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    Sanità, protesta dei comunisti a Reggio Calabria

    Con lo stato di agitazione dei lavoratori dell’azienda di pulizia dell’Asp di Vibo per mancanza di retribuzioni possiamo dire per l’ennesima volta che, nonostante (o forse a causa) del Decreto Calabria la sanità Calabrese ha raggiunto il suo punto più basso. Nei presidi Calabresi, in particolare, nonostante le ultime assunzioni – attuate con anni di ritardo – il decreto commissariale dca 30/2016, già molto rigido, è ancora ampiamente disatteso, visto che la maggior parte dei reparti e il pronto soccorso sono sottodimensionati rispetto alle indicazioni. In più, in presidi periferici come Tropea, proseguono le cattive gestioni del servizio mensa da parte delle ditte convenzionate, che dovrebbero portare tutti i vassoi con i nominativi dei pazienti fin sopra i reparti e, invece, spesso si limitano a lasciare nell’atrio il vitto in scatoloni di dubbio valore igienico.

    Questi eventi riflettono i due mali della sanità calabrese e nazionale: la completa disparità di trattamento delle regioni meridionali riguardo al trasferimento di risorse per questo diritto e la continua delega ai privati per i servizi fondamentali, privati che antepongono il loro profitto al mantenimento del servizio stesso.

    Per il Partito Comunista Calabria girarci intorno non serve a niente, tentare di cambiare solo i “vertici della sanità” come ha fatto il Decreto Calabria senza trasformarla in un ente totalmente pubblico e trasparente non serve a niente.

    Nessun esponente politico, tra chi ha espresso la volontà di candidarsi alle prossime elezioni regionali, ha il coraggio di dire che l’unica soluzione a tutto questo è eliminare completamente l’aziendalismo e l’austerità dalla sanità, nessuno vuole mettersi contro chi lucra su questo sistema. Nessuno dice che è stato proprio il regionalismo ed il federalismo sanitario a dare il colpo di grazia al sistema calabrese. Non c’è neanche un politico attualmente che sembra conoscere lo scandaloso fatto che, ad esempio, il totale della compartecipazione IVA (la “perequazione” per il SSN che doveva servire a mettere i pazienti di tutte le regioni sullo stesso piano) è stato ogni anno diviso in due fondi, uno distribuito secondo i consumi finali (che ovviamente favorisce chi ha storicamente un sistema che offre più servizi) e l’altro secondo una formula di perequazione che tiene conto del fabbisogno e della differente dotazione di base imponibile Irap di ogni Regione. Ma se inizialmente era previsto un graduale azzeramento del primo fondo, la compartecipazione IVA è stata di fatto sempre distribuita in base alla spesa storica. Per l’anno 2017 la percentuale “storica” è stata pari al 72,5 per cento, un totale e umiliante tradimento degli intenti solidaristici della Costituzione.

    Non denunciare questi problemi fondamentali equivale ad ammettere di non voler lottare per la garanzia del servizio sanitario in Calabria.

    Il Partito Comunista chiama a raccolta il popolo calabrese per manifestare la necessità che si affrontino i problemi veri del sistema sanitario nazionale e regionale. Per lottare per un vero finanziamento Statale della sanità, per l’internalizzazione dei servizi dati ai privati convenzionati che sono la vera fonte di spreco e clientelismo, per la trasparenza nelle liste d’attesa e nelle graduatorie dirigenziali che dovrebbero essere stilate con concorso pubblico nazionale, per una regia unica regionale o nazionale, solidaristica, per gli acquisti e per l’allocazione di personale il Partito Comunista ha indetto un presidio per Lunedì 16 Dicembre alle ore 10:00 sotto la sede del Consiglio Regionale a Reggio Calabria, invitando tutti i cittadini, tutti i comitati pro-ospedale, tutte le associazioni per l’emergenza sanitaria e tutti i lavoratori dell’ambito sanitario a partecipare.