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    Si ai tir, no agli aerei: così sono pronti ad ammazzare Reggio Calabria

    Sono passati una ventina d’anni da quando l’avvento delle low cost ha rivoluzionato il modo di viaggiare e di guardare le distanze.  Ne è passato qualcuno di meno da quando si inizia a ragionare sul fatto che il trasporto su gomma, presto, potrebbe essere rimpiazzato da sistemi meno dispendiosi ed inquinanti.

    Il risultato: Reggio Calabria, invece, di guardare avanti, rischia di tornare indietro.

    Si, perché il futuro dell’aeroporto è nebuloso. Tra pettegolezzi e sospetti c’è chi addirittura sospetta esista un piano per chiudere il Tito Minniti entro il 2020 (leggi qui).

    Una vera e propria mazzata, per una città che non ha industrie, non ha poli occupazionali ed ha come unica, al momento utopica, frontiera quello dello sviluppo turistico.   Adesso, oltre a far fatica a trattenere i propri figli, per Reggio Calabria potrebbe diventare difficile persino riabbracciarli per le feste, a meno che non ci si pieghi (come già accade) all’egemonia infrastrutturale di Lamezia.

    E, in compenso, l’unica infrastruttura che si sta puntando a regalare alla città è l’approdo dei tir.   Il Sindaco Falcomatà  ha annunciato il parere positivo rilasciato dal Ministero dell’Ambiente sul progetto di trasferimento al porto di Reggio Calabria del traffico dei mezzi pesanti che attraversano lo Stretto.

    “Questo Governo – ha tuonato il Sindaco – non ha affatto a cuore gli interessi dei territori e dei cittadini, ma solamente quello dei potentati economici privati”.

    Portare, infatti, l’attracco a Reggio Calabria permette di abbattere i costi per gli armatori che compiono la tratta dei mezzi pesanti da Tremestieri.

    A pagarne le conseguenze sarà l’aria della città e la salute dei cittadini, considerato che era stata individuata un’altra zona per riuscire a decongestionare il traffico di Villa San Giovanni.

    A proposito di traffico e di approdare a Reggio, ci sarebbero altri due fattori da tenere in considerazione.  Per arrivare nel capoluogo, infatti, non c’è più un’autostrada.  La scelta di qualche anno fa è stata quella di far terminare l’A3 (pardon, la A2) a Campo Calabro, dove parte un semplice raccordo che arriva in città.  Presto potrebbe essere battuto dai camion e chissà cosa accadrà.

    Un’idea nata per evitare anni di disagi che poi, in realtà, si stanno vivendo ugualmente negli ultimi tempi per il robusto restyling che sta interessando l’arteria.

    E sui treni forse è meglio stendere un velo pietoso.

    Senza aeroporto e con i tir, un’altra mazzata sta per arrivare su Reggio Calabria.  Sempre che sia ancora viva.