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    Con “Miseria e nobiltà” Lello Arena strega il teatro “Cilea” e fa sold-out

    d Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Lello Arena stupisce ancora una volta con un riadattamento della celebre commedia “Miseria e nobiltà” di Edoardo Scarpetta portata in scena ieri sera al teatro “Francesco Cilea” per la regia di Luciano Melchionna.

    Nuovo sold-out per la Polis Cultura di Lillo Chilà (pieno anche il loggione) che, per il secondo appuntamento della kermesse “Le maschere e i volti”, incastona nella rassegna teatrale, un gioiello dell’arte con un’opera nella quale spicca un allestimento nuovo, originale, denso di suggestione visiva ma che, pur rispettando il lato comico della storia, sprona lo spettatore a riflettere sulla vita.
    Per quasi due ore, lo spettacolo interpretato da fantastici attori capitanati da un vulcanico Lello Arena (nei panni di Felice) con le bravissime attrici Maria Bolignano (la seconda moglie Luisella) e Giorgia Trasselli (moglie Concetta) scorre via leggero tra un sottoscala angusto che sembra quasi una discarica e l’appartamento elegante di Gaetano, un uomo semplice, un povero arricchitosi non per merito, risaltato dal candore del bianco delle pareti.
    In questo luogo, dove la finzione si impone sulla realtà, una sfilata di nobili veri, finti e presunti, vestiti da ricchi e appariscenti abiti danno vita ad una farsa, ad una serie di bugie presto scoperte e verità svelate.
    Quello proposto è un mondo di apparenza e ostentazione dettate dalla necessità di apparire e di farsi accettare per il nuovo nobile Gaetano, mentre è una necessità diversa quella di Felice, Pasquale e delle loro famiglie che vogliono invece, alimentarsi e sostenersi.
    “In questa commedia, si ride e si ride veramente perché c’è un dolore vero e la bravura sta nel raccontare la miseria esattamente come è, cioè la miseria di essere ignoranti oggi, la miseria di essere incapaci di resistere alle suggestioni e, anche, ai desideri che ci vengono imposti dall’esterno – afferma l’attore Lello Arena – La miseria dei piccoli che non sono in condizioni di decidere e, spesso, subiscono le decisioni degli adulti senza avere la possibilità di dire la propria. Secondo me, Scarpetta era stato costretto a fare una farsa ma oggi, che si può fare una commedia su questi temi, è molto divertente fare esplodere queste cariche che c’erano nel testo di Edoardo ma che in quel tempo, lui non aveva convenienza a fare esplodere”.
    Tra una battuta napoletana e una risata, la miseria è sempre presente e logora le vite di chi, purtroppo, la subisce. Ma in tutto questo, la magia del teatro riesce a nobilitare anche la miseria più cupa. E lo ribadisce la magnetica attrice Trasselli descrivendo il suo personaggio.
    “E’ una maschera particolare quella di Concetta e per me è un dono della vita e del teatro. E’ affamata di lapsus e ne fa tanti, di fame e di dignità: è una donna ignorante e molti personaggi di questa commedia lo sono – continua Giorgia Trasselli – La miseria non è solo quella della fame e del soldo che manca, spesso e volentieri, è la miseria che riguarda la sensibilità, quel briciolo di cultura, quel briciolo di desiderio di aprire un po’ la mente. Concetta è così, è un personaggio divertente soprattutto, nel secondo atto e ogni personaggio ha fame di qualcosa. Il teatro è fatto da uomini, racconta storie di uomini e finché ci sarà un uomo che fa qualcosa e un altro che lo ascolta, il teatro vivrà, non potrà mai morire. L’arte è umanità e socialità”.
    Messaggi meticolosamente incastrati e lanciati al pubblico dallo stesso Arena, in quel racconto divertente e carico di emozioni che ribadisce il ruolo della “miseria sì … nobile e umana”, l’ultima affermazione in proscenio di Felice che restituisce senso, spessore, ideologia sociale “di liberazione” a quelle maschere umane, a quella falsa nobiltà, scegliendo di tornare “nella miseria, però non mi lamento: mi basta sapere che il pubblico è contento”.
    E dagli applausi il pubblico reggino è decisamente contento di aver colto per una sera indimenticabile, l’anima dello spettacolo, l’anima della storia, l’anima dell’essere napoletano.