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    Reggio Calabria – Una via della città intitolata a Suor Teresilla

    Sabato 1 febbraio 2020 alla presenza di S.E. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini Arcivescovo della diocesi Reggio/Bova, del Sindaco della città Metropolitana Avv. Giuseppe Falcomatà, di Suor Maria Grazia Comparini Angiografia Serve di Maria Riparatrici e delle autorità cittadine, presso l’ex via Torrente S.Lucia Ecer, si svolgerà la cerimonia di intitolazione della stessa strada a Chiara Barillà “ SUOR TERESILLA”.

    Al termine della cerimonia si svolgerà presso l’Auditorium “don Orione” un incontro sul tema Suor Teresilla la Samaritana della Conciliazione e della Carità. Il programma prevede la proiezione di un filmato sulla vita di Suor Teresilla, subito dopo i saluti del parroco della Parrocchia Santuario don Graziano Bonfitto che aprirà di fatto gli interventi da parte dei relatori, Suor Maria Grazia Comparini per la congregazione Serve di Maria Riparatrici, del Presidente dell’Associazione AGAPE Mario Nasone e a conclusione il Sindaco della Città Metropolitana Avv. Giuseppe Falcomatà. La parrocchia e la famiglia Barillà ringrazia di cuore il consigliere comunale di Reggio Calabria Antonino Mileto per il grande lavoro svolto per l’intitolazione della via alla Suora. Qui di seguito la biografia di Suor Teresilla a cura della Congregazione Suere di Maria Riparatrici
    Nasce a Bagaladi (RC) il 1° agosto 1943 da Teodora e Antonio Barillà e lo stesso giorno viene battezzata con il nome di Chiara. Conosce le Serve di Maria Riparatrici a Maiori (SA) dove frequenta la quinta elementare. Si consacra al Signore con la Professione temporanea il 29 settembre 1961.
    Nel tempo dello iuniorato è a Roma nelle comunità di Via Cassia e poi nella casa di cura di Via Lagrange; da qui passa alla comunità di Colle Val d’Elsa (SI), che offre accoglienza alle giovani studenti. Vive questo tempo svolgendo il servizio di cuoca con disponibilità e attenzione verso tutte, ma si apre anche ad altri interessi. Molte di noi la ricordano con il giornale in mano, mentre attende che i cibi si cuociano o mentre cammina per il corridoio. La sua energia spirituale comincia a prendere forma.
    Emette la Professione perpetua il 21 ottobre 1966 a Rovigo. Nel 1972 è a Roma, per il corso di infermiera professionale presso la scuola-convitto dell’Università cattolica del sacro Cuore «A. Gemelli» e poi presso l’ospedale «S. Giovanni-Addolorata» di Roma, dove viene assunta nell’organico prestando un generoso servizio fino alla morte. Nel 1979 si diploma anche come Caposala e Operatrice per consultori familiari presso l’Associazione Medici cattolici.
    Nel 1974 partecipa al Convegno ecclesiale «La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di giustizia e di carità della Diocesi di Roma». Lì sente per la prima volta don Luigi Di Liegro, direttore della Caritas diocesana di Roma, uomo appassionato dei poveri, con il quale farà molta strada a servizio degli ultimi. L’occasione per parlarsi e lavorare insieme verrà nel 1980.
    Il nome di Teresilla resterà per sempre legato al “caso Moro”. Ma la sua opera è stata molto più ampia. Attenta alla vita del carcere fin da giovane, si è dedicata ai detenuti del carcere di massima sicurezza di Pianosa, di Regina Coeli e di Rebibbia. Con gli anni aveva allargato il suo raggio d’azione andando a confortare, spesso con il sostegno di padre Adolfo Bachelet, pentiti e dissociati reclusi negli istituti penitenziari di mezza Italia. Fautrice accesa dell’indulto e dell’amnistia, convinta della necessità di una soluzione politica per chiudere la stagione degli Anni di piombo, Teresilla non si stancava di predicare ovunque la necessità del perdono e della riconciliazione. Con questo spirito ha promosso e facilitato l’incontro tra i terroristi – di destra e di sinistra – e i familiari delle vittime.
    Muore il 23 ottobre 2005, alle ore 03.50, in un incidente stradale, mentre compiva il consueto pellegrinaggio notturno sulla Via Ardeatina per recarsi al santuario della Madonna del Divino Amore, con il Rosario in mano, nel suo atteggiamento abituale di affidare a santa Maria le sofferenze e le speranze di quanti incontrava quotidianamente sul suo cammino e di coloro che lei stessa andava a stanare su strade impervie e faticose. Insieme a biglietti d’autobus, schede telefoniche, appunti sulla situazione giudiziaria di qualche detenuto, immaginette della Madonna, una foto di don Luigi Di Liegro e poi tanti indirizzi e numeri di telefono, al momento dell’incidente aveva con sé un’agendina in cui era scritto: «Non siamo chiamati a realizzare grandi opere, ma a dire con la vita che l’ultima parola non è quella del male!».
    Fedele alle parole del Vangelo «Non giudicate» ed «ero ammalato e in carcere e mi avete visitato», è riuscita, con la dolcezza e la determinazione che le erano proprie, a mettersi al servizio dei malati e ad entrare nel cuore dei carcerati, quelli politici e quelli comuni, e nel cuore dei familiari sia delle vittime che dei detenuti.
    La sua missione: servire e riparare, mediando riconciliazione e perdono! Per questo impegno vissuto nella donazione di sé, nella semplicità e spesso nel silenzio, è ricordata – possiamo dire quasi ininterrottamente – dal 23 ottobre 2005, giorno della sua nascita al cielo. Ha ricevuto il Premio Campidoglio 2006 a Roma per la solidarietà, il Premio San Giorgio 2007 a Reggio Calabria e vari riconoscimenti civili e religiosi.
    In una manifestazione avvenuta in sua memoria il 13 gennaio 2007 a Bagaladi, dove le è stato dedicato un centro di accoglienza e di sanità, di lei è stato detto: «missionaria di speranza e angelo delle carceri, confortò gli ultimi e consigliò i grandi».