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    La “Seconda Vita” di Parpiglia: “A Reggio, altro che svolta: questa è la politica della svolta sbagliata”

    di Grazia Candido – E’ andato via da Reggio Calabria ormai da molti anni ma Gabriele ne parla sempre con amore e fiducia perchè “le cose, un giorno, dovranno pure cambiare”.

    Classe 1979, giornalista professionista, preziosa firma di “Chi” da 17 anni, scrittore, autore di numerosi programmi televisivi come “Verissimo”, “Maurizio Costanzo Show”, “L’intervista”, “Tikitaka”, “L’isola dei famosi” per citarne alcuni, collabora inoltre con la struttura di Maria De Filippi per altre trasmissioni della conduttrice, Gabriele Parpiglia, reggino doc, da questa sera e per 4 settimane, ogni mercoledì alle ore 21:10 su Real Time condurrà il programma “Seconda Vita” registrando le confessioni di personaggi del mondo dello spettacolo, della televisione, della cronaca che hanno sperimentato un prima e un dopo, una caduta e una rinascita o forse, chissà, una nuova caduta.
    Parlare con lui, della sua città, dei suoi progetti, delle sue passioni ci fa immediatamente capire in quei 25 minuti di conversazione telefonica, la bravura dell’oratore che ha affinato col tempo due forme di genio: la propria e quella del secolo che l’ascolta.
    Stasera il grande debutto. Sei pronto per questa tua nuova avventura televisiva?
    “Questo programma è la mia prima cosa bella e nasce da un qualcosa di personale che mi riguarda. Sono quelle seconde opportunità che la vita ti deve dare e che, però, non è detto che tu te ne accorga quando passano, oppure sono quelle opportunità che quando ti sfiorano devi essere capace di prenderle e cullarle, o è quell’abbraccio che ti sprona a rialzarti e ripartire dopo una caduta per colpa tua, a causa tua, per colpa degli altri. A me è successo mille volte di cadere e succederà altre mille volte ancora, ma sono pronto. Nella “Seconda Vita” ho voluto vedere se chi racconta in Tv la sua nuova realtà poi, fuori dallo studio televisivo, corrisponde al vero. Tu fai l’intervista per dire che hai superato un problema, un’aggressione, una malattia, una carcerazione ma poi, quando esci dal programma, alla fine non sai mai se corrisponde al vero ciò che hai raccontato. Io documenterò andando live sui posti con i protagonisti per capire se la loro vita, la loro seconda opportunità corrisponde al vero di quanto raccontano. E non sempre tutti ce la fanno”.
    C’è una storia che ti ha colpito di più rispetto alle altre?
    “L’intervista a Stefano Savi, vittima della “coppia dell’acido” Alexander Boettcher e Martina Levato che, nel novembre del 2014, per uno scambio di persona, hanno distrutto la vita di questo ragazzo milanese. Il suo racconto che per me era drammatico, si è trasformato in un inno alla vita e spero che quell’intervista, senza togliere nulla alle altre, la guardino più persone possibili che, in questo momento, cercano dentro se stesse di rialzarsi. Le parole di Savi sono adrenalina positiva per tutti e sono pronunciate da una persona che ha avuto rovinata la vita per sempre”.
    Ormai sei un cittadino del mondo, passi velocemente da un aereo ad un treno senza fermarti mai. Ma non ti manca Reggio Calabria?
    “Sono andato via da Reggio Calabria prima di andar via realmente nel senso che sin da quando avevo 14 anni, volevo fare il giornalista e sapendo le difficoltà che ci sono al Sud, ho provato a giocarmi l’opportunità fuori. A 18 anni, sono andato a Milano a fare Giurisprudenza alla Cattolica e, pian piano, attaccandomi alle cabine dei telefoni a gettoni, ho trovato qualcuno che dall’altra parte ha risposto. Adesso, vivo in aereo e in treno, lavoro a Milano ma per i programmi del dottor Maurizio Costanzo e per le produzioni di Maria De Filippi spesso sto a Roma. Diciamo che vivo sospeso e dove c’è lavoro. Non mi sono mai dimenticato della mia città e, ovviamente, mi manca. Qualora ci fossero occasioni per poter intervenire politicamente e in modo concreto, netto e positivo per la mia città, io ci sono al mille per mille. Ci penso ogni giorno ai problemi di Reggio e della Calabria”.
    Che ricordo hai di Reggio?
    “Lì c’è la mia infanzia anche se per un po’ ho preferito cancellare il ricordo di quando ero piccolo perché ognuno deve fare i conti con il suo vissuto personale. Però, ci sono tre strumenti che ogni volta mi fanno tornare a Reggio e sono il Natale, il calcio e la politica. Il calcio oltre alla passione, per me è sinonimo di speranza. Al Sud, ci sono tanti problemi: dalla mancanza dell’acqua in casa, alla spazzatura, alla disoccupazione, va abbastanza tutto storto ma il calcio ti fa staccare dai problemi quotidiani e l’entusiasmo di un incontro sportivo lo tramuto con la parola speranza. Il Natale invece, resta uno dei momenti più belli ancorati al mio cuore e, ogni anno, è sempre più incantevole. Per quanto riguarda la politica, so che non ci sono i soldi e che quei pochi che si hanno, devono essere usati per cose più funzionali ma se Bologna riempie le strade con le frasi delle canzoni di Lucio Dalla che fanno il giro del mondo perché non lo fa pure Reggio Calabria mettendo le frasi di Gianni Versace? Non sarebbe un richiamo per il turismo? Non è che ci vuole molto per cambiare le cose. Meno male che questa era la politica della svolta. Questa è la politica della svolta sbagliata”.
    Ti hanno definito il giornalista Mediaset più social. Ti ci ritrovi?
    “Per me non è un problema questa definizione. Nella vita ci sono problemi molto più seri come il dover combattere una grave malattia e ti dirò, pur non avendo un programma mio sino ad oggi, non avendo una sovraesposizione mediatica eccessiva, pur non essendoci, io ci sono. A differenza di altri non pubblicizzo marchi o faccio sui social attività di lavoro, uso i social per scrivere e abbinare ad una foto delle storie. Scrivere è la mia passione e devo dire che questa metodologia fatta senza calcolo ma solo per il puro piacere di farlo, mi ha premiato. E sono uno tra i giornalisti più seguiti d’Italia”.
    Spesso, ti chiedono come vivi la notorietà ma tu puntualmente rispondi “che non la vivi, che non sei nessuno”. Sai bene che non è proprio così.
    “Ne devo mangiare di cereali sottomarca ancora. Pensa che per la presentazione del mio nuovo programma di questa sera, avevano scritto condotto da Gabriele Parpiglia e ho fatto togliere la parola conduttore. Sono un ragazzo fortunato non perché va in onda questo format ma perché faccio ciò che amo. Ma già sto pensando a cosa devo fare domani. Per me, ogni giorno è ripartire da zero. Dopo “Seconda Vita” andrà in onda un altro programma sul quale non posso dirti nulla perché sono scaramantico. Ma ti prometto che se va in porto, ti chiamo. Una cosa però, te la posso anticipare: a Natale sarò a Reggio Calabria e verrò a vedermi una partita della Reggina ma, soprattutto, a sentire il calore della mia città”.
    E noi aspetteremo quella telefonata perché “l’attesa del piacere è essa stessa un piacere”.