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    Dalla Calabria a Copenaghen: è reggino uno dei migliori informatici del mondo

    Ha recentemente vinto il “Principle of Programming Languages“. E’ uno dei più prestigiosi premi a livello internazionale in campo informatico e lui è il secondo italiano a riuscirsi.  La sua storia parte come quella di tanti brillanti studenti che partono dalla Calabria e provano a cercare fortuna altrove.

    Da Varapodio a Copenaghen, passando per Pisa, Londra e Los Angeles

    Si chiama Marco Carbone, è nato a Vaparodio (35 km da Reggio Calabria 41 anni fa). Suo padre lavorava alle Poste, sua madre era un insegnante e oggi sono entrambi in pensione.
    L’Italia l’ha lasciata diciassette anni fa, la Calabria ancora prima. Ha studiato a Pisa, si è laureato in informatica. Un’esperienza Erasmus ad Amsterdam gli ha fatto caprie che il suo futuro sarebbe stato al di fuori dei confini nazionali.
    A “Il Sole 24 ore” ha detto di essere sempre stato affascinato dai popoli del Nord. Dopo il dottorato ad Aarhus, in Daminarca, trova il primo contratto di dottorato e la donna che sarebbe diventata sua moglie.
    A Londra ha svolto il post dottorato all‘Imperial College e nel 2008, assieme a Kohei Honda e Nobudo Yoshida, ha scritto il paper che si è aggiudicato l’Oscar “Principle of Programming Languages”.
    Il riconoscimento, infatti, viene consegnato a dieci anni dalla pubblicazione scientifica.
    A fare la differenza è il numero delle citazioni e l’attenzione che viene data a livello internazionale.
    Oggi insegna a Copenaghen, dove è responsabile del Master in Computer Science A fare la differenza sono le citazioni e l’influenza che ha avuto sulla comunità scientifica.

    Dell’Italia gli manca il cibo e le persone a livello umano

    “Quello che amo di più  – ha detto a Il Sole 24 ore – della Danimarca è che le cose funzionano: e tutto questo senza quella rigidità che si respira per esempio in Germania. I danesi riescono a essere rilassati su molte cose, ma rimanendo efficaci, e spesso efficienti. Poi però è un po’ dura riuscire ad interagire con la gente quando esci, a meno che non ci sia una birra in mezzo: in Italia o in California puoi salire sull’autobus e farti una chiacchierata con chiunque, qui no, li metti in imbarazzo”.

    E rispetto al sistema universitario del Bel Paese sottolinea come nel Nord Europa non esista distanza tra studenti e docenti che spesso il venerdì sera prendono una birra insieme.  Il sistema didattico privilegia la pratica rispetto alla tecnica e dà molta fiducia ai giovani.