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    Bombardieri: “Delineato un panorama delinquenziale di soggetti che non hanno alcuno scrupolo pur di essere eletti”

    di Grazia Candido –  “Abbiamo messo in atto una collaborazione investigativa giudiziaria che ha funzionato delineando un panorama delinquenziale che ci sconforta di soggetti che non si fanno alcuno scrupolo pur di essere eletti”.

    Così il Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri spiega l’operazione “Eyphèmos”  di questa mattina messa a segno dalla Polizia coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, dalla Squadra Mobile e dal Commissariato di Palmi, con il coordinamento del Servizio Centrale operativo e con il concorso degli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e delle Squadre Mobili di Milano, Bergamo, Genova, Vicenza, Novara, Lodi, Pavia, Ancona, Pesaro Urbino, Perugia e Bari e che ha portato all’arresto di 65 soggetti (53 in carcere e 12 agli arresti domiciliari) indagati a vario titolo per associazione mafiosa (cosca Alvaro), reati in materia di armi e sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento reale, violazione privata e in materia elettorale con l’agevolazione della ‘ndrangheta per scambio elettorale politico mafioso.
    Per il Procuratore Maurizio Vallone si tratta di “un’importante operazione che ha risvolti di natura politica e per la quale abbiamo raccolto un volume di misure cautelari di circa 4 mila pagine che documentano l’esistenza in Sant’Eufemia d’Aspromonte  di una struttura associativa di ‘ndrangheta che opera alle dipendenze della potente cosca Alvaro”.
    “Voglio ringraziare il Questore, la Squadra Mobile, il Commissariato di Palmi, i reparti prevenzione crimine per il lavoro svolto, la direzione di Ancona che ha eseguito un fermo di 4 persone e il dottore Messina che dà un segnale importante su questo procedimento penale svolto con scrupolo e che ha impegnato la DDA e la Polizia giudiziaria in maniera continua. Le indagini ci danno conto di uno spaccato della criminalità organizzata insita nell’area tirrenica e di una politica locale che non ci fa onore – afferma il procuratore Capo Giovanni Bombardieri – Ci tengo a precisare che non si fa riferimento a gruppi politici ma a persone che hanno richiesto appoggi per raggiungere obiettivi elettivi e il cui problema era il gruppo con cui candidarsi. Non parliamo di associazioni ideologiche ma utilitaristiche. Siamo di fronte ad un panorama criminale antico e moderno nel quale spiccano frizioni interne che vedono le lamentele di esponenti di spicco su nuovi battezzi irregolari. Nelle conversazioni, infatti, Domenico Laureandi si lamenta che un altro esponente procedesse a battezzi irregolari e chiedeva conto  ai capi dell’organizzazione”.
    Il Procuratore parla anche di “’ndrangheta arcaica con i suoi rituali che ricadono in un contesto ma al tempo stesso, è una ‘ndrangheta proiettata al futuro”.
    “Abbiamo raccolto 3.650 pagine, un’ordinanza corposa, una analisi puntuale di tutte le risultanze investigative  che riguardano anche le infiltrazioni al Comune di Santa Eufemia  di soggetti malavitosi che interferivano con l’attività amministrativa – aggiunge Bombardieri – Laurendi Domenico interferisce sulla nomina del Creazzo e, pur non essendo un influencer elettorale, sapendo la sua caratura sul territorio, ci si rivolge ugualmente a lui visto i suoi collegamenti con gli Alvaro e, una volta eletto il politico, questo doveva garantire le cortesie a chi lo aveva sostenuto. Parliamo di soggetti che hanno riferimento con la ‘ndrangheta che opera nelle affiliazioni”.
    Il dirigente Centrale anticrimine Polizia Francesco Messina ribadisce che “l’obiettivo delle Forze dell’Ordine è di togliere di mezzo la ‘ndrangheta, fenomeno che si è radicato in questa terra”, e grazie “ai 50 equipaggi  coinvolti, abbiamo messo a segno ad una operazione che dà un quadro della realtà ‘ndranghetista”.
