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    Bombardieri: “Nuova frontiera giudiziaria: consentire agli imprenditori di affrancarsi dal giogo della ‘ndrangheta”

    di Grazia Candido – L’unione fa la forza e ancora una volta, lo Stato con i suoi uomini lo ha dimostrato. A ribadirlo questa mattina, il procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri che, nell’elencare gli imprenditori edili reggini ai quali sono stati sequestrati valori patrimoniali per oltre 200 milioni di euro, non può che congratularsi con i Militari dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Reggio Calabria, del locale Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Gdf che, insieme al coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno dato seguito ad una attività investigativa su soggetti già sottoposti a misura di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Monopoli” del 2017.

    “Un’operazione importante di prevenzione patrimoniale che segna l’impegno della Procura ad utilizzare gli strumenti normativi che il nostro Paese ha messo a disposizione all’Autorità giudiziaria e alla Polizia giudiziaria, un lavoro certosino che stiamo perseguendo perchè riteniamo che proprio nell’aggressione dei patrimoni possa esserci la chiave di svolta nella lotta alla criminalità organizzata. Abbiamo fatto luce su un sistema di cointeressi criminale di imprenditori reggini che, sfruttando l’appoggio delle più temibili cosche cittadine, erano riusciti ad accumulare, in modo del tutto illecito, enormi profitti prontamente riciclati in fiorenti e diversificate attività commerciali – spiega il Procuratore capo – Oggi, gli imprenditori beneficiano dell’appoggio della ‘ndrangheta per sbaragliare la concorrenza, per affermarsi a dispetto dell’economia legale ma devono sapere che vedranno i loro beni sottratti dallo Stato e la Procura non si fermerà all’aggressione dei patrimoni in loco ma anche, attraverso il coordinamento delle Forze dello Stato, aggredirà questi patrimoni ovunque essi siano stati proiettati”.
    Bombardieri è un treno in corsa e sa bene che “la strada che sta perseguendo è quella giusta per un contrasto alla Criminalità organizzata” ma “la sfida che cercheremo di affrontare è rendere questi sequestri non fini a se stessi ma consentire di mantenere una operatività alle aziende e l’utilizzabilità di questi beni per la nostra comunità in modo che non si possa dire che gli esercizi commerciali erano aperti prima con la ‘ndrangheta e chiusi oggi con lo Stato”.
    “Manterremo l’apertura delle aziende che prima operavano non nel rispetto della legalità e, oggi, la sfida che deve affrontare lo Stato è garantire i posti di lavoro rispettando le leggi – continua Bombardieri – L’imprenditore deve capire che appoggiarsi ad una cosca di ‘ndrangheta da vittima ma anche per far progredire la sua attività commerciale consentendo lo sviluppo della stessa cosca che poi fornisce denaro e manodopera, non può rimanere indenne alle conseguenze. E’ ora di prendere le distanze dalla ‘ndrangheta e la Procura ha massima attenzione verso quegli imprenditori che hanno realmente voglia di sottrarsi al giogo della malavita. Questa è la nuova frontiera giudiziaria che deve essere perseguita: consentire agli imprenditori di affrancarsi da questo giogo che li vede vittima e alcune volte, anche protagonisti delle attività delinquenziali e criminali. Siamo pronti a schierarci con loro e lo Stato è in grado di garantire le attività senza soggiogare alle pretese criminali delle cosche”.
    Il procuratore Gaetano Paci, affiancato dal comandante provinciale dei Carabinieri Giuseppe Battaglia e dal colonnello GdF Flavio Urbani, si sofferma sui sequestri di questi giorni evidenziando “un modello di imprenditore che è anche un modello di associato mafioso che riesce ad imporsi sul mercato grazie alla capacità dell’organizzazione criminale che gli crea condizioni di egemonia ed esclusività”.
    “In una di queste vicende che riguarda la creazione e la gestione dell’unica sala Bingo della città di Reggio Calabria, si innesta un episodio particolarmente significativo delle capacità criminali che svolgono anche un ruolo di interdizione nei fenomeni concorrenziali perché ad un imprenditore che intendeva aprire una sala Bingo concorrente, gli è stata negata questa possibilità utilizzando tutte le capacità intimidatorie. Il modello di riferimento che emerge da queste indagini complesse, grazie al lavoro ricostruttivo delle forze di Polizia, evidenzia che la ‘ndrangheta di fatto non conosce più confini ed è in grado di spaziare su ambiti ampi del nazionale e, spesso, anche dell’internazionale – conclude Paci – Uno dei soggetti di riferimento di tutti i percorsi imprenditoriali dei soggetti colpiti da questa operazione, è lo Scimone al centro proprio di rapporti internazionali grazie alla creazione di numerose società sparse in tutta Europa che utilizzava come vere cartiere, dalle quali trarre l’apparente legittimazione economica di provviste di denaro illecitamente acquisite, rinvestite e poi, giustificate con questo sistema di false fatturazioni”.