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    Zavettieri: “Facile, via la comunità via la ‘ndrangheta!”

    Riceviamo e pubblichiamo nota del sindaco di Roghudi Pierpaolo Zavettieri.

    “Ci piacerebbe sperare in una società che valorizzi le migliori esperienze di vita e di lavoro ed al contempo favorisca il reinserimento sociale di chi, anche se cresciuto sopraffatto dai più riprovevoli disvalori, se aiutato da uno Stato responsabile, può ancora affrancarsi dalla cattiva strada attraverso il lavoro e un nuovo percorso di vita.
    Le prefetture e la loro complessa organizzazione “preventiva”, l’intero sistema repressivo riservato in special modo alla Calabria, da anni non fa altro che barattare qualche medaglia personale con una scientifica e capillare desertificazione delle nostre realtà.
    Il continuo intervento “trancia comuni” e le “interdittive antimafia” ad imprese di ogni risma non hanno certo rappresentato una compensazione positiva agli errori, all’incapacità e alla miopia politica delle nostre classi dirigenti tanto da essere giustificati, semmai negli ultimi 20 anni hanno fortemente contribuito a determinare la fuga di oltre 200.000 cittadini calabresi. Numero ahimé destinato a crescere ma che già rappresenta oltre il 30% della popolazione attiva in campo lavorativo ed imprenditoriale.
    Come se ciò non bastasse da un po’ di tempo la cosiddetta “Squadra Stato” si è convinta, o almeno questo ha scelto di far credere ai comuni mortali, che per sconfiggere la ‘ndrangheta bisogna falcidiare pure le tradizioni, insomma praticare la cancellazione integrale di un popolo.
    Solo due giorni fa, infatti, nella frazione di Acquaro del comune di Cosoleto, la processione organizzata per la ricorrenza di San Rocco è stata annullata dal parroco, Don Giovanni Bruzzì.
    Nonostante siano ben note le indicazioni della Questura e le direttive del Vescovo, più di ogni altra cosa ci domandiamo: cosa penserebbe Gesù Cristo rispetto a valori come il perdono e l’accoglienza dei peccatori che per primo Egli stesso ha insegnato e difeso con la vita?
    Comprendiamo che Monsignor Milito e Don Bruzzì non vogliano entrare in urto con le disposizioni della “Squadra Stato”, nè sta a noi sindacare l’operato della Chiesa, ci chiediamo però se il recuperare le “anime smarrite”, rispetto ad una ghettizzazione dei pregiudicati, non possa considerarsi una strategia più produttiva per sconfiggere o isolare la ‘ndrangheta.
    A nostro avviso non è un elemento secondario neppure considerare che questa lotta alla criminalità organizzata (repressiva ma, dati alla mano, inefficace!) messa in atto dallo Stato non abbia prodotto i risultati sperati.
    Se poi tutti gli attori della società, compresa la Chiesa, si allineano a questa metodologia senza offrire un’alternativa, si rischia di stravolgere addirittura i principi dello stesso Vangelo, isolando e respingendo i peccatori senza concedere una seconda possibilità.

    A tal proposito saremmo paradossalmemte curiosi di sapere se i pregiudicati portatori della Vara di San Rocco abbiano a loro carico esclusivamente pregiudizi di polizia o addirittura qualcuno di essi risulti nell’elenco dei ricercati, magari recentemente evaso da un carcere.
    Se il reale obiettivo che si pone lo Stato è sradicare il fenomeno della ‘ndrangheta, quello di Acquaro risulta essere l’ennesima testimonianza di come sovente vengano operate iniziative controproducenti. Scelte che potrebbero condannare alla morte civile chi ha sbagliato anche quando potrebbe ancora cercare un’altra opportunità di reinserimento sociale ma che sicuramente condannano un’intera comunità colpevole solo di voler professare propria fede…
    Cio premesso, nonostante non si sia celebrata la processione a Cosoleto, l’auspicio è che San Rocco, scampato il pericolo dell’assalto dei pregiudicati, possa comunque illuminare tutte le menti!”.