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    Reggio Calabria – Edoardo Bennato manda in delirio i fan di CatonaTeatro

    di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Un tuffo nel rock con tanto di chitarra, tamburo a pedale e kazoo. Alle 21,30, entra accompagnato dai suoi strumenti musicali, Edoardo Bennato che, in una gremita arena “Alberto Neri” di CatonaTeatro, chiude la stagione estiva della Polis Cultura di Lillo Chilà soddisfatto “del sold-out finale e di un cartellone che, anche quest’anno, non ha assolutamente deluso i suoi abbonati”.

    Il cantante napoletano, puntuale come un orologio svizzero, sale sul palco da solo per iniziare il lungo viaggio con tre classici del suo repertorio “Abbi Dubbi”, “Sono solo canzonette” e “il Gatto e la Volpe” e già dai primi tumulti dell’arena, si capisce che non sarà una serata come tutte le altre.
    “Ciao a tutti, ragazzi e ragazze, sono tempi sociali duri, è una situazione collodiana ed io ho un sacco di dubbi ma, sin da bambino, su una cosa non ne ho avuti: il rock & roll” – esordisce Edoardo lasciando il tempo alla sua band di entrare in scena per continuare con “Il paese dei balocchi” la sua avventura con quel rock che è il filo conduttore di un live fatto di vecchi e nuovi successi tra sogni, realtà e riflessione.
    Sul palco, Edoardo non si risparmia per nulla, canta senza sosta, suona lasciando spazio anche ai suoi brillanti musicisti in assoli di chitarra e percussioni che fanno davvero esplodere il cuore. E poi, denuncia, urla ciò che non va in questo Paese, in un Sud che è “venduto” dai potenti e lo fa sempre in chiave decisamente rock.
    “Due anni fa, era il quarantennale dell’album “Il burattino senza fili”, un album molto attuale, oggi come allora, Mangiafuoco, il Grillo parlante, il Gatto e la volpe, raccontano le contraddizioni della politica, della società, della vita, in modo scanzonato e leggero – continua Edoardo prima di lasciarsi andare al brano “Mastro Geppetto” – Ci siamo accorti però, riproponendo queste canzoni, che mancavano dei personaggi come Lucignolo e Geppetto immaginando quest’ultimo come un artigiano in pensione che costruisce un burattino per parlarci”.
    Bennato non dimostra affatto la sua età, classe ’46, fisico asciutto ed atletico, ha la vitalità di un ragazzino, non vuole cedere il passo al tempo e il suo segreto sta proprio in quella musica che compone e ripropone come al primo giorno per i suoi fan visibilmente pazzi per il loro beniamino.
    “Sono molto legato a questa canzone, fa parte sempre della favola di Pinocchio e parla che, sin da bambini, veniamo iscritti al bellissimo gioco della vita. A volte, ai grandi facciamo domande imbarazzanti e le risposte che ci danno sono evasive, ci dicono: “quando sarai grande avrai tutte le risposte che cerchi” – aggiunge il cantautore lasciandosi andare in un’intensa “Quando sarai grande” e “A Napoli 55 è ‘a musica” canzone nata in quella “megalopoli del Sud del mondo, una città piena di squilibri sociali dove però, si impone il Rock & Roll che serve per evadere e trae linfa dalle contraddizioni”.
    Il clima si fa più riflessivo quando Edoardo, senza troppi giri di parole, con i brani “La Calunnia è un venticello” e “Pronti a Salpare” (la prima dedicata ad Enzo Tortora e Mia Martini; la seconda sul fenomeno migratorio) sprona a pensare quanto sia dolorosa una menzogna fatta ad arte ma anche quei viaggi della speranza verso una vita migliore scandita dalla grande scritta rossa sul videowall “nel mio Paese nessuno è straniero”.
    “Mia madre sosteneva che l’ozio è il padre di tutti i vizi e, nelle lunghe estati di Bagnoli, un quartiere della periferia occidentale di Napoli, teneva impegnati me e i miei fratelli con un maestro di musica – continua il suo racconto – In quel periodo, conobbi Enzo Tortora e rimasi allibito per il suo arresto. Fu una vittima della calunnia e tutti caddero nella trappola: i giudici, i magistrati. Gli rovinarono la vita e anche mia Martini fu vittima di una calunnia. Per loro, ho fatto un pezzo blues perchè ognuno di noi può essere vittima di una calunnia quindi, state attenti perché la calunnia è un venticello”.
    E’ davvero difficile rimanere seduti, il pubblico scalpita, vuole alzarsi, cantare sotto il palco insieme ad Edoardo che va su e giù con la sua chitarra scatenandosi con “L’isola che non c’è”, “Ogni favola è un gioco”, “Rinnegato”, come se volesse riannodare con i suoi compagni di avventura le fila di altri viaggi passati.
    E come chiudere questa incredibile serata se non con un rock potente e muscolare, scandito da “Il rock di capitan Uncino” e “Ho fatto un selfie” magistralmente eseguita dalla sua ciurma di pirati composta da Gennaro Porcelli e Giuseppe Scarpato alle chitarre, Arduino Lopez al basso, Raffaele Lopez alle tastiere e Roberto Perrone alla batteria, ognuno al suo posto di combattimento e sempre pronti a parlare insieme al loro comandante di “paradossi, di problemi sociali ma spero, vi siate divertiti” – conclude Edoardo visibilmente stanco ma soddisfatto e, sorridendo, postilla prima di regalare la sua ultima perla “In prigione in prigione”: “In questa nazione, se non vai in prigione non sei nessuno”.
    Il pubblico è in piedi, CatonaTeatro è sommersa dalle urla e dal rumore degli applausi forti ed insistenti che squarciano il silenzio di una notte di fine estate ma anche premiano il lavoro lodevole della Polis Cultura che spegne le luci dell’arena “Neri” ma riaprirà il sipario del teatro “Cilea” il 29 Novembre con la “Felicità tour” di Alessandro Siani e il 13 dicembre con “Ho perso il filo” di Angela Finocchiaro.
    Come dire “the history to be continued”.