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    Reggio Calabria – Boss della ‘ndrangheta scarcerato per diatriba su conteggio pena, avrebbe sommato 168 anni di carcere

    Domenico Paviglianiti, boss della ‘ndrangheta ed originario di Reggio Calabria, era stato catturato in Spagna nel 1996. La sua storia aveva fatto rumore, poiché l’ergastolo era stato commutato in trent’anni di reclusione e, nel mese di agosto, era stato scarcerato.

    Tuttavia, la Procura di Bologna aveva disposto un nuovo arresto per un diverso conteggio della pena.

    Il 18 ottobre i suoi legali  hanno provveduto a fare istanza di scarcerazione, ottenendo l’accoglimento dal gip.  Paviglianiti, perciò, è di nuovo in libertà, in attesa di capire cosa accadrà, considerato che i pm hanno già provveduto a fare ricorso.

    Paviglianiti viene considerato come uno dei principali esponenti della ndrangheta reggina che, negli anni, ha ampliato i propri interessi nel Nord Italia. Accusato di essere un pluriomicida, ha sommato condanne per 168 anni di reclusione. La somma aritmetica, però, al momento resta solo sula carta, considerato che attorno alla sua pena, come i fatti testimoniano, si è installata una complessa questione procedurale.

    A febbraio 2019 i suoi difensori ritenevano che i 30 anni in cui era stata commutata la sua pena fossero stati già scontati alla luce dei 23 anni di reale reclusione maturata, indulto e liberazione anticipata.

    Era stata perciò ratificata la decisione di scarcerarlo dal penitenziario di Novara. Dopo, però, è stato documentato dalla Procura di Bologna (competente, perché ultima a pronunciare una sentenza in giudicato su di lui), che relativamente a fatti successivi all’estradizione in Spagna ci fossero condanne per 17 anni per associazione mafiosa. Sarebbe, perciò, dovuto restare in carcere fino al 2027.

    Tesi ribaltata dalla difesa, la cui istanza è stata accolta dal gip che ha ritenuto che la sentenza del 2005 fosse già stata scontata nei conteggi precedenti.

    Il controricorso è già pronto, considerato che, per la Procura, ci sarebbero fatti consumati successivi all’avvenuta estradizione e addirittura relativi alla fase temporale in cui si trovava in carcere.