“Nessuno di noi davanti a questo bambino puo’ restare indifferente: quel Bambino c’interpella, c’invita a lasciare le illusioni di una vita mondana e ad andare all’essenziale, a vivere nella sobrieta’, nella giustizia e nella pieta’, a rinunciare all’orgoglio”. E’ uno dei passaggi dell’omelia della notte di Natale del vescovo di Locri, mons. Francesco Oliva. “Lasciamoci interrogare – ha aggiunto il presule – dal Bambino nel presepe. Ma lasciamoci interpellare anche dai tantissimi bambini che, oggi, non sono adagiati in una culla e accarezzati dall’affetto di una madre e di un padre, ma vivono nella poverta’ e nell’abbandono, dai bambini in pericolo per la guerra o la fame. Lasciamoci interpellare dai bambini che non vengono fatti nascere, anche nei nostri ospedali, che vengono abortiti perche’ indesiderati. Alla gioia per la nascita di tanti bimbi si unisce allora la tristezza per tutti quelli che non vengono fatti nascere. E allora il mistero del Natale si tinge di tristezza e di speranza. Si tinge di tristezza, quando l’amore non e’ accolto, la vita e’ disprezzata, il migrante respinto, l’anziano abbandonato, il malato dimenticato, il povero umiliato, l’operaio non pagato”. “E’ l’esperienza di umiliazione – ha detto ancora mons. Oliva – che vissero Giuseppe e Maria, che posero Gesu’ in una mangiatoia, ‘perche’ per loro non c’era posto nell’alloggio’. Gesu’ e’ nato rifiutato da alcuni e nell’indifferenza dei piu’. Anche oggi rischia la stessa sorte, se trasformiamo il Natale in una festa dove i protagonisti siamo noi, quando non c’e’ posto per Gesu’ nella nostra societa’ dello scarto. Il Natale e’ soprattutto un evento di speranza, perche’, nonostante le nostre tante infedelta’, Dio si dimostra sempre innamorato di noi, ci attira con la sua tenerezza, nasce povero e fragile, si fa uno di noi. E’ l’uomo della porta accanto, colui che incontri per strada, il mendicante che ti chiede aiuto. Agli occhi di Dio nessuno e’ scartato o emarginato”.






