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Flavio Insinna sprona Reggio Calabria con un intenso inno alla felicità

di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Entra dalla platea sorprendendo il pubblico che, attonito, lo guarda e prova a rispondere alla domanda “cosa sia realmente la felicità” e lui, Flavio Insinna rompe il ghiaccio dando il via ad una grande festa collettiva. Sì perché “questo show è una festa che portiamo a teatro, il teatro è un luogo di incontro tra vivi, è come fare l’amore, l’unione di anime unite dalla stessa passione, respiriamo insieme – dice Insinna guardando la platea e tutti i livelli gremiti di spettatori – Avete un teatro che è una vera bellezza come il vostro lungomare ma voglio capire, stasera, cosa sia per voi la felicità”.

Improvvisazioni, colloqui spontanei, letture di messaggi scritti dagli spettatori mettono in moto “La macchina della felicità – Ricreazione”, evento andato in scena ieri sera al “Cilea” e organizzato dall’Officina dell’Arte nuovamente premiata dal suo pubblico per il coraggio, l’impegno e la dedizione che dimostra con un cartellone artistico di estrema qualità.
Gli ingredienti dello show, astutamente amalgamati dall’attore romano e dalla sua orchestra, sono i pensieri del pubblico e le riflessioni che ne conseguono tirate fuori dal paroliere Insinna che mostra, ancora una volta, la sua rarissima dote: la comunicazione reale e profonda col pubblico.
E’ uno spettacolo nello spettacolo condito anche dalla musica jazz e pop della “Piccola orchestra”, pochi elementi ma bravissimi, a sottolineare ogni passaggio essenziale di quel viaggio alla ricerca della felicità tra canzoni, citazioni (da Papa Francesco – “Abbiate il coraggio di essere felici” – a Confucio “Non esiste una strada verso la felicità. La felicità è la strada” – a Jacques Cousteau, Gandhi, John Lennon), storie di vita come quella di chi deve superare un esame all’università, chi spera un giorno di andare in pensione, chi si augura di vedere presto una Reggio bella, pulita e senza buche, chi invece, vuole ballare con la sua compagna sul palco.
Un desiderio immediatamente esaudito da Flavio che, sceso in platea, fa danzare una coppia di sposi tra luci soffusi e la melodia anni ’80 ricreata per l’occasione dall’orchestra.
“Ayrton Senna diceva che i ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria e bisogna dare una possibilità ad ognuno. Aveva ragione, dobbiamo essere felici – continua lo showman seduto sui gradini del palco – Dobbiamo avere la voglia, il coraggio, la forza per rinunciare ad una vita di sopravvivenza e scegliere una vita vera. Vi assicuro che si può”.
Il pubblico partecipa attivamente e fa suo quell’inno alla felicità vera e sarebbe davvero bello se ognuno di noi, che sia un attore affermato o un uomo comune, riuscisse a fare in questa vita ciò che lo rende veramente felice e a mostrarsi così come è, senza filtri, senza “armature” indossate solo per circostanza, per ottenere qualcosa in cambio, per mantenere il successo. E’ vero che “non è mai troppo tardi per cercare la felicità” come dice Insinna prima di congedarsi sulle note della splendida “Vivere” di Vasco Rossi, ma è anche vero che se continuiamo a mascherarci dinanzi agli altri finiremo col mascherarci anche dinanzi a noi stessi. E chissà, forse, questo Insinna lo ha capito molto bene.