• Home / CITTA / Reggio Calabria / Al Liceo ‘Pizi’ di Palmi il dibattito “Femminicidio, violenza di genere”

    Al Liceo ‘Pizi’ di Palmi il dibattito “Femminicidio, violenza di genere”

    “E’ illogico, insomma, affermare che le donne siano incapaci di virtù. È inutile soffermarci ancora sulla loro saggezza e intelligenza, sulla loro fedeltà e sul senso di giustizia, dato che molte di loro hanno dato prova di grandezza d’animo, di coraggio, di energia virile”.

    E’ così che si espresse Plutarco, tessendo un elogio delle donne nel suo trattato Sull’amore e attuali risultano oggi le sue parole. Quanti faticosi progressi la donna ha dovuto compiere, sostenendo una lotta ìmpari con l’altro sesso, per dimostrare come il suo contributo affettivo, familiare, sociale non fosse secondo, rispetto all’uomo. Ma la cosiddetta emancipazione femminile non a tutti piace e spesso, oggi, sentiamo parlare sempre più di tristi casi accorsi a talune donne, la cui libertà di pensiero è stata per sempre lesa dall’autoritarismo arcaico maschile. E qui entra giustamente in gioco il ruolo della scuola, nella sua alta funzione educativa negli anni in cui un giovane comincia a formarsi e ad affinare il senso del rispetto del prossimo e a percepirsi come facente parte di un tutto organico che è la comunità sociale in cui vive ed opera. Ed il Liceo “Pizi” di Palmi non lascia sfuggirsi l’occasione di tornare su questo tema, così delicato, ma tanto bisognoso di essere trattato proprio con i giovani in quella fascia di età evolutiva in cui si cominciano a sperimentare rapporti di coppia tra giovani adolescenti, piccoli nuclei in cui spesso, purtroppo, a livello nazionale, si verificano situazioni sinistre di femminicidio.

    Infatti, il 25 Maggio, presso l’Auditorium del Liceo, la DS, Prof.ssa Maria Domenica Mallamaci, ha ospitato un incontro-dibattito sul tema “Femminicidio, violenza di genere”. “Anche se la donna, nella società avanzata, ha assunto un nuovo ruolo, conquistando importanti diritti, è necessario non dimenticare che ci sono state donne che hanno cambiato il volto del mondo con la loro genialità, eppure sono state vittime della loro stessa grandezza; donne che, nel corso della storia, hanno dedicato, anzi sacrificato, la loro vita alla lotta contro le ingiustizie, le prevaricazioni, ma donne anche assassinate brutalmente, madri massacrate dai figli”. Ha esordito con queste parole il Dirigente Scolastico per dare avvio all’incontro, ricordando l’ Art.3 della Costituzione “che riconosce a tutti i cittadini pari dignità sociale e uguaglianza dinanzi alla Legge, senza distinzione di sesso, razza, religione a garanzia del pieno sviluppo della persona umana, garanzia che spesso non viene soddisfatta”.

    Argomento delicato che ha coinvolto gli studenti con domande pertinenti e con osservazioni mirate rivolte agli ospiti presenti, dopo la visione di due brevi filmati che hanno presentato il punto di vista maschile e poi femminile riguardo alla sopraffazione dell’uomo sulla donna in tempi moderni; filmati che hanno messo in evidenza come la donna possa liberarsi dallo stalking, dai soprusi, dalla violenza spicciola e blanda che in breve si trasforma in massacro.

    Il Dott. Francesco Muraca, Commissario Capo della Polizia Stradale, accompagnato dalla Dirigente della Polizia di Stato, Anna Bolumetto e dal Collaboratore Capo della P.S, Luciano Pappalardo,  con un linguaggio accattivante, ha trattato di alcuni casi particolari, mettendo in evidenza come il video che aveva come protagonista Paola Cortellesi mirasse a dimostrare che la donna, se vuole, può liberarsi dal dominio maschile, supportata in questo dalla fiducia nelle istituzioni e dall’appoggio della famiglia, due organismi che non lasciano sola a se stessa la donna in pieno stato di frustrazione fisica e mentale. “ Spesso, i giovani di oggi usano un linguaggio molto colorito, si apostrofano con epiteti poco adeguati, rivolgendosi alla persona “amica”. Quanto di più errato, perche si finisce col non riconoscere i limiti entro i quali restare per non ledere la persona che ci sta vicina. Spesso, infatti, la violenza non è solo quella fisica, ma più frequentemente è psicologica. La donna, la ragazza deve riconoscere quando il divieto da parte del partner o di un padre troppo invasivo diviene pericoloso: il controllo degli amici con cui esce, la limitazione degli spazi privati e delle scelte, un matrimonio imposto sono manifestazioni del dominio che nascondono una celata capacità della donna di confrontarsi, una debolezza che rende l’uomo più forte e prevaricante. I dati dimostrano che quattro donne su dieci hanno subìto abusi prima di venire assassinate; dunque, è possibile fermare la violenza, trovando il coraggio di denunciare alle forze dell’ordine, che operano sul territorio, colui che esercita l’atto violento”. L’aspetto psicologico è stato trattato, infatti, dalla Dott.ssa Cettina Minasi, Assistente Sociale presso il Consultorio dell’ASP di Palmi, nonché Assessore alle Pari Opportunità, presentando quanto, in termini di prevenzione, di servizi e di specifici percorsi psicologici, l’ASP  mette in opera per assistere le donne che vanno incontro a queste situazioni spiacevoli. “La mia esperienza trentennale al Consultorio mi consente di affrontare molte situazioni di grave disagio femminile all’interno di famiglie in cui il padre violento o il marito usano violenza nei confronti della figlia o della  moglie. Ma la donna non deve restare impassibile e non deve provare paura o vergogna  di denunciare il proprio familiare che esercita il dominio fisico e psicologico. Deve sapere che non verrà lasciata sola dalle Istituzioni e dagli appositi apparati sanitari predisposti alla salvaguardia dell’aspetto psicologico, che rappresenta il danno più grave che si crea nelle donne che subiscono violenza”.

    Interessante l’intervento del prof. Carmelo Saltalamacchia che si è soffermato sull’etimo del termine ”femminicidio”, “parola nuova, entrata nel vocabolario della lingua italiana a partire dal 2001. Fino a quella data, il termine utilizzato per indicare l’uccisione di una donna era “uxoricidio”, ma il vocabolo alludeva esclusivamente all’assassinio di una donna in quanto moglie. Dal 2008 in poi il termine femminicidio ci è diventato familiare, dal momento che molti e reiterati  casi hanno imposto nella cronaca quasi giornaliera l’affermazione e la diffusione di questo vocabolo che ci riporta subito a decessi violenti del genere femminile per mano del maschio”. La dissertazione del Prof. Saltalamacchia è poi continuata con un lungo excursus sugli aspetti sociologici e storici della funzione della donna, a confronto con i differenti sistemi americano e francese, arrivando al periodo storico “in cui fu sancito il suffragio universale che garantì definitivamente il diritto di voto alle donne, superando una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale”.

    L’attenzione con cui il dibattito è stato seguito e le conclusioni, con i suggerimenti degli studenti sull’ipotesi di un supporto economico da offrire alle donne maltrattate e alle loro famiglie, hanno sancito che la scuola, chiamata a confrontarsi su determinate tematiche, risulta il luogo ideale, se non prioritario, in cui affrontare i problemi attuali della società. Le pareti scolastiche che si aprono a testimonianze che provengono dall’esterno diventano deputate ad esplicitare percorsi non deviati o devianti per i futuri cittadini di domani, rispettosi di se stessi prima, del prossimo poi, specialmente quando il compagno sia una donna.

    Marilea Ortuso