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    La comicità raffinata di “Che disastro di commedia” stupisce il pubblico del “Cilea”

    di Grazia Candido (foto di Antonio Sollazzo) – Altro “Che disastro di commedia”, è uno spettacolo interessante che strappa tantissime risate e ti catapulta in quel caos ben strutturato che, alla fine, decreta un altro successo per la compagnia teatrale Officina dell’arte. Ieri sera, in un gremito teatro “Francesco Cilea”, l’opera moderna di grande originalità scritta dal trittico inglese Jonathan Sayer, Henry Shields e Henry Lewis, per la regia di Mark Bell, portata in scena da otto attori di grande talento (Marco Zordan, Luca Basile, Valerio Di Benedetto, Yaser Mohamed, Alessandro Marverti, Igor Petrotto, Viviana Colais e Stefania Autuori), crea una fusione tra i B-movie hollywoodiani e le saghe fantozziane.

    I protagonisti “buttati” nel West End, negli anni ’20, sono impegnati in un misterioso omicidio da risolvere e, per due ore, tra una scenografia che cade a pezzi e battute dimenticate, strafalcioni in serie ed episodi imbarazzanti, prende forma un “disastro” esilarante e coinvolgente.
    Per la prima volta, in scena viene realizzata un’opera imprevedibile, che lascia sbalordito e, a volte, “spaventa” pure il pubblico coinvolto in quel caos scenico dove spiccano veri e propri performer che nulla hanno a che spartire con i loro personaggi. Continui colpi di scena, un ritmo incalzante, tempi comici perfetti, entrate ed uscite repentine, si incastonano con la bravura e l’alta professionalità di quel team attoriale che immobilizza gli spettatori alle poltroncine.
    Il risultato finale è la dimostrazione che di disastro c’è solo il nome della commedia e basta perché tutto il resto, è semplicemente una perfezione.
    Si capisce che nulla sarà scontato già dai primi minuti, dove spicca una porta che non si chiude bene e una mensola sopra il caminetto che non tiene. Ed ecco, che iniziano le avventure e disavventure della Compagnia di Santa Eufrasia da Piedimonte che compare sulla scena per realizzare il suo “dramma”.
    Tra i tanti intoppi che si verificano, ci sono ascensori guasti, una scenografia che cade a terra, taccuini e diari che non si trovano, testamenti illeggibili, battute che vengono ripetute in corso d’opera, incomprensioni tra l’attrice protagonista e la direttrice di scena chiamata a sostituirla in uno dei suoi numerosi svenimenti, l’audio che non funziona. Insomma, “Che disastro di commedia” è un prodotto geniale, che premia l’intraprendenza della produzione firmata AB management e piace a grandi e bambini. E il merito, è di giovani attori che hanno saputo donare emozione, hanno creato pathos e regalato risate senza essere volgari o scontati, ma, semplicemente se stessi utilizzando bene la mimica facciale e incastonando in alcune scene, gesti inconsueti.
    Quello che accade sul palcoscenico, è indescrivibile in tutti i suoi accidenti ed è difficile poterlo raccontare a chi non ha ancora avuto la fortuna di vedere questo successo mondiale.
    Ogni piccolo o grande “disastro” viene cancellato dall’applauso finale del pubblico e la meraviglia che lascia piacevolmente stupiti, è vedere gli spettatori andar via compiaciuti di aver visto una commedia raffinata che sdrammatizza la vita nella quale ognuno recita con una maschera diversa e continua nella parte, finché il gran direttore di scena gli fa lasciare il palcoscenico.