    “Prendere tutti quei voti in una realtà calabrese fa pensare agli aspetti tipici della logica mafiosa radicata sulla tirrenica che, ovviamente, inquina il territorio – continua Messina – C’è la difficoltà di non uscire da questo gioco ma il nostro lavoro non si fermerà e seguiremo ogni tipo di attività. La Calabria per noi è strategica e continueremo ad affrontare queste tematiche con la consapevolezza di essere uno strumento determinante”.
    Il Procuratore aggiunto Gaetano Paci dopo aver ribadito che “l’indagine è enorme ed è difficile riassumere gli elementi acquisiti in una conferenza stampa”, si sofferma su “un aggregato mafioso fatto di carne viva della ‘ndrangheta che cerca di superare la conflittualità”.
    “Alla fine del 2017 si registrò una spaccatura interna: due articolazioni mafiose, una facente a capo a Laurendi  Domenico  e l’altra ad Idà Cosimo che entrarono in guerra tra loro nel tentativo di prendere l’una il sopravvento sull’altra – continua Paci – Il Laurendi forte di un tradizionale rapporto con gli Alvaro, organizzazione criminale lungimirante, manifestava modalità mafiose terrificanti imponendo la sua arroganza agli imprenditori del territorio. In questa ordinanza c’è un capitolo dedicato alla gestione di armi e in un caso si arriva ad ipotizzare un attentato dinamitardo, c’è un parte che riguarda l’Estero e c’è la capacità di soggetti di accreditarsi nell’ambito politico, sembra quasi una agenzia procacciatrice di voti. Gli anticorpi che la Democrazia avrebbe dovuto creare in realtà oggi, ancora, non ci sono  ma, nonostante le difficoltà tecniche e i collegamenti con gli altri uffici, si è mantenuta l’integrità e il senso di istituzioni che in qualcuno è  mancato.  Non è stato così per noi”.
    L’intera attività investigativa  ha avuto come perno centrale la figura di Domenico Laurendi, processato per associazione mafiosa e assolto in secondo grado nel procedimento “Xenopolis” la cui immagine si irrobustisce nell’inchiesta odierna in ragione della sua crescita esponenziale di ‘ndranghetista.
    “Sono stati impiegati circa 550 uomini coordinati tutti dal servizio centrale della Polizia di Stato – aggiunge il Capo della Squadra Mobile Rattà – In questo lavoro investigativo c’è di tutto e di più: dal traffico di stupefacenti a quello di armi ad un sodalizio della ‘ndrangheta caratterizzato da rituali dai quali non si staccano e c’è anche la modernità degli ‘ndranghetisti di Santa Eufemia di collidere con gli amministratori.  E’ stata una indagine poliedrica e difficile nella quale si sono distinti sia i ragazzi della Squadra Mobile che quelli del Commissariato di Palmi ai quali va il mio ringraziamento”.
    Un ultimo affondo lo sferra il Procuratore Capo sulla “conduzione spregiudicata” della campagna elettorale portata in atto da Antonino Creazzo (fratello del neo consigliere regionale).
    “Dalle indagini e dalle parole captate di Creazzo Antonino emerge uno spaccato professionale del fratello Domenico non limpido, anche in relazione alla sua funzione di Presidente del Parco dell’Aspromonte nel cui svolgimento risulterebbe avere assecondato varie richieste a fini puramente clientelari – continua Bombardieri – Emerge anche l’interesse principiale del Creazzo  di essere eletto e utilizzano il Partito per la loro aspirazione politica chiedendo l’intervento della cosca. Non c’è possibilità di equivoco ma legittimità delle condotte. Il Gip ha fatto una valutazione delle condotte dei due fratelli Creazzo, che noi rispettiamo, ritenendo più grave quella di Antonino (misura cautelare in carcere) rispetto a quella di Domenico (misura cautelare degli arresti domiciliari per l’accusa di scambio elettorale politico mafioso). Per quanto riguarda il Senatore Marco Siclari (l’ipotesi di reato è scambio elettorale politico – mafioso) l’esecuzione della misura cautelare rimarrà sospesa in attesa della delibera della Camera di appartenenza alla quale è stata richiesta l’autorizzazione a procedere”.