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Piromalli con la sua Officina dell’Arte ammalia il teatro “Manzoni”. E il sogno continua

di Grazia Candido – Le luci del teatro “Manzoni” di Milano si sono spente ma per l’Officina dell’Arte di Peppe Piromalli il fragore degli applausi risuonano ancora nelle orecchie. E sì perché la commedia “Si ride ancora” scritta e diretta dall’attore Marco Cavallaro è piaciuta tantissimo al pubblico milanese che ha partecipato numeroso sia alla pomeridiana che alla serale.

Sarà stata la storia divertente sapientemente puntellata dal siciliano Cavallaro, le gag brillantemente incastonate dagli attori Peppe Piromalli, Gennaro Calabrese e Antonio Malaspina, la simpatia pungente delle due giovani interpreti Fabiana Latella e Alessia Maio a stregare uno dei teatri più importanti del capoluogo lombardo. Sicuramente, sono tutti “ingredienti” che hanno portato ad un meritato sold-out per la compagnia di Piromalli che, in un solo giorno, ha riportato indietro nel tempo ogni spettatore in quell’indimenticabile passato del varietà facendo rivivere l’atmosfera dell’avanspettacolo in una girandola di situazioni surreali, di musica e tante esilaranti gag. In quel tempio dell’arte, si affronta una questione familiare tra due fratelli che non si parlano più da quando hanno improvvisamente lasciato la scena.
Colpe e parole omesse, risentimenti accesi, un legame velato da acredine che però, non ha eliminato l’affetto fra i due fratelli messi poi, alle strette dalla necessità di riunirsi per uno spettacolo e portare a casa qualche spicciolo, affrontando così un passato per qualcuno pesante e per qualcun altro legato ad un futuro pieno di speranza.
Pur essendo ormai 50enni, i due fratelli Martini nel momento in cui si ritrovano sembrano comportarsi come bambini, facendo quasi un viaggio nel tempo che li riporta a riconsiderare questioni che sembravano chiuse.
La diversità, i vecchi contrasti, le insofferenze inizialmente allontanano le due “vecchie” star ma poi si rivelano fondamentali per ricostruire un rapporto sull’affetto sopito ma mai dimenticato.
In questi battibecchi, entra l’istrionico Gennaro Calabrese amato dal pubblico per la sua comicità nonsense e per aver rovesciato il cliché del comico moderno dimostrando in ogni sua performance teatrale o televisiva, di saper giocare con l’ironia e che ridere è la vera terapia per superare le difficoltà quotidiane di questa vita.
Guardare Calabrese in scena è un po’ come rivedere il “Principe della risata, Antonio de Curtis (Totò) per la sua unicità nelle interpretazioni, per essere un attento caratterista ed un eccellente attore.
Il pubblico segue i protagonisti disinvolti e bravissimi a nascondere l’emozione di un debutto importante che segna anche l’inizio di una sinergia con l’Aisper (Associazione Italiana per lo Studio delle Patologie Endocrino – Metaboliche Rare) alla quale è andato parte del ricavato della serata per la ricerca e la cura di patologie endocrinologiche rare e per il “Progetto SAG” che si occupa dello studio delle complicanze della Sindrome Adrenogenitale.
“L’Officina dell’Arte è stata sempre vicina e particolarmente sensibile verso i più bisognosi e l’incontro con la presidente dell’Aisper Eufemia Dinardo e Nuovo Studio 3 srl è stato un ulteriore sprone a dare il nostro piccolo contributo per aiutare medici e ricercatori che, con passione, dedizione e professionalità, lavorano quotidianamente per combattere le malattie rare – afferma l’attore Piromalli – Il teatro Manzoni è stato per noi una grandissima prova che ha rafforzato ancor di più il nostro percorso artistico ed umano ma soprattutto, è stato un sogno, ricco di emozioni, che ha dimostrato la voglia di artisti reggini di raccontare un proprio percorso di vita e riscattarsi da tutte quelle etichette che ci attaccano come se fossero assolute verità”.
Chiuso il sipario del “Manzoni”, la gente torna a casa e si chiede chi siano davvero i “matti” sognatori, se quelli che provano a volare dal Sud al Nord per raggiungere e realizzare un loro sogno, come ha fatto Piromalli e la sua banda di menestrelli, o quelli che sanno a priori di non riuscirci e restano a terra senza provarci.