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    La mamma di Matteo minaccia lo sciopero della fame e della sete: “L’Asp non risponde, mio figlio non può morire”

    “Per mio figlio, per i suoi diritti e la sua salute, farò lo sciopero della fame. Matteo non può urlare il suo dolore, lo faccio io per lui. Il mio bimbo non può morire”.

    La mamma del piccolo affetto da sindrome di Asperger, Angela Villani è esausta e dopo appelli, richieste di aiuto e solleciti con il suo legale, torna a denunciare la mancanza di risposte da parte dell’Asp di Reggio Calabria che, “dopo un’ordinanza d’urgenza, art. EX 700 definitiva del 28 Febbraio 2019, con la quale l’azienda sanitaria è stata condannata a provvedere, in modo diretto o indiretto, alle terapie necessarie a Matteo per 15 ore settimanali fino al compimento del dodicesimo anno di età, ad oggi, non ha provveduto a garantire le cure al bambino”.
    “In ogni aula di tribunale possiamo leggere una frase che rappresenta la Costituzione italiana: “La legge è uguale per tutti”. In questo caso, non è così – afferma la signora Villani – Ad oggi, nonostante l’intervento del Garante per l’infanzia e l’adolescenza Antonio Marziale, dei continui solleciti del mio legale Stefania Pedà, dell’invio di numerose PEC indirizzate al Commissario Saverio Cotticelli, che non hanno mai avuto risposta, nulla è cambiato. In questi mesi, tanti incontri farciti di belle parole, convocazioni informali con la neuropsichiatria infantile e colloqui ai quali ha partecipato anche mio marito, nei quali ci è stato proposto in maniera generica, senza precisare come e quando, né piano terapeutico né la disponibilità della struttura, di portare Matteo per le terapie a Catanzaro o a Cosenza”.
    Nel suo racconto puntuale e preciso con date e luoghi dove si è svolto il tutto, mamma Angela non nasconde di essere stata in questi mesi “accusata ingiustamente di voler emergere per immagine, cosa assolutamente non vera e di non interessarsi realmente al bene del proprio figlio”.
    “Perplessi e umiliati da tale proposta, in quanto non è stata considerata la “persona” di Matteo, che non potrebbe sopportare il peso e lo stress di un viaggio di circa 3 ore di andata e 3 di ritorno, che aggraverebbe la sua condizione comportamentale, nè è stato considerato che Matteo ha 6 anni e frequenta la scuola dell’obbligo e che le terapie ABA devono essere svolte negli ambienti naturali in cui vive il bambino, famiglia, scuola e attività ludiche e sportive – continua Angela – Vorrei precisare che in tutte le regioni d’Italia, dove non sono comunque avvenuti gli adeguamenti alle nuove Lea, le ASL di competenza, verificatesi situazioni analoghe a quella di Matteo, erogano un assegno di cura sufficiente a coprire il costo delle terapie. Inoltre, bisogna tenere conto che ogni bambino autistico è fortemente legato alla propria quotidianità e questa rappresenta una forma di sicurezza, essendo soggetti a forte frustrazione e, di conseguenza, a gravi problemi comportamentali. Ad oggi, l’Asp di Reggio Calabria non ha provveduto in alcun modo alle cure stabilite dal giudice e siamo esasperati, non siamo più in grado di sostenere le spese economiche per le cure di Matteo. Sospendere le cure – tuona Angela – vorrebbe dire provocare un’immediata regressione dopo più di 4 anni di terapia e perdere tutti i risultati ottenuti”.
    Quello che riportiamo, non è solo uno sfogo accorato ma un’urgente richiesta di aiuto di una mamma disperata che non sa più come aiutare il suo bambino.
    “Ciò che chiedo, per l’ennesima volta, è che l’ordinanza e il diritto alla salute vengano rispettati – conclude Angela – Da madre, non mi fermerò fino a quando non verranno garantite le terapie a Matteo. Non si può chiedere ad una madre di rinunciare al diritto alla salute del proprio figlio, nonché il diritto alla vita stessa. Se la mia richiesta non verrà accolta in tempi brevi, non avendo altra scelta, inizierò lo sciopero della fame e della sete di fronte agli istituti di competenza di Reggio Calabria”.