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    A Reggio Calabria la Del Core Volley Academy ricorda Sara Anzanello attraverso il suo libro “Chiamatemi ancora Anza”

    “Perché condividere: per essere di supporto a chi come me deve superare delle difficoltà, per fare capire che la vita è bella, perché in questo momento ho bisogno di energie positive.

    Devo fare un altro trapianto, ma mi hanno diagnosticato un tumore al sistema linfatico. Ed ora inizierò i cicli di chemioterapia, ho paura perché voglio vivere.

    Non si sa mai quale sfida la vita ti pone davanti, difficilmente si è abbastanza pronti.

    Cos’è la cosa che vorresti più di ogni altra, il tuo sogno nel cassetto, il tuo desiderio più grande?

    Il mio sogno è vivere. Semplicemente vivere, passeggiare, stare all’aria aperta, un bel bagno in un mare limpido, la sabbia sotto i piedi, la neve candida che mi circonda in una giornata di sole, i miei quadri, la mia cucina, il mio piccolo orto sinergico, una serata con la mia famiglia e con le persone a cui voglio bene.

    Vivere senza grandi pretese, ma vivere.

    Molti conoscono la mia storia, dopo il difficile trapianto di fegato nel 2013 ho lottato per riprendere in mano la mia vita; quest’anno l’aggravarsi della situazione mi ha riportata qui al Niguarda per entrare nuovamente in lista.

    Nello stesso periodo mi è stato diagnosticato un tum…re al sistema linfatico, manco riesco a dirlo, ed ora inizierò la chemio.

    A voi spiegata la mia costante presenza alla Spa Niguarda, dove sono seguita da un’equipe di alto livello di cui mi fido e che sta facendo di tutto per far avverare i miei desideri.

    Ho la fortuna di avere una famiglia, un fidanzato e amici speciali che mi sono accanto e mi fanno ridere e passare minuti spensierati, minuti in cui la malattia non c’è più…

    Tante altre persone stanno combattendo la mia battaglia, in tante l’hanno già vinta, altre no.

    Ho paura, non sarà l’emozione migliore da avere, però non avere certezze fa paura.

    Non voglio entrare nei dettagli medici ma, se volete mandarmi un piccolo pensiero, una preghiera per i credenti, un pò di energia positiva che aiuti il mio corpo a fare piazza pulita di ciò che non va bene.

    Io sono qui per lottare, mai mollare, crederci sempre come ho fatto in tutta la mia vita.

    Arrivederci a tutti.

    Sara“.

     

    Questo l’ultimo post in cui Sara Anzanello racconta quanto abbattutosi nella sua vita di donna gioiosa e atleta tenace, campionessa mondiale di volley, fin dal nel 2013, quando le fu diagnosticata una forma di epatite e dovette subire il trapianto di fegato; trapianto che qualche anno dopo avrebbe dovuto essere nuovamente eseguito. Non vi fu neppure il tempo di aspettare un nuovo organo, perché un altro male la colpì. Sara Anzanello ha concluso la sua attività agonistica nel 2016 e se n’è andata all’età di 38 anni, il 25 ottobre 2018, lasciando gioia nella vita e nello sport e seminando tracce delle sue passioni per la cucina, la lettura, la scrittura ed il disegno poi raccolte, come lei desiderava, in un libro, una biografia postuma, pubblicata quest’anno dalla casa editrice calabrese Santelli.

     

    Il volume, il cui incasso delle vendite sarà parzialmente devoluto al Niguarda e all’Aido, dal titolo “Chiamatemi ancora Anza”, è stato al centro dell’incontro svoltosi a palazzo San Giorgio, sede dell’amministrazione comunale di Reggio Calabria, e promosso dalla Del Core Volley Academy.

     

    “Desideravo fortemente promuovere questo libro perché Anza merita di essere conosciuta e ricordata. La sua gioia di vivere, la sua lotta contro la malattia e la sua grande grinta dentro e fuori dal campo di Volley alimentano una testimonianza forte e preziosa per tutti”, ha sottolineato con un velo di commozione, Antonella Del Core, napoletana di origini e reggina di adozione, che con Anza ha condiviso una prestigiosa carriera sportiva durante la quale era nata una profonda amicizia.

     

    “Raccontare la storia di Sara per noi costituisce una significativa occasione di condivisione dei valori che poniamo al centro della mission dell’Academy, ossia la bellezza della vita e dello sport e la forza del gruppo. Ci auguriamo di trasmettere questo messaggio educativo alle nostre bambine”, ha dichiarato il presidente della Del Core Volley Academy, Francesco Surace, nella sua introduzione.

     

    La lettura di Antonella Del Core del messaggio di ringraziamento inviato dai genitori di Sara e dal fidanzato Walter, ha seguito la lettura dei messaggi del sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, del presidente del Consiglio Regionale della Calabria Nicola Irto e del presidente del Panathlon Reggio Calabria Tonino Raffa, impossibilitati ad essere presenti, e gli interventi di Myriam Calipari, presidente Avis OdV Comunale Reggio Calabria, con cui l’Academy ha una partnership, e di Bruno Gurnari, responsabile Tecnico del comitato territoriale Fipav di Reggio Calabria.

     

    “Il dono è vita per altri, lo dimostra anche la storia di Sara che stiamo ricordando. La donazione del sangue costituisce un gesto di solidarietà concreta che aiuta altre persone, che non conosciamo e che potremmo non conoscere mai, a stare meglio e ad avere una speranza. L’Avis consolida questo messaggio di condivisione anche attraverso questa collaborazione con la Del Core Volley Academy che propone già alle sue piccole atlete uno stile sano nella vita e nello sport. E’ tuttavia il caso di sottolineare che pure chi non può donare per motivi di salute, può offrire il proprio contributo e aiutare altri a donare”, ha sottolineato Myriam Calipari, presidente Avis OdV comunale Reggio Calabria.

    Ed infatti Sara Anzanello con questo volume invita a far dono di sé, come fece anche quando espresse un desiderio: piuttosto che fiori, dopo la sua morte avrebbe voluto che fossero fatte delle offerte all’Aido, associazione italiana Donatori di Organi.

     

    “Appuntamenti come questi rappresentano delle occasioni per riflettere sul valore che lo sport assume nella nostra vita. Sara Anzanello ha lottato a lungo, senza mai arrendersi, cosa che si auspica sia fatto da tutti gli atleti in campo, fino all’ultimo punto, fino all’ultimo minuto e, più in generale, da tutte le persone durante la loro vita. Credo che il suo esempio incarni perfettamente la capacità di resistere alla fatica e di reagire alle difficoltà che ogni atleta è chiamato a maturare, ritrovandosi ad acquisire tale approccio anche nella vita, fuori dal campo”, ha evidenziato Bruno Gurnari, responsabile Tecnico del comitato territoriale Fipav di Reggio Calabria.

     

    “Un diario di pensieri e disegni, di desideri e timori che fedelmente e rispettosamente abbiamo raccolto e pubblicato grazie alla famiglia di Sara. Abbiamo subito ritenuto questa una pubblicazione speciale per il suo significato e la sua levatura umana e sociale. Pensando a Sara e alla sua vita, alle tante sfide che ha affrontato ritrovando sempre la bussola del suo cammino, nonostante la malattia e il trapianto e poi la ricaduta e la nuova malattia, ancora mi commuovo. Una commozione che ha accompagnato anche l’opera di raccolta del suo vissuto così generosamente donato agli altri dai lei e dai familiari”, ha raccontato l’editore cosentino Giuseppe Santelli.

     

    “Sara ed io ci siamo conosciute quando avevamo 17 anni. Entrambe già lontane da casa per amore dello sport. Spesso – ha sottolineato Antonella Del Core – non si ci sofferma sul percorso pieno di scelte e rinunce difficili che segnano la vita di un’atleta. Eravamo coetanee e abbiamo condiviso anche questa lontananza, dalla famiglia, dagli amici, dagli affetti. Un’affinità cresciuta nel tempo condiviso anche fuori dal campo, a cominciare dalla stanza in cui spesso ci siamo ritrovate insieme. Sono tanti i ricordi che serbo nel cuore – ha raccontato ancora Antonella Del Core – e sono tante quelle piccole cose che ancora mi fanno sorridere e commuovere al contempo, per quella leggerezza che nonostante tutto Sara incarnava. Una su tutte la sua passione per gli Articolo 31. Alla fine di quell’estate del 1997, in cui ci eravamo conosciute e avevamo vinto la medaglia di Bronzo ai Mondiali pre Juniores in Thailandia, tutte conoscevamo le loro canzoni a memoria”.

     

    Veneta, classe 1980, Sara Anzanello, che tutti chiamavano Anza, aveva iniziato la sua carriera a 15 anni nel Latisana per poi approdare nel 1998 al neo costituito Club Italia, società di proprietà della Fipav, voluta da Julio Velasco con lo scopo di formare giovani atlete italiane provenienti dai vivai delle varie squadre della penisola, dove militava in quello stesso anno anche Antonella Del Core. La sua carriera aveva spiccato subito il volo fino all’ingaggio del Voleybol Klubu nel 2011. Proprio a Baku, in Azerbaigian, Sara scoprì di essere malata di epatite. Nel marzo 2013 venne sottoposta ad un trapianto di fegato al Niguarda di Milano. Ristabilitasi, il richiamo del volley la portò nel 2014 a lavorare per il Club Italia per poi ritornare in campo, ma in serie B1, nelle fila del Novara nel 2015. Una grande prova di umiltà e di autentica passione per la vita e per lo sport per una campionessa, in campo e nella vita, che aveva vinto l’Oro ai mondiali del 2002, due Coppe del Mondo nel 2007 e nel 2011 e il premio individuale di Miglior Muro al World Gran Prix nel 2006. 
Ma le prove non erano ancora finite. La sfida più importante di Sara, anche quella giocata con tenacia fino in fondo, è finita all’ospedale Niguarda di Milano, il 25 ottobre 2018. Sara, però, anche con questo libro, ha voluto rimanere qui, dove ancora in tanti la vedono e la sentono ridere ed esultare dopo un muro.