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“Un Calabrese a Roma”, intensa ode alla Calabria di Gennaro Calabrese

25 Febbraio 2019
in CALABRIA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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“Un Calabrese a Roma”, intensa ode alla Calabria di Gennaro Calabrese

di Grazia Candido – Sembra di vedere 70 personaggi sul palco e invece, un uomo solo riesce a creare un caleidoscopio di “colori” dell’arte, un one man show ricco, ben costruito, armonico che porta ancora una volta, la firma e il volto di Gennaro Calabrese.

“Un Calabrese a Roma”, nuovo spettacolo dell’attore comico reggino, per la regia di Antonello Costa e la collaborazione autoriale di Gianluca Irti, debutta al Teatro “Tirso de Molina” di Roma e, per 5 sere, registra il tutto esaurito.
Gennaro sbalordisce, senza deludere mai, per l’eccellenza interpretativa portando in scena la sua terra alla quale dedica un’ode pura e, con simpatici sketch, prende in giro i suoi compaesani ma anche mostra un amore sviscerato per la sua città con un modus operandi un po’ sui generis ma tanto divertente.
La sua è una comicità raffinata che scava lentamente intorno alle difese dello spettatore per poi affondare la lama al momento giusto, mettendolo improvvisamente di fronte a quelle profondità che sembravano smarrite.
“Un Calabrese a Roma è uno spettacolo fresco come il bergamotto, saporito come il capocollo, piccante come la ‘nduia – ci spiega Gennaro – Parlo di Calabria ma anche dei calabresi a Roma, la Capitale che affascina e strega i popoli di tutto il mondo. E poi con me, ci sono i miei parenti preoccupati della mia evoluzione addominale e, quindi, della mia alimentazione. Ci sono calabresi in America, in Australia e addirittura in Sud Africa, a Città del Capo, famosa per il suo amaro calabrese ma la città preferita dove trasferirsi è proprio Roma, la città più Calabrese del Mondo. Ed infatti, il capoluogo del Lazio non è Roma ma bensì Catanzaro”.
Tra una imitazione e una canzone, appaiono sul led wall la mamma, la nonna e il papà che in videochiamata mostrano preoccupazione per il figlio visibilmente sciupato. Una domanda puntuale e costante da parte delle donne di casa Calabrese: “hai mangiato?” stressa l’attore alle prese con un provino importante per la sua carriera.
Gennaro è un “animale” da palcoscenico in quasi due ore, riesce a tenere inchiodati gli spettatori alle poltroncine, con le sue imitazioni da Papa Francesco a Ratzinger, da Maurizio Costanzo a Venditti, Caparezza, Dalla, Albano, Vasco Rossi a Trumph sino ad arrivare alla cucina di Alessandro Borghese con una satira politica molto light ma per nulla disimpegnata.
Questo lavoro teatrale è multiforme e variegato, racconta molte cose sulla nostra quotidianità e ci dona un Calabrese le cui doti canore e recitative vengono qui assodate.
Da solo Gennaro, riempie tutti gli spazi della scena creando una storia equilibrata tra il comico e il reale intervallata da simpatiche immagini di animal memes tra uno sketch e l’altro, senza nascondere un’innata eleganza e l’efficacia comunicativa di un genere teatrale che, purtroppo, sta scomparendo e che bisognerebbe rivalutare con attenzione.
Inizia la sua carrellata di ricordi, di episodi, di aneddoti dei calabresi per poi passare ad una serie di personaggi divertenti, presi tra i grandi nomi del mondo della televisione, dello spettacolo, della politica. Delinea un bel racconto intriso di nostalgia e accompagnato da musiche indimenticabili, da parole e canzoni che fanno parte ancora oggi del nostro quotidiano, anzi, della nostra storia.
La bravura di Gennaro Calabrese è nel saper accompagnare lo spettatore contemporaneamente all’interno di due mondi magici: la televisione e il teatro.
Emozionante l’omaggio ad Alberto Sordi uno degli artisti più amati dagli italiani che, nella sua lunga e ricca carriera, ha saputo raccontare pregi e difetti dell’italiano medio. E da un maestro come Alberto, Gennaro non può che avvicinarsi con molto umiltà perché come diceva lo stesso Sordi: “la nostra realtà è tragica solo per un quarto: il resto è comico. Si può ridere su quasi tutto”.
E lo show “Un Calabrese a Roma” prende alla lettera questo “must” regalando risate, commozione e una morale finale come nelle favole.

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