
di Claudio Cordova – La Procura Generale di Reggio Calabria invoca il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ad emanare decreti urgenti con i quali intervenire sul distretto giudiziario. Salvatore Di Landro ha
scritto ad Alfano facendosi carico dei bisogni manifestati dai capi degli uffici requirenti e giudicanti del distretto di Reggio Calabria.
Necessità palesate dai magistrati nel corso dei vari incontri avvenuti in città in questi primi quaranta giorni dell’anno.
Le richieste che arrivano da via Cimino scaturiscono, ovviamente, dai recenti fatti criminali cui sono stati fatti oggetto proprio la Procura Generale, con la bomba d’inizio anno, e i magistrati del distretto, in particolare il sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia, Giuseppe Lombardo, nei confronti del quale, nelle scorse settimane, le cosche hanno indirizzato una lettera di minacce e una pallottola.
E allora è necessaria una risposta da parte dello Stato.
Richieste, forse suggerimenti, quelli che arrivano da Di Landro al Guardasigilli Alfano. Sono, in particolare, due i punti su cui si sarebbe soffermato il capo della Procura Generale.
Per prima cosa Di Landro avrebbe proposto un Decreto ministeriale straordinario di “congelamento” delle Piante Organiche del personale amministrativo degli Uffici Giudiziari del Distretto Giudiziario di Reggio Calabria e, ove possibile, di ampliamento delle stesse.
Come, più volte, è stato sottolineato nelle scorse settimane, anche dal Consiglio Superiore della Magistratura, giunto in riva allo Stretto proprio con la sua Commissione, la Settima, che si occupa dell’organizzazione degli uffici giudiziari, la situazione nei distretti della provincia di Reggio Calabria è assai problematica. Piante organiche ridotte di recente che, paradossalmente, portano a un soprannumero di unità che potrebbe essere smaltito solo con trasferimenti o spostamenti.
Una circostanza, prettamente aritmetica, che gli uffici reggini non possono permettersi. Non ora che l’azione repressiva contro le cosche potrebbe raggiungere il proprio apice.
E secondo Di Landro una tale eventualità comporterebbe nuovi, gravi problemi, nell’amministrazione della Giustizia: c’è di mezzo, insomma, l’efficienza dell’intero distretto reggino.
Un punto sottolineato, nelle scorse settimane, da Csm, vertici degli uffici reggini e anche dallo stesso Alfano è però la carenza del personale amministrativo, preziosissimo per la funzionalità degli uffici giudiziari. Per porre rimedio, con l’aiuto del Ministero, a tali carenze Di Landro avrebbe proposto di dichiarare Reggio Calabria, tramite decreto ministeriale, “sede disagiata”, anche per il personale amministrativo, con tutti i benefici economici del caso, nei confronti di chi arriverebbe a lavorare in riva allo Stretto.
Toccherebbe, in questo caso, al Ministero disporre una deroga alle normali procedure contrattuali che disciplinano il personale amministrativo: un’idea potrebbe essere proporre una mobilità su base volontaria degli amministrativi.
Sarebbero questi, insomma, i provvedimenti più urgenti, che, a detta del Procuratore Generale Di Landro, potrebbero rendere più efficace il Piano straordinario antimafia presentato, proprio a Reggio, dal Consiglio dei Ministri.
Gli input partiti da Reggio Calabria sono già arrivati in via Arenula, sede del Ministero della Giustizia: proprio lì, gli input, dovrebbero tramutarsi in risposte.




