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    A Locri si è discusso di intelligenza artificiale e diritto

    Il 31 gennaio u.s., l’antico Palazzo Nieddu del Rio, situato a Locri (RC), è stato teatro di una Conferenza Internazionale avente ad oggetto “Intelligenza artificiale e diritto. Un’indagine comparata e multidisciplinare”.

    Il convegno, organizzato dal Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Locri, presieduto dall’avv. Maria Gabriella Romeo,  e dal MICHR (Mediterranea International Centre For Human Rights Research), dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ha visto la presenza di ospiti di caratura internazionale, dalla Russia al Sud America, che hanno portato la loro testimonianza sull’importante tema trattato.

    Subito dopo l’apertura dei lavori con i saluti della Presidente del Consiglio dell’ordine di Locri, avv. Emma Maio, e del Procuratore Capo di Locri, dott. Vincenzo D’Alessio, e l’introduzione curata dall’avv. Maria Gabriella Romeo, il dibattito, moderato dall’Avv. Domenico Rocco Lombardo, è stato avviato dagli ospiti russi, i dottori Mark Rovskiy e Artem Bubnov, provenienti rispettivamente dalla Bauman University of Moscow e dalla Plekhanov Russian University, che hanno illustrato l’evoluzione dell’intelligenza artificiale scandita secondo tre fondamentali passaggi: artificial intelligence, machine learning e deep learning. La capacità dell’intelligenza artificiale, al suo ultimo stadio, di ripetere i tratti neurali dell’essere umano ha posto con immediata  evidenza le implicazioni etiche che ne derivano. Può una macchina sostituire l’uomo nelle sue attività manuali e cerebrali? Se una risposta positiva può chiaramente darsi nel primo ambito, maggiori difficoltà si riscontrano nel secondo.

    Fra i tanti scenari prevedibili, le riflessioni hanno un risvolto in ambito giuridico in quanto si prospetti la possibilità che l’intelligenza artificiale sostituisca i principali fautori del processo (dall’avvocato al giudice).

    Ebbene, con approfondita analisi, dapprima il prof. Angelo Viglianisi Ferraro ha illustrato i settori limite del diritto civile entro cui l’intelligenza artificiale avrebbe difficoltà ad operare. Basti pensare, a titolo di esempio, alle clausole generali dell’ordinamento giuridico (buon costume, buona fede, ordine pubblico, ecc.), in virtù delle quali la regola giuridica è integrata dal retaggio culturale dell’operatore di diritto – dato che difficilmente potrebbe diventare input di tipo numerico tale da completare l’intelligenza artificiale, sotto questo profilo deficitaria. Altrettanti aspetti critici ha sollevato l’avv. Leo Stilo del foro di Locri il quale, partendo da un approccio più tecnico-scientifico alla questione e osservando la rivoluzione ambientale che, per la sua funzionalità, la stessa sta comportando, ha palesato il timore che non sia l’uomo il fine ultimo della tecnologia ma, seguendo un’inversione dei termini, che l’uomo diventi il mezzo per il perseguimento della migliore tecnologia, con un chiaro sovvertimento dei valori che dovrebbero guidare l’agire umano.

    Il tema dell’intelligenza artificiale non risparmia neanche il settore penale, come osservato dal prof. Nicolas Salvi della Universidad Nacional de Tucuman, Argentina. Quale beneficio potrebbe trarre l’ordinamento dall’applicazione dell’intelligenza artificiale in ambito penalistico? A livello ideale uno sbocco potrebbe essere rappresentato dalla prevenzione del crimine, nella misura in cui si impedisca che un delitto “pre-visualizzato” dall’intelligenza artificiale in capo ad un dato soggetto sia da questi commesso. Anche qui la regressione dei principi sarebbe evidente, giacché si finirebbe con il punire un ipotetico reo prima ancora che venga commesso il fatto, con il ritorno al diritto penale delle intenzioni tipico dei regimi totalitaristi.

    Dulcis in fundo, può ravvisarsi una soluzione alle problematiche che solleva l’intelligenza artificiale? Se è difficile dare delle risposte certe, di converso è possibile tracciare una via risolutiva, a partire da un intervento legislativo dall’alto che uniformi le pratiche tecnologiche che con vario passo accomunano le realtà statali. Il tutto integrato da un intervento dal basso che operi a favore dell’alfabetizzazione digitale per coloro che ogni giorno utilizzano l’intelligenza artificiale, perché la conoscenza degli strumenti che adoperiamo, dai più ai meno complessi, è il primo passo per dominare e non essere dominati dal mezzo – è stata la conclusione fornita dalla prof.ssa Wilges Bruscato  dell’Universidade Federal de Alfenas, Brasile.

    Un dibattito ricco e stimolante, che ha suscitato molte riflessione nel pubblico intervenuto, a conferma che l’incontro fra menti e culture differenti è sempre foriero di crescita reciproca, secondo una formula che ci si augura possa rinnovarsi presto e con maggiore frequenza nel territorio locrideo.