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    Reggio Calabria – Il regista Cecchini: “Senza l’arte, si perde l’identità, la ragione dell’essere”

    di Grazia Candido (foto Antonello Diano) – “Il regista deve saper raccontare storie, estrarre sogni, emozionare”. Così il poliedrico attore Pier Maria Cecchini abilissimo a dividersi tra teatro, televisione e cinema, nonché scrittore e regista di film e spettacoli teatrali, spiega agli studenti del corso di “regia teatrale e cinematografica” ideato e promosso dall’Associazione culturale arte e spettacolo “Calabria dietro le quinte” (nell’ambito del progetto “New Theatre training” sostenuto dal bando “Funder35 ¬- l’impresa culturale che cresce”, con il patrocinio del Comune di Reggio Calabria e del Consiglio Regionale della Calabria), le peculiarità che deve avere colui che entra in rapporto con un testo, uno spazio, gli attori, il pubblico.

    Torna a Reggio Calabria questa volta non da attore ma da docente. Come è andata con i corsisti?
    “E’ un piacere essere qui, mi ricorda i tempi di quando girammo il film “Aspromonte”. L’impatto con i ragazzi è sicuramente positivo, sono molto curiosi, attenti e desiderosi di potersi sperimentare nell’essere o nel fare il regista. Questa figura così coperta di mistero, a volte considerata troppo severa, cattiva in realtà è una figura piacevole. Sono felice perché nei ragazzi ho colto attenzione e voglia di imparare. E poi, c’è il mio piacere di comunicare”.
    Nella sua straordinaria carriera ha avuto la possibilità di lavorare su diversi set. C’è un film che porta nel cuore o un personaggio al quale è particolarmente legato?
    “Sono un romantico e sono affascinato da figure teatrali come quella di don Chisciotte e Cyrano De Bergerac che si assomigliano molto, vi è un’affinità elettiva tra l’hidalgo Don Chisciotte della Mancia e il guascone Cyrano pur separati da quasi tre secoli, dalla formazione culturale, dalla provenienza geografica. Il loro mondo fatto di principi cavallereschi, un po’ spavaldi, non è altro che una rappresentazione scenica della vita. Loro anticipano un principio fondamentale dell’esistenza: quello che conta, è quello che fai e che farai ed è l’unica possibilità che un artista ha per non invecchiare e restare sempre ragazzo. Se sogni, progetti, avrai sempre l’entusiasmo di un bambino e il desiderio di metterti in gioco e di imparare. Se è vero che gli esami non finiscono mai, è anche vero che non si finisce mai di imparare”.
    Qual è il suo più grande sogno nel cassetto?
    “Ho molto da fare: adesso esce un mio libro, un film come regista, ho partecipato ad un’altra pellicola per il cinema, ho uno spettacolo teatrale e tante altre cose da realizzare. Poter fare ciò che desideri ed essere ancora qui, su un palcoscenico, è una grande fortuna. Ovviamente, devo ringraziare tutte le persone che mi hanno seguito, seguono ancora e mi garantiscono di poter continuare questa mia carriera”.
    In una terra difficile come la Calabria, diciamo il Sud in generale, cosa si sente di dire a questi ragazzi che ancora hanno voglia si sognare e, soprattutto, di realizzare i loro sogni nella propria terra d’origine?
    “Calabria dietro le quinte ha fatto un’opera meritoria e uno dei motivi per cui ho accettato il corso è il coraggio di questi ragazzi. Per cominciare qualsiasi cosa, serve coraggio, si deve buttare un seme perché non è detto che si debba per forza espatriare dal punto di vista artistico quando si possono fare le cose in casa. Magari, arriva qualcuno che ne sa di più, insegna ad altri consentendo poi, a queste realtà da piccole di diventare sempre più importanti sino a raggiungere l’autonomia ed essere capaci di produrre. Come accade con il cinema: quando ho girato il film in Calabria c’erano tantissimi talentuosi attori della provincia di Reggio che lottavano per il loro sogno”.
    Quindi, i sogni si possono realizzare anche qui?
    “Assolutamente sì. Cecchini dice sempre che l’unico rischio dei sogni è che si avverino, per cui si deve sognare, è obbligatorio perché è ciò che ci salva da questo mondo brutto. Dobbiamo dare una speranza ai giovani e il sogno ci permette di cambiare e di farci sperare in un mondo migliore senza un ottimismo ottuso e nemmeno un pessimismo deficiente. L’arte è una delle più grandi espressioni di cambiamento e di miglioramento della condizione umana. Fino a che ci saranno artisti che semineranno arte, cultura, storia allora, il popolo sarà ancora in tempo a migliorare. Se si perde tutto questo, si perde l’identità, si perde la ragione dell’essere”.