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    A tu per tu con gli attori Autuori e Zordan protagonisti dello show internazionale “Che disastro di commedia”

    di Grazia Candido –  Di questa commedia, del cast e della sua produzione ne hanno parlato i quotidiani nazionali e non, e tutti all’unisono hanno espresso commenti positivi su un’opera davvero disastrosa ma che genera una valanga di risate.
    Che disastro di commedia” in scena il prossimo uno Febbraio al teatro “Francesco Cilea” (evento inserito nel prestigioso cartellone teatrale dell’Officina dell’Arte di Peppe Piromalli)  è una performance irresistibile il cui successo è stato decretato in tutto il mondo.
    Insieme a due degli attori protagonisti, Stefania Autuori e Marco Zordan, cerchiamo di carpire qualcosa in più su questa geniale commedia per la regia di Mark Bell, scritta da Jonathan Sayer, Henry Shields e Henry Lewis per la Compagnia Mischief Theatre e rappresentata in oltre venti paesi, compresi Cina, Sud Africa, Brasile, Messico, Australia e Nuova Zelanda.

    Stefania, tra gag ed equivoci si crea un disastro continuo che però fa tanto ridere il pubblico. Ci sveli qualcosa anche del tuo personaggio?
    “Mettiamo in scena un giallo e tutto quello che succede manda completamente fuori sia gli attori che gli spettatori perché è davvero difficile seguire la trama. E’ la storia di una compagnia teatrale amatoriale che tenta di produrre un ambizioso spettacolo che ruota intorno ad un misterioso omicidio perpetrato negli anni ’20, nel West End: “Delitto a Villa Aversham”. Il mio personaggio Anna fa parte del reparto tecnico e, improvvisamente, viene buttata sul palco per interpretare Florence Collymore, la protagonista, ma è completamente all’oscuro di quello che succede e dovrà dire pure le sue battute. In scena, sono catapultati otto attori che fanno parte di una compagnia amatoriale e tutto quello che cercano di fare, lo fanno ma creano un disastro”.

    Visto che si ride ininterrottamente alle vicende tragicomiche, come fai a resistere a tutto quello che accade sul palco?
    “Cerchiamo di mantenerci seriosi scaricandoci prima di entrare in scena dietro le quinte. Il bello di questo spettacolo è che, a volte, capitano degli errori veri ma riusciamo a gestirli andando indisturbati avanti. Siamo quasi alla 200esima replica e rimaniamo sempre concentratissimi. Siamo come un orologio svizzero, funzioniamo alla perfezione, tutti sincronizzati”.

    Il successo di questa commedia è il gruppo di attori che ne fa parte. L’unione che mostrate in scena c’è anche nella vita reale?
    “Assolutamente sì, siamo fortunatissimi. Non ci siamo scelti ma siamo stati scelti dal regista originale della commedia che l’ha diretta in Inghilterra e a Broadway sotto la produzione di J.J. Abrams. E’ il quarto anno che lavoriamo insieme e, sembrerà strano, ma siamo realmente amici nella vita”.

    La storia evidenzia tutte le paure e gli errori che un attore sul palco non vorrebbe e dovrebbe mai commettere. E’ così?
    “Esatto. Una grossa parte del divertimento di questo spettacolo è nella risata e nella sofferenza umana perché noi, sul palco, soffriamo realmente e le situazioni più imbarazzanti che possono succedere ad un attore sono concentrate ma reali: per esempio, la battuta che viene dimenticata o il non entrare in scena o l’ingresso in scena sbagliato. Persino, l’assenza del complemento d’arredo dove puntualmente qualcuno deve appoggiare qualcosa ma non sa dove metterla e allora, spetta ad un altro attore sopperire all’errore per impedire il disastro”.

    Marco tu invece che panni indosserai?
    “Ho un doppio ruolo come tutti i miei compagni di avventura: sarò il regista della Compagnia di Santa Eufrasia da Piedimonte e l’ispettore pasticcione Frederick Carter. Il primo deve interpretare un dramma noir e cerca di mettere insieme i pezzi di questa compagnia in cui un po’ l’incompetenza, un po’ degli ego sopra le righe, minano la riuscita di questo giallo che, alla fine, sarà un disastro; l’ispettore Caster invece, indaga con solerzia sull’omicidio tra mille errori ed intoppi. Durante lo spettacolo escono fuori le varie incompetenze degli attori amatoriali che mandano un po’ tutto a scatafascio”.
    Ma qual è il segreto di questo “giallo da serie B”?
    “Noi portiamo in scena un giallo di serie B ma che in realtà, è da pura serie A. I tempi comici da manuale, l’affiatamento e la tempestività nel lanciare e cogliere al volo gli oggetti, l’unione degli attori colti da vuoti di memoria e svenimenti in scena e la scenografia che barcolla rendono lo spettacolo ancora più interessante. Questa pièce ha avuto diversi e prestigiosi riconoscimenti e il livello dello spettacolo è molto alto”.
    Per la prima volta, sarete a Reggio Calabria e proverete a far dimenticare per qualche ora, le ansie di questa vita. Marco vuoi dire qualcosa al pubblico?
    “Finalmente, saremo anche a Reggio con uno spettacolo internazionale e il pubblico potrà vedere una replica di quello andato in scena a Londra o a Broadway, con gli stessi costumi, le stesse scenografie, le gag. Sarà un’occasione unica per la città che, grazie all’Officina dell’Arte, potrà ammirare uno show internazionale”.
    La produzione AB Management ha scommesso su di voi e possiamo dire che ha vinto.
    “Ringraziamo la produzione che ha creduto in noi, giovani professionisti che, magari, non hanno la fama del nome in televisione o al cinema ma siamo stati ugualmente capaci a fare uno spettacolo che va avanti da 4 anni e che piace al pubblico. Gli apprezzamenti degli spettatori e della critica ci dimostrano che, forse, qualcosa di buono lo abbiamo fatto”.