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    Una vulcanica Finocchiaro chiude la stagione di “CatonaTeatro”. Applausi finali per la Polis Cultura

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Metti insieme il mito greco del Minotauro, l’irresistibile simpatica di Angela Finocchiaro ed ecco che prende forma il travolgente spettacolo “Ho perso il filo” portato in scena ieri sera, al teatro “Cilea” per la chiusura della XXXIV edizione del festival “CatonaTeatro”.

    Un successo segnato da un tutto esaurito che premia la Polis Cultura di Lillo Chilà pronta a ripartire con il nuovo anno con una ricca stagione teatrale de “Le maschere e i volti”.
    Attrice comica tra le più apprezzate del panorama televisivo, cinematografico e teatrale italiano, Angela torna in teatro con uno spettacolo che tira fuori la sua grande professionalità. Si cimenta in un personaggio diverso dai soliti e si presenta nell’armatura di un combattente, manifestando la volontà di interpretare l’eroe Teseo.
    Il dialogo tra la Finocchiaro e il suo pubblico inizia a sipario ancora chiuso, tra gli sguardi attoniti e le prime risate di spettatori stimolati dall’incursione in platea dell’attrice.
    Dopo aver consegnato il famoso gomitolo di filo di Arianna ad un signore in prima fila, la vulcanica attrice affronta con grande coraggio tutto quello che si presenta dietro il sipario rosso: un labirinto incantato popolato da strane creature danzanti che la privano dell’armatura e la lasciano nuda ed impaurita ad interloquire con il labirinto stesso, che tramite scritte proiettate davanti a lei le mostra cosa fare.
    “E’ un modo per raccontare un po’ di mediocrità che ci circonda ma, alla fine, riesco a fare qualcosa di positivo – dice la Finocchiaro prima di salire sul palco – Il personaggio che interpreto supera il sipario ed è come se cadesse in una sorta di tombino magico dove ci sono delle creature che le dimostreranno che non può essere un eroe e, come una sorta di gioco dell’oca, la metteranno in diversi tasselli della sua vita e fa delle figure non fantastiche. Ma poi, c’è un epilogo dove si riscatta”.
    Inizia così un travolgente viaggio nel tempo, caratterizzato da luoghi mai dimenticati e da episodi personali che scavano fin nell’infanzia della Finocchiaro sino ad arrivare al presente.
    Un presente in cui l’attrice fa i conti con la scelta di interpretare un eroe che per uscire da quel limbo onirico in cui vive, deve affrontare il Minotauro e con esso tutte le sue più grandi paure.
    Angela è costretta a scontrarsi con tutto ciò che le si presenta per andare avanti nell’avventura della sua vita. Cose belle e cose meno piacevoli, come i primi amori, i ricordi dell’amata nonna, i moniti verso i figli una volta diventata mamma, le preoccupazioni e la tanta dolcezza fanno riflettere chi la ascolta e, allo stesso tempo, redarguiscono e condannano i soprusi e tutto ciò che non va al mondo.
    Da monologhista brillante e capace, Angela in questo spettacolo si svela in una veste profonda, a dimostrazione che il riso non si riduce solo ad una battuta o ad un racconto surreale a volte “colorito”.
    In balìa di quel labirinto che assume le sembianze di un autoritario e severo Muro Parlante, la protagonista appare a volte spaesata e sopraffatta da sei malefiche creature, ballerini-acrobati straordinari che, sul palco, strattonano, disorientano, disarmano l’eroina contemporanea vestita di elmo, armatura e spada.
    Ma Angela non si arrende e affronta i problemi della vita moderna (come la famiglia, il lavoro, i gestori telefonici che chiamano nei momenti meno opportuni) con le sue fragilità ed emozioni.
    Tra le musiche, le coreografie di Hervé Koubi e le luci “sparate” in scena, l’impetuosa attrice cerca con tutte le sue forze di superare gli ostacoli e le difficoltà del labirinto, metafora forse, del quotidiano.
    Ma, come in ogni viaggio, si arriva ad una meta: bisogna vincere le proprie paure ed avventurarsi in quel travolgente “mondo” che è la vita.
    Il pubblico è estasiato da uno spettacolo perfetto coinvolto anche alla fine, da una festa conclusiva in perfetto stile greco, con uno spensierato e liberatorio sirtaki danzato dai ballerini e dalla stessa Finocchiaro per ribadire che ciascuno di noi è un eroe della propria esistenza. Tutti siamo in grado di superare le avversità quotidiane, basta volerlo e crederci.