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    Reggio Calabria – “Così parlò Bellavista”, piace, commuove e fa il pienone al “Cilea”

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Una 128 gialla compare davanti alla platea e si capisce subito che la commedia “Così parlò Bellavista”, tratta dal libro di Luciano De Crescenzo e adattata per il teatro dall’istrionico Geppy Gleijeses nel doppio ruolo di regista ed interprete nei panni di Gennaro, non sarà come tutte la altre.

    Apre con un meritato sold-out la rassegna “Le maschere e i volti” della Polis Cultura di Lillo Chilà astuto a portare al “Cilea”, ieri sera, un capolavoro teatrale che “inchioda” alle poltrone un pubblico piacevolmente divertito dagli stereotipi tipici su Napoli e sui suoi abitanti sfruttati per essere sfatati e, talvolta, confermati.
    Prima di salire sul palco, lo aveva anticipato l’attore Gleijeses parlando di “un progetto teatrale impegnativo e che lo stesso Luciano gli disse “Sule tu ‘o ppuò ffà!”.
    E così, insieme ad una squadra di brillanti attori che vede in prima linea Marisa Laurito, la migliore amica di De Crescenzo (nella pièce interpreta Maria, moglie di Bellavista) e il vulcanico Benedetto Casillo (il vice sostituto portiere, l’unico nel ruolo che interpretò nel film), Gleijeses nei panni che furono una volta di Luciano, porta in scena un personaggio che appartiene a “una Napoli che non c’è più”, che cerca di educare al bello mentre ciò che lo circonda gli rema contro.
    Professore in pensione e filosofo per passione, Bellavista non si rassegna all’inattività e continua ad insegnare ad un gruppo di discepoli nel palazzo in cui vive con la moglie Maria. Con accanto il busto di Socrate e una carta geografica a portata di mano, il professor attorno ad un tavolo, espone la sua teoria sul mondo diviso in “uomini d’amore” e “uomini di libertà”.
    “Napoli è per definizione la città dell’amore, roccaforte del primo tipo di uomini mentre nelle città nordiche ci sono gli “uomini di libertà” – ci spiega Benedetto Casillo – Nelle sue teorie, il professore capisce che in fondo “siamo tutti i meridionali di qualcuno”, e che un “uomo d’amore” può nascere in ogni luogo, a qualsiasi latitudine”.
    Da sfondo, la scenografia di Roberto Crea riproduce la facciata del grande palazzo di via Foria dove fu girato il film, e, tra tempi ben scanditi, si snodano scene comiche e momenti di dovuta riflessione.
    Il pubblico è estasiato da quel “quadro” teatrale, a volte sembra di essere al cinema a rivedere il film, e il merito va a Gleijeses per aver riportato una Napoli autonoma e vicina al tempo nostro con un uomo, Bellavista, maniacalmente legato alle tradizioni fra cui la cura nel seguire la lavorazione della salsa di pomodoro da imbottigliare, ma anche attento allo svilupparsi di una realtà nuova nella città come i giovani emancipati, desiderosi di farsi una famiglia e in lotta per un posto di lavoro.
    E poi, lei, energia pura, Maurisa Laurito che, con la sua voce inconfondibile e la sua naturale esuberanza, contribuisce a dare al personaggio un’impronta del tutto personale, reale, vera.
    “Luciano mi ha insegnato la cultura, l’ironia, la bontà, la filosofia – afferma la Laurito a fine spettacolo – Quando scriveva un libro nuovo, me lo portava per farmelo leggere e mi diceva: “Se lo capisci tu, lo capiscono tutti”. Mi prendeva continuamente in giro. E’ stata una grande amicizia che non è finita ancora e io sono come lui, sperante nei confronti della religione: sono sperante nella reincarnazione. Luciano è stato un numero uno in tutto quello che ha fatto, un uomo di grande cultura ed intelligenza. E’ nato fortunato perché è nato a Napoli, come me, e sapeva che qualunque cosa intraprendesse, sarebbe diventata un successo. Lui non è stato solo un divulgatore, è stato un filosofo, un uomo di estrema cultura e non è una persona che si può dimenticare facilmente. Portare in giro questo spettacolo ogni sera, è toccante – conclude una emozionata Marisa – Quando vedo la gente applaudire, alzarsi in piedi, mi commuovo e noi dedichiamo tutto questo affetto a lui”.
    Mancano pochi minuti alla fine della commedia, in sala si coglie l’emozione e la profonda riconoscenza ad un uomo del Sud che, pur assente, ha dimostrato con un suo capolavoro che “siamo tutti angeli con un’ala soltanto e possiamo volare in alto solo restando abbracciati”.