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Catona: convegno "Chiesa e società in Calabria al tempo di San Francesco di Paola"

8 Aprile 2009
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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 “San Francesco ebbe come maestro, pastore e guida della sua vita il Signore Dio nostro, ne imitò gli esempi e le virtù e divenne a sua volta Padre e Pastore di una moltitudine di anime”. Questo quanto recita una delle preghiere rivolte al Santo Taumaturgo, che dipinge il grande carisma e la santità di un uomo che attraverso la carità si è manifestato con eccezionale splendore in favore dei poveri, imitando Gesù senza nutrire alcun risentimento nei confronti di coloro che cercavano di screditare la santità della sua vita, di diminuire lo splendore dei suoi miracoli, di deriderne la semplicità d’animo. Dalla contemplazione dell’amore divino, scaturì il bene verso il prossimo. Egli si preoccupò dei problemi dei poveri, degli umili, degli oppressi, degli ammalati, guadagnandosi la fiducia e la devozione di tutti. Insegnamenti che ha tramandato ai suoi seguaci dopo la creazione dell’Ordine dei Minimi. La ricorrenza dell’80 anniversario della fondazione del Terz’Ordine dei Minimi a Catona è stata l’occasione per parlare di San Francesco, della sua vita e delle sue grandi virtù. Il convegno di studi organizzato dal Tom e dalla Deputazione di storia patria per la Calabria ha avuto quale tema “Chiesa e società in Calabria al tempo di San Francesco di Paola”. Nella sua relazione il prof. Giuseppe Caridi ha illustrato gli aspetti storici politico economici dell’epoca, mettendo in risalto le rivalità alla corte del regno di Napoli. Dissidi che nel 1942 vedono vincitore Alfonso il Magnanimo che apre il periodo della dominazione aragonese. Un lungo periodo di nefandezze, dove il potere e il prestigio personale sono sovrani a danno del prossimo, e dove la giustizia, la carità e l’ordine sono messe al bando. La Calabria subisce particolarmente questo clima di malgoverno. Il territorio, all’epoca, è coperto per tre parti da fitte foreste con poche strade percorribili, e composta da una scarsa popolazione che non può vivere lungo le coste per i continui assalti turcheschi. Irrompe, così, sulla scena politica religiosa calabrese la figura e il carisma di frate Francesco, chiamato più volte dai papi Sisto V, Innocenzo VIII e Alessandro VI a svolgere importanti missioni diplomatiche presso i grandi regnanti europei del tempo. Proprio Sisto V e Ferrante d’Aragona, approfittando della grave malattia di Luigi XI e della sua richiesta di avere a corte il grande Taumaturgo Francesco per ottenere una miracoloso guarigione, inviano Francesco di Paola in Francia per favorire una distensione dei loro rapporti politici. All’incontro svoltosi presso il salone del santuario di San Francesco in Catona, è intervenuto con brevi cenni sulle virtù del Santo protettore della gente di mare Mons. Antonio Denisi. “Si invocava e si auspicava da più parti, ha evidenziato, una urgente ed energica riforma ecclesiastica degli ordini religiosi e degli episcopati, nel contenimento dei benefici e di costumi del clero. In questo contesto appare San Francesco, proiettando la sua luce attraverso i tre ordini dei minimi, che predica la scelta della povertà per stare più vicini a Gesù Cristo e al vangelo. Un’opera di eccezionale santità che si tramanda anche dopo la sua morte mettendo in evidenza il grande carisma del Santo accolto dalla povera gente”.

Umiltà, preghiera e penitenza furono le doti che San Francesco portò con se e predicò durante la sua vita. Valori che gli permisero di conquistare anche il cuore dei potenti.

 

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