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Reggio Calabria saluta Giacomo Battaglia, indimenticabile “gigante” del sorriso

2 Aprile 2019
in Primo piano, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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Reggio Calabria saluta Giacomo Battaglia, indimenticabile “gigante” del sorriso

di Grazia Candido – Gli sguardi si incrociano, le voci diventano sempre più labili soprattutto quando si arriva davanti alle scalinate della chiesa di San Giorgio al Corso e il pianto prende il sopravvento anche se lui non avrebbe voluto lacrime ma solo tanti sorrisi.
Giacomo Battaglia ci perdonerà se non abbiamo rispettato la sua volontà, se Reggio Calabria tutta si è lasciata andare in quell’immenso dolore per la sua prematura scomparsa e chissà, forse, avrà accompagnato ogni presente in quella sua ultima corsa.

Anche se in realtà non è un addio ma un arrivederci quello che oggi la Reggio Calabria che Giacomo amava tanto, ha tributato al grande artista e uomo.
Su ogni viso è scolpita la speranza e il desiderio di riabbracciarlo un giorno e ridere, arrabbiarsi, lottare ancora per la città, per la Reggina, per i più deboli, per il teatro, per i giovani e per gli amici.
Dalla camera ardente allestita al teatro “Francesco Cilea”, la gente si sposta in religioso silenzio alla “Chiesa degli artisti” e sono i rumori dei passi a scandire gli ultimi attimi di una giornata che sembra non voler finire mai.
La città si stringe a quel figlio chiamato in cielo forse in modo prematuro e in ogni parola di don Nuccio Cannizzaro si cerca una giustificazione ma anche la gioia che Giacomo sapeva dare con il sorriso trasparente di un eterno ragazzo.
Il sorriso era la sua forza quella che era riuscito a dare a tanti amici, conoscenti, parenti in momenti non facili perché Giacomo partecipava al dolore dell’altro, nulla lo lasciava indifferente.
Sulla bara cuscini di rose rosse, la sciarpa amaranto con la scritta Warriors e il fazzoletto dei portatori della Vara, alcuni simboli delle sue passioni ma è la parola che ci resta di Giacomo, una parola che riprende più volte Don Nuccio come se volesse scuotere la comunità.
“Il Vangelo che abbiamo scelto ci presenta la scena di Gesù che, prima di morire prepara il suo spirito alla morte e, come ogni uomo è turbato: “che devo dire? Padre salvami da quest’ora”. Perché è vero, ognuno di noi davanti al dolore e alla morte cerca di sfuggire e anche Gesù davanti alla morte ha paura ma la fede è più forte. In quella lunga esperienza di dolore, prima dell’intervento e poi nel lungo coma, in quei mesi di sofferenza chissà se anche Giacomo ha detto: “Padre, salvami da quest’ora”. E quell’ora si è compiuta ieri, dopo il lungo silenzio – continua don Nuccio – Oggi, si celebra la festa di San Francesco da Paola ma il 2 aprile, ricorre l’anniversario della morte di Giovanni Paolo II, grande Papa della parola, e sia Giovanni Paolo che il nostro Giacomo, sono artisti della parola, quel dono grande che Dio ha dato ad entrambi. Questo dono però ad un tratto, cessa e la parola lascia spazio al silenzio. La parola eterna del silenzio si è fatta carne ed è venuta in mezzo a noi. Celebriamo il primo funerale di un artista reggino nella chiesa degli artisti: Giacomo, come primogenito, ti meriti il riconoscimento della città. Se un chicco di grano non muore, non porta il frutto: speriamo che la tua morte porti tanti frutti e tutti voi artisti riflettete sul senso profondo dell’arte in questa città”.
Don Nuccio conosceva bene Giacomo e in ogni sua parola lo descrive come un uomo semplice e puro, “un uomo di fede, di speranza, un uomo di carità”, un uomo generoso, sempre in prima linea per aiutare chi aveva bisogno, senza clamori.
“Paolo VI diceva che questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione perché la bruttezza che ci circonda, ci fa disperare – continua nella sua omelia don Nuccio – Giacomo è stato un vero artista e la sua arte ha fatto rinascere un popolo perché se togli la bellezza, togli la vita. E l’arte è la misura della bellezza. Giacomo è arrivato nell’oltre che è la bellezza suprema, Dio. Ma prima, ha dato il grande dono della sua arte a tutti noi reggini che abbiamo un bisogno disperato di bellezza. Giacomo ha prestato la sua vita alla nostra città e l’ha amata, non l’ha mai rinnegata. Quante volte lo abbiamo visto sotto la Vara non per farsi fare la foto di rito ma per portare quella stanga che pesa e lo faceva con tutto il cuore, amante della Madonna”.
Nessuno riesce a staccare lo sguardo dall’altare, sono frazioni di secondi interminabili e i ricordi di Giacomo invadono ogni presente perchè ognuno ha almeno un cimelio di quel “gigante” del sorriso.
“Era un uomo generoso, si vantava di essere riggitano ed è stato anche un grande testimonial della nostra Reggio, quella Reggio bella e una volta gentile e non cafona – alza il tono della voce don Nuccio – Oggi, siamo concorrenti nel far soffrire la gente, cerchiamo tutti i modi per fare i dispetti, c’è una cattiveria in giro che si respira nell’aria sino ad armare la mano di uno che ti ammazza solo perché sorridi. Sorridere oggi è un delitto, un reato quindi, non dobbiamo più sorridere e chi ci fa sorridere è un delinquente. Giacomo è il delinquente del sorriso perché ci ha fatto dimenticare le preoccupazioni e ci ha regalato il sorriso che è l’immagine di Dio. Dio quando si fa uomo sorride. Dobbiamo riappropriarci del suo messaggio semplice ma significativo”.
Tante sarebbero le cose da dire ma don Nuccio chiude facendo un appello agli artisti: “non chiudevi nel vostro guscio, siate meno narcisisti. Oggi non abbiamo bisogno di medici, ingegneri, professionisti ma abbiamo bisogno di artisti per non cadere nella disperazione. La vostra arte è necessaria. Siete indispensabili in questa terra, da voi artisti può nascere la nuova speranza per questa città. Il seme lo abbiamo posto nella terra, è lui, lo stiamo celebrando e da lui noi speriamo che possa nascere una nuova Primavera dello Spirito per la città. Ma se da questo seme non nascerà nulla, Giacomo sarà morto inutilmente. Giacomo ti ringraziamo e ti diciamo sorridi perché in Paradiso non c’è posto per la tristezza. Sorridi e aspettaci perché anche noi, speriamo un giorno di attraversare quella soglia e lì, la musica non cesserà mai, la gioia sarà infinità”.
L’applauso della sua comunità unito alle parole amorevoli dell’attore Martufello e dell’amico fraterno Gigi Miseferi accompagnano Giacomo all’uscita della chiesa lasciandolo andare in quel viaggio verso una nuova vita “ma con la consapevolezza che è meglio camminare nel buio con un amico che da soli nella luce”.





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