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Red Canzian al fianco di “Cuore Siulp”: “Natale è dare, non c’è nulla di eroico a sostenere queste belle iniziative”

di Grazia Candido – Ha sempre dimostrato sul palco una rara prova di eleganza e di bellezza di un artista completo capace di toccare con estrema sensibilità, quei capolavori della musica che con lui, grazie a raffinati arrangiamenti, ritrovano nuova luce.
Red Canzian non ha perso l’entusiasmo, la passione e la voglia di continuare a creare “perle” musicali per i suoi fan e, dopo 50 anni di storia insieme ai Pooh, torna sulle scene con un progetto da solista che lo vede riabbracciare le sue origini rock.

E’ un artista orgoglioso di vivere il suo presente con la consapevolezza e l’esperienza del passato e sarà in riva allo Stretto, giovedì sera al teatro “Francesco Cilea” all’ottava edizione di “Cuore Siulp – Solidarietà è vita”, iniziativa organizzata dalla Segreteria regionale e provinciale del sindacato di Polizia.
Prima dell’atteso live, riusciamo a scambiare qualche battuta e quello che, immediatamente, emerge è un Red che ama follemente la vita, la sua famiglia, questa sua “seconda vita”.
E’ in giro con il suo live “Testimone del tempo tour” le canzoni della nostra vita, un lungo percorso artistico che ha segnato la sua esistenza. Possiamo fare una sintesi di questi anni?
“Riassumere questi anni che sono davvero tanti, è davvero difficile. Il concerto è aperto da un filmato con un bambino di 6 anni che va a girare le manopole di una grande radio e che ascolta le canzoni che trova. Ad un certo punto, scopre un brano in inglese “Rock and roll” e “Tutti i frutti” di Little Richard e, felice, batte le mani. Sul palco, iniziamo a suonare un rock and roll e, attraverso filmati, fotografie storiche avviene la narrazione di tutte le canzoni che hanno attraversato la mia vita, dagli anni ’70 in poi arrivando a quelle dei Pooh. E’ un viaggio nella musica più bella del mondo”.
“Testimone del tempo” è anche una testimonianza importante per i giovani che non hanno vissuto quel periodo.
“Sì, infatti sono felice quando ci sono i giovani al concerto perché è una lezione nella quale racconto in maniera leggera e divertente, un mondo che loro non hanno avuto la fortuna di vivere”.
Qual è la sua canzone della vita?
“Più di qualcuna però, tre sono le canzoni più importanti, che amo molto: la prima “Yesterday” con la quale vinsi il mio primo festival a 17 anni come cantante; la seconda “Stare senza di te” che ho scritto per la mia storia d’amore con mia moglie Beatrice e “Uomini soli” che, secondo me, è un capolavoro di equilibrio tra musica e testo assolutamente straordinario”.
E’ inevitabile parlare del suo passato con i Pooh. Se ripensa alla sua straordinaria carriera c’è qualcosa che non rifarebbe o che non ha ancora fatto e, adesso, può realizzarla?
“Quello che faccio adesso è cantare e prima lo facevo di meno essendo in quattro, lo spazio era minore. Ora canto molto di più e la gente si è accorta che non sono solo un bassista. In una carriera che è andata così bene, errori compresi, la somma è comunque positiva e non c’è qualcosa in particolare che non rifarei”.
Torna a Reggio Calabria dopo 11 anni e questa volta non sarà con i suoi storici compagni di viaggio. Ma sarà al teatro “Cilea” per una buona causa: la solidarietà.
“Sono felicissimo di fare queste serate di solidarietà nei confronti di gente che lavora tutto l’anno in strutture che aiutano i meno fortunati di noi. Dedico il mese di Dicembre a questi eventi e dopo il concerto a Reggio Calabria ne farò altri due a Venezia e a Treviso per la Fondazione “Città della Speranza” che è un centro di ricerca per le leucemie infantili. Ogni anno, amo fare queste iniziative non perché a Natale si è più buoni ma perché è bello dare un senso a questa festa. Il Natale non deve essere un evento fatto solo di regali o di luci accese ma di un qualcosa che ti fa sentire davvero bene. Natale è dare. Non c’è nulla di eroico: quando avevo 15 anni avrei pagato per poter cantare quindi, faccio solo una cosa che mi piace molto”.
Ha un rapporto forte non solo affettivo ma anche lavorativo con i suoi figli che, puntualmente, coinvolge nei progetti artistici. E’ sicuramente, una bella sinergia familiare.
“Sì, sul palco giovedì sera con me ci sarà mia figlia Chiara che canterà, suonerà il basso, l’armonica, ne combinerà di tutti i colori. E’ una musicista tanto sensibile e aperta. Sono molto orgoglioso dei miei figli, sia Chiara che Phil Mer sono due artisti talentuosi”.
Progetti futuri?
“Continuerò sicuramente a fare il mio mestiere perché stare sul palco è la cosa che mi fa sentire più a casa, ho bisogno del contatto fisico con la gente. Ci sarà un tour per l’anno prossimo, sto già scrivendo un nuovo spettacolo molto divertente e coinvolgente, ho scritto anche un musical dedicato alla Venezia del ‘700 col quale spero di andare in scena il prossimo anno a Novembre e racconterò quella Venezia che insegnava l’arte a tutta Europa. Sto pesando ad un nuovo disco e sto scrivendo canzoni. Di cose da fare ce ne sono tante ma la cosa principale adesso, è preparare lo spettacolo dell’anno prossimo e mettere in scena questo musical imponente con due ore e mezza di musica inedita”.
Ai ragazzi calabresi che vogliono fare il suo stesso mestiere, vuole dare un consiglio?
“Al Nord come al Sud, in questo momento non è facile perché c’è una grandissima offerta, con la tecnologia digitale tutti scrivono, tutti compongono, tutti registrano e tutti riescono a scaricare e mettere su internet le proprie produzioni. Siamo invasi da musica a volte buona, a volte pessima però, è una grandissima offerta. Il consiglio che dò è di domandarsi veramente prima di iniziare una carriera come questa, se si ha qualcosa da dire e se ce l’hanno, se hanno realmente voglia di fare tanti sacrifici perché questo è un mestiere che può regalarti tantissimo, ma può anche toglierti tantissimo se la tua passione non viene premiata dai risultati. C’è gente bravissima che non è riuscita a fare successo e tantissimi artisti meriterebbero molto ma molto di più di quello che hanno. E anche, c’è tanta gente che meriterebbe molto meno di quello che ha. Bisogna impegnarsi, studiare e quando si cade, avere la capacità di rialzarsi subito ma soprattutto, prendere atto delle proprie possibilità e dei no che si riceveranno”.