo di traino assumendo il ruolo di città moderna, europea, in grado di di operare scambi e relazioni a tutti i livelli con tutte le altre città metropolitane.  Ad oggi il risultato è che ci viene consegnata una città carica di degrado con tutti i deficit strutturali, economici, urbani, in aumento.

    Reggio è l’unica metropoli con un reddito pro-capite inferiore alla media nazionale: imprese e commercio in ginocchio, disoccupazione da primato,  emigrazione giovanile, riassetto urbanistico inesistente, servizi di ordinaria amministrazione carenti.

    Come può apparire attendibile  qualsiasi programma in merito,portato avanti da un Sindco metropolitano che si ricordasolo oggi, dietro suggerimento, di essere tale.

    Con le condizioni attuali, un governo unitario delle “città dello stretto”, purtroppo diviene solo una suggestione.

    Non sarebbe certo banale un continuum insediativo  che, piuttosto che svilupparsi verso l’entroterra, si verificherebbe a cavallo delle due sponde dello Stretto. Sarebbe sinergia tra le parti del territorio  delle due Regioni sui sistemi d’impresa, sulle infrastrutture, sui centri d’istruzione, sugli Ospedali.

    E’ pero ostativa, a nostro avviso,  ad una funzionale perimetrazione di una simile realtà interregionale non solo la pluralità dei centri di comando regionali, ma anche la loro eterogeneità, essendo la Sicilia a statuto speciale e la Calabria a statuto ordinario. Inoltre i differenti livelli istituzionali che hanno sancito la costituzione delle città metropolitane: Messina è tale per effetto di una legge regionale mentre Reggio per una legge di Stato. Ciò ne  renderebbe più complessa e lunga la configurazione giuridica e nel caso della legge 56/2014 che ci riguarda, si dovrebbe modificare il comma 6 che individua la Città metropolitana nel sito territoriale della omonima provincia.

    A favore di questa idea, si potrebbe comunque dar luogo alla condivisione di un certo numero di politiche trasversalmente all’altra sponda, da condurre su base convenzionale e non istituzionale, per sfruttare il continuum insediativo d’oltre stretto a rinforzo degli asset del centroide reggino.

    A Castrizio e Perna va il merito di aver gettato un sasso nello stagno, ma questo implica una governance competente, pronta a tale sfida, disposta ad aprire gli orizzonti della politica oltre la faziosità. E  non è certo questo un progetto da affidare  a chi si ricorda solo oggi di essere un Sindaco metropolitano.