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    Calabrese: “Se fossi sindaco cercherei di avere chiara l’idea di città che voglio”

    di Grazia Candido – Quando parla della sua città natale ha sempre parole d’amore e conforto ma a volte, vorrebbe urlare il suo disappunto perché “Reggio Calabria non può essere bistratta così, non può essere oscurata, deve tornare a risplendere”.

    L’attore Gennaro Calabrese tra un impegno teatrale e televisivo, quello quotidiano su radio Kiss Kiss e la stesura del suo nuovo One man show, apre il suo cuore a Strill.it lanciando un monito a chi ha in mano le sorti di Reggio ma senza indossare una maglietta politica, da libero e puro cittadino.
    Figlio di questa terra è andato via per realizzare il suo sogno. Era necessario?
    “Sono andato via per acquisire sempre più conoscenze, elementi, esperienze, fare incontri diversi per ottenere gli strumenti necessari per concretizzare un grande sogno: realizzarmi nella mia città. Il sogno non è altro che la fine di un cammino che dovrà coincidere con il portare e riportare tutto ciò che ho imparato vivendo fuori”.
    Perché al Sud non si riesce a fare squadra? A lavorare per un comune obiettivo?
    “Non so il perché non ci sia la capacità di cooperare. Forse, è figlia della nostra storia, del nostro passato in cui ci siamo fidati sempre dei nostri Governatori, dei nostri invasori. Siamo un popolo che ha tante influenze storiche e, forse, il fatto che poi chi ci ha invaso ci ha soltanto ingannato, probabilmente, abbiamo maturato questa nostra indole diffidente. Siamo diffidenti anche nei confronti di noi stessi che viviamo in questa terra. E’ un peccato però, perché quando il calabrese è in difficoltà, l’altro calabrese ti aiuta quando invece c’è da migliorarsi, ognuno pensa al proprio orticello”.
    Vivere in una grande città come Roma cosa le ha insegnato?
    “Mi ha insegnato sicuramente quanto è bella e importante la mia di città perché quando si nasce in una determinata realtà di provincia, a misura d’uomo, ci si relaziona, si vive e si affronta la quotidianità in maniera diversa. I tempi, i ritmi sono diversi. E’ stato faticoso adattarsi a Roma, adattarsi alla velocità e alle sue distanze ma mi ha insegnato che non dobbiamo basarci sulle apparenze: nella Capitale passa inosservata sia una persona comune che famosa e ti dà il senso di quanto le apparenze a volte, non hanno motivo di esistere. Quindi, sarebbe bello vivere in piena libertà, libertà di essere se stessi e non di dover apparire necessariamente agli occhi degli altri. Roma mi ha fatto capire quanto bello sia essere se stessi con le proprie idee, gusti, sentimenti”.
    Se avesse una bacchetta magica, cosa cambierebbe di Reggio Calabria?
    “Se avessi la bacchetta magica agirei sul cuore di ciascuno di noi perché la nostra città è già fortunata di suo: la natura ci offre tanto, il panorama, la posizione geografica, il clima, il mare, la montagna, le risorse. Ciascuno di noi si deve innamorare di Reggio perché se ami la tua città non la sporchi, non la degradi, contribuisci a migliorarla, se ami la tua città ami anche chi la abita e quindi, la rispetti. Vorrei agire sul cuore e sul senso di civiltà che più passa il tempo, più sento che si perde”.
    A chi scappa da questa città, cosa si sente di dire?
    “Di chi scappa in genere non mi fido. Io non sono scappato, ho colto un’occasione di lavoro che fu allora quella degli “Sgommati”, superai un provino per fare il programma di Sky ma fino a qualche mese prima, ero a Reggio Calabria, lavoravo e facevo i miei programmi televisivi nelle tv locali e in radio. Certo, mi muovevo in tutta Italia già da diversi anni, ho partecipato ai festival per farmi conoscere ma poi, rientravo sempre a Reggio per portare quell’esperienza maturata altrove. A chi si apre a cogliere delle opportunità e sa che fuori può avere la possibilità di migliorarsi e avere la prospettiva di tornare, do una pacca sulle spalle e dico: “vai, formati, cresci e porta tutto ciò che di più bello hai imparato nella nostra terra perché Reggio deve migliorare grazie alla tua esperienza”. Non incoraggio chi scappa ma chi mette il naso fuori solo per imparare e dare quel di più che ha imparato”.
    Se fosse il sindaco di Reggio Calabria cosa farebbe nei primi 100 giorni di mandato per far rinascere la città?
    “Cercherei di avere subito chiara l’idea di città che voglio, che voglio lasciare a chi mi succederà. Agirei subito sulle strade, sulla viabilità, perché le vie devono essere percorribili, non devono esserci buche, non devono essere abbandonate; opererei sui marciapiedi soprattutto nelle periferie dove non ci sono come sulla nazionale di Pentimele e di Archi assolutamente sprovviste; farei dei bandi per premiare le idee di chi vuole migliorare la nostra città, per approvare dei progetti di rivalutazione di certe aree; studierei come spendere i soldi della Comunità europea; punterei molto sulla pulizia e farei in modo di risolvere le annose questioni burocratiche o giudiziarie che ci sono. Proverei a risolvere la questione del Roof Garden che è la cartolina della nostra città, la prima cosa che si vede quando si arriva a Reggio, uno scempio architettonico e ancora un progetto per il Miramare ma soprattutto, lavorerei in direzione turistica iniziando a valutare e ad agevolare le iniziative private per favorire strutture ricettive. Insomma, comincerei ad immaginare una città che possa vivere al 70% di turismo”